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‘Briganti’ : western all’italiana nel Sud Italia

La nuova serie disponibile su Netflix, interpretata da Michela De Rossi, Ivana Lotito, Matilda Lutz, Marlon Joubert e Orlando Cinque e una piacevole sorpresa nel finale

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Briganti è la nuova serie, disponibile dal 23 aprile su Netflix, ideata dal collettivo dei GRAMS e interpretata da Michela De Rossi, Ivana Lotito, Matilda Lutz, Marlon Joubert e Orlando Cinque.

Un western all’italiana, con un insolito punto di vista al femminile.

Briganti, composta da sei episodi della durata di circa un’ora ciascuno, narra una vicenda di fantasia, con personaggi realmente esistiti. Un viaggio che ci riporta all’epoca del brigantaggio.

Briganti, La trama

Lucania, due anni dopo l’unità d’Italia. Filomena, una giovane donna d’origine contadina, sposata con un ricco borghese, è costretta a fuggire dal suo villaggio. Trascorsa la notte, vagando nei boschi, incontra la banda Monaco, composta da pericolosi briganti. Dopo essere accettata, non senza difficoltà, Filomena diventa una delle cape della banda.

Per recuperare il leggendario oro del Sud, la donna e i suoi compagni si alleano con altre bande, con l’obiettivo di ridare speranza e dignità al popolo, il legittimo proprietario dell’oro. Briganti contro Stato. Ma anche briganti contro briganti; una lotta in cui si è costretti a sacrificare la propria umanità, per scacciare l’invasore.

 

La terra saccheggiata

“Dicono che la mia terra è povera. Bruciata dal sole. Maledetta. Ma non è vero, la mia terra è ricca. Per questo c’è sempre stato qualcuno pronto a saccheggiarla”.

È la voce over di Schiavone (Marlon Joubert), garibaldino deluso e ora cacciatore di taglie, soprannominato Lo Sparviero, che apre Briganti. Siamo tra la Lucania e la Calabria. Lo Stato unitario italiano è nato da soli due anni e il Meridione è scosso dalle rivolte dei briganti, i quali considerano i piemontesi degli stranieri da cacciare.

Con questa serie, prodotta da Fabula Pictures, in associazione con Los Hermanos s.r.l, viene descritta una vicenda di fantasia, ambientata in uno dei periodi storici più controversi della storia d’Italia: l’epoca del brigantaggio.

L’argomento è controverso, e nel corso degli anni gli storici ne hanno dato diverse interpretazione, spesso in contrasto fra loro. La contesa consiste nel quantificare il reale prezzo, economico e di vite umane, che ha dovuto pagare il Sud nel processo di unificazione del Paese.

Briganti, la nuova serie su Netflix dal 23 aprile: le scene girate tra la Murgia e il Salento | Corriere.it

L’oro del Sud

Oggigiorno, non ci sono più dubbi, l’oro della Banca del Regno delle due Sicilie è stato utilizzato per risanare le casse dei Savoia, a guida della neonata monarchia, ormai vuote a causa della guerra. La sceneggiatura di Briganti, firmata dai GRAMS, il collettivo composto da cinque giovani autori, Antonio Le Fosse (anche regista), Re Salvador, Eleonora Trucchi, Marco Raspanti e Giacomo Mazzariol restituisce al pubblico una personale visione dei fatti.

Le ricchezze del Sud, da secoli unito sotto la Corona dei Borboni, diventa un simbolo, il maltolto da restituire al popolo  da sempre sottomesso. A raccontarci come sono andati i fatti è sempre Schiavane, capace di leggere la mappa di Filomena. Dopo aver conquistato il Sud, Garibaldi dovette consegnare l’oro ai piemontesi. Non tutti, però, erano d’accordo con questa decisione e un generale dei Mille, con una piccola cerchia di uomini fidati, raccolse parte dell’oro, facendolo poi seppellire in un posto segreto.

Il misterioso luogo diventa la meta da raggiungere a ogni costo dai protagonisti di Briganti. Tra questi, ovviamente, c’è l’impavido Schiavone, Pietro Monaco (Orlando Cinque), uno dei capi briganti, Il Generale Fumel (Pietro Micci) e Filomena (Michela De Rossi).

Il punto di vista femminile

La ricerca dell’oro diventa un viaggio pericoloso, fatto di tradimenti e patti segreti. Il tutto raccontato attraverso il tipico linguaggio del genere western, con cui la lotta per la sopravvivenza, tra rapine in banche e assalti alle diligenze, è giustificata dalla lotta della Rivoluzione messicana. In questo caso, però, non siamo nel selvaggio West, ma nel Sud Italia. Non ci sono le lande desolate del Texas, ma i fitti boschi della Lucania, assediati dall’esercito piemontese per scovare le pericolose bande dei briganti.

Questo crudele mondo, dove si è sempre sul procinto di tradire, accoglie Filomena, interpretata da una brava Michela De Rossi (Io e Spotty). La giovane donna ha dovuto pagare a caro prezzo la sua ascesa sociale e ora, con la banda Monaco, cerca di conquistare il suo riscatto.

“Preferisco andare all’inferno che fare un passo indietro”.

 

La salvatrice del sud

È il punto di vista di Filomena che prevale nella narrazione. La visione al femminile è senza dubbio una novità per il genere western, un’innovazione che arricchisce il racconto. E attraverso gli occhi di Filomena viene mostrato un mondo sostanzialmente maschilista, dove la donna viene ripetutamente sottomessa. Ma lei lotta e conquista il potere di una vera leader.

In Briganti il punto di vista al femminile viene esaltato dalla presenza di altre eroine, come Michelina, la leggendaria liberatrice del sud. A differenza di Filomena, Michelina (Matilda Lutz) è un personaggio realmente esistito. Si tratta di Michelina Di Cesare, una brigantessa nata durante il Regno delle due Sicilie, che durante i primi anni del neo Stato italiano si fece protagonista di non pochi assalti all’esercito. È lei che in Briganti diventa una figura dai tratti a dir poco mistici. Il suo volto si sovrappone a quello della Madonna del Carmine, facendo collimare il sacro con il profano. Un Robin Hood al femminile o una feroce criminale?

“Le leggende devono dare speranza, la verità è meglio tenersela per sé”.

Il Generale piemontese

Michelina non è il solo personaggio davvero esistito presente in Briganti. Il Generale Pietro Fumel, interpretato da Pietro Micci (L’ombra di Caravaggio), non nasce dalla penna dei GRAMS, ma viene attinto dalla Storia. Gli autori della sceneggiatura restituiscono la malvagità di questo ufficiale dell’esercito, protagonista delle Guerre d’indipendenza e poi autore di crudeli provvedimenti nei confronti dei contadini del sud.

Lo spirito dell’epoca

È attraverso l’eroica figura di Michelina e il pericoloso Generale Fumel che Briganti restituisce lo spirito dell’epoca. Un momento storico particolare, non molto dissimile dall’ambientazione dei western e dunque il genere diventa un’ideale chiave di lettura. La serie propone, con ovvie differenziazioni, alcune situazioni tipiche del western all’italiana. In più di un’occasione sono riconoscibili citazioni a Giù la testa e Quien sabe?. Il collegamento con il genere viene poi sottolineato dai non pochi riferimenti alla nascente fotografia.

Un altro elemento attinto dalla realtà dei fatti. La vera Michelina, infatti, nel corso della vita, ha fatto diffondere diverse fotografie del suo volto, con lo scopo di essere considerata la vera salvatrice del popolo. E anche il Generale Fumel ha più volte diffuso le fotografie dei capi briganti, sui quali pendevano le famigerate taglie, proprio come accade nel cinema western.

La serie riesce ad evitare ogni forma di agiografia. I briganti protagonisti agiscono da eroi, ma pensano da esseri che hanno perso ogni forma di umanità. Il loro destino è perennemente sotto minaccia e i dubbi assediano il loro animo.

Il cast

Viene raccontata una vita difficile, fatta di tormenti e sacrifici, di violenza. I briganti sembrano spiriti maligni, costretti a vivere nei boschi, attraversare il fuoco e l’acqua per recuperare la forza e il coraggio di lottare contro il nemico. Danze e riti ancestrali vengono mostrati per evocare una dimensione primordiale, in cui l’uomo vive con e contro la natura.

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È per questo che la serie si sgancia dalla semplice rilettura storica dei fatti, per approdare ad altro. Un via già segnata in sceneggiatura che viene potenziata da un cast composto da attori giovani, ma già esperti, con una piacevole sorpresa nel finale. I ‘principali interpreti, come Michela De Rossi, Marlon Joubert e Orlando Cinque riescono a impadronirsi di personaggi non certo facili. Altri, invece, caratterizzano con forza la loro parte; è il caso di Ivana Lotito (Gomorra, La serie) e Nando Paone.

La regia

Azzeccata è anche la scelta dei brani per la colonna sonora, che spazia da Brigante se more di Eugenio Bennato, che apre ogni episodio, a My Body is cage di Pater Gabriel, passando per By This River di Brian Eno. La musica viene utilizzata dai registi, Antonio Le Fosse, Steve Saint Leger e Nicola Sorcinelli per enfatizzare i momenti salienti della trama. Peccato che, proprio la regia, in alcuni momenti, non sempre fortunatamente, diventa ridondante, risultando un tantino stucchevole.

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Briganti

  • Anno: 2024
  • Durata: 6 episodi
  • Distribuzione: Netflix
  • Genere: crime-western
  • Nazionalita: Italia
  • Regia: Steve Saint Leger, Antonio Le Fosse, Nicola Sorcinelli
  • Data di uscita: 23-April-2024