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INTERVIEWS

‘River to River Florence Indian Film Festival’: intervista a Selvaggia Velo

Per addentrarci nella 23ª edizione dell'annuale festival fiorentino dedicato al cinema e alla cultura indiana, abbiamo intervistato Selvaggia Velo, ideatrice e direttrice del Festival.

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Al via la 23ª edizione del River to River Florence Indian Film Festival, che si svolgerà dal 7 al 12 dicembre a Firenze, presso il cinema La compagnia. Un festival che sin dall’inizio si è distinto per l’attenta promozione, in Italia, del cinema indiano.

Una cinematografia che, sebbene una prosperosa produzione (oltre 1000 film ogni anno), stenta ad affermarsi rispetto ad altre filmografie dell’Asia, come quelle coreane, giapponesi o cinesi.

Il River to River Florence Indian Film Festival fa parte dell’iniziativa culturale 50 giorni di cinema a Firenze, inaugurata il 5 ottobre dal FánHuā Chinese Film Festival, e che si chiuderà il 12 dicembre proprio con il Festival dedicato al cinema indiano. Nel mezzo, una variegata proposta di festival incentrati su differenti tematiche, tra cui il Festival dei Popoli.

Tutti i festival si svolgeranno principalmente presso il cinema La Compagnia, che sarà affiancato anche da altre sale cinematografiche.

*le foto alla Direttrice Selvaggia Velo, sono state scattate da Sabrina Ingrassia.

50 giorni di cinema a Firenze

Edizione numero 11 per questa consolidata proposta culturale fiorentina che racchiude al proprio interno una serie di importanti eventi cinematografici. E 11ª edizione che si arricchisce con la collaborazione con i David di Donatello e l’istituzione di Italian Rising Stars.

Il 2023 segna un anno di svolta per i Festival che formano e danno lucentezza all’iniziativa 50 giorni di cinema a Firenze, dando anche maggior importanza al cinema in Toscana.

Quest’anno, infatti, è nato il Progetto Triennale Cinema, realizzato grazie ai finanziamenti del Ministero del Turismo e delle istituzioni locali e portato avanti grazie al Protocollo d’Intesa tra Comune di Firenze, Regione Toscana e Fondazione Sistema Toscana, Fondazione CR Firenze, Camera di Commercio.

Tale ambizioso progetto è stato creato anche per promuovere a livello internazionale i Festival, che già hanno una propria allure internazionale.

A lato della ricca offerta cinematografica, la 50 giorni di cinema a Firenze ha anche la volontà, grazie alle risorse provenienti dal Ministero del Turismo, di valorizzare le Grandi Destinazioni Italiane, per promuovere un turismo sostenibile in Toscana.

A metà dicembre, appena terminati i “50 giorni”, si svolgerà a Firenze la prima edizione di “Rivelazioni Italiane – Premio David Italian Rising Stars”. È una nuova iniziativa realizzata in collaborazione con la Presidenza e il Consiglio direttivo dell’Accademia del Cinema Italiano Premi David di Donatello.

A cominciare da un lavoro di selezione svoltosi durante il 2023, sono stati scoperti e valorizzati i nuovi talenti che potranno diventare ambasciatori del cinema italiano nel mondo. Come ha dichiarato Piera Detassis (Presidente e Direttrice artistica dell’Accademia del Cinema Italiano):

Per i Premi David di Donatello è un onore far parte di un’iniziativa che include un numero così significativo di eventi importanti. Parteciperemo al progetto culturale toscano con un’idea innovativa, che da tempo auspichiamo di realizzare, per dare risalto e valorizzare i talenti rivelazione del nostro cinema

River to River Florence Indian Film Festival, la conferenza stampa

Alla conferenza stampa è stato presentato il programma della 23ª edizione del festival. Alla conferenza, presenti Selvaggia Velo (Direttrice artistica), Alessia Bettini (Vice Sindaca e Assessore alla cultura di Firenze) e Iacopo de Passio (Presidente di Fondazione Sistema Toscana).

Alessia Bettini ha messo in evidenza come questa 23ª edizione ha “un programma ricchissimo che offre un’ampia panoramica sulla varietà del cinema indiano contemporaneo“.

E sarà un’edizione in cui ci saranno “nomi importanti, insieme alla molteplicità di opere proposte e alla combinazione di film, mostre ed eventi collaterali, rende il festival un’occasione imperdibile per immergersi nella cultura indiana in tutti i suoi aspetti“.

Anche quest’anno l’obiettivo del River to River Florence Indian Film Festival sarà quello di “Creare un ponte culturale attraverso il cinema è fondamentale per favorire la comprensione reciproca e abbattere barriere culturali“.

Iacopo de Passio invece mette in evidenza come il Festival curato da Selvaggia Velo sia fondamentale: “Con il River to River Florence Indian Film Festival il programma della 50 Giorni di Cinema a Firenze si arricchisce delle narrazioni sul grande schermo che raccontano l’India di oggi“.

Aggiungendo: “Come Fondazione Sistema Toscana siamo pertanto lieti di ospitare la nuova edizione dell’unico festival italiano interamente dedicato alla cinematografia indiana, uno degli eventi più attesi tra le proposte culturali della nostra regione

L’intervento della Direttrice Selvaggia Velo si sposta sulla poca attenzione che le distribuzioni italiane hanno nei riguardi del cinema indiano. Sebbene “La cultura indiana è sempre più presente nelle nostre vite in svariati ambiti, la distribuzione del cinema indiano non è ancora consolidata nel nostro Paese“.

E quindi sin dalla sua nascita, il Festival ha cercato di colmare questa vistosa carenza italiana, riuscendoci: “mostrare tutte le sfaccettature della cinematografia indiana, e pensiamo che questa variazione di pensiero e questo crescente interesse sia avvenuto anche grazie a noi“.

Abhishek Bachchan

Intervista a Selvaggia Velo

Per conoscere meglio il River to River Florence Indian Film Festival abbiamo avuto la possibilità d’intervistare Selvaggia Velo, ideatrice e Direttrice del Festival. Le sue risposte sono un’utile panoramica su questa kermesse che da ben 23 anni rende giustizia al cinema e alla cultura indiana, tramite la proiezioni di film e incontri con importanti personalità indiane.

River to River Florence Indian Film Festival, 23ª edizione, cosa ci attende?

Una retrospettiva dedicata al grande maestro del cinema indiano Mrinal Sen (1923-2018), per commemorare il centenario della sua nascita. Il concorso dei lungometraggi e una sezione dedicata ai cortometraggi. Come film d’apertura ci sarà Ghoomer (2023) di R Balki, interpretato da Abhishek Bachchan, uno dei maggiori divi del cinema indiano.

Poi avremo due super ospiti, due importanti attori che hanno recitato anche in film internazionali. Suraj Sharma e Adil Hussain. Ambedue sono stati protagonisti di Vita di Pi (Life of Pi, 2012) di Ang Lee, film che sarà riproposto a distanza di 10 anni dalla sua uscita (domenica 10 dicembre, ore 17:00).

Suraj Sharma sarà anche presente al River to River Florence Indian Film Fest per introdurre Gulmohar (2023) di Rahul Chittella (sabato 9 dicembre, ore 20:30). Mentre Adil Hussain introdurrà, insieme al regista, Footprints on Water (2023) di Nathalia Syam (venerdi 8 dicembre, 20:30).

Per commemorare il centenario di Italo Calvino (1983-1986), ci sarà una conversazione, curata da Veronica Giuffré, dal titolo Le città dell’India e del mondo con gli occhi di Italo Calvino (sabato 9 dicembre, 11:00). Poi ci sarà una mostra fotografica, My India/Megalopoli di Rocco Rorandelli, e ci saranno anche delle coinvolgenti lezioni di cucina indiana curate da Basheerkutty Mansoor.

Come film di chiusura, e anteprima italiana, ci sarà Goldfish (2023) di Pushan Kripalani e interpretato da Kalki Koechlin, famosa per essere Batya Abelman nella serie di Netflix Sacred Games. Il film sarà proiettato martedì 12 dicembre alle 20:30.

Il festival è nato nel 2001, per presentare e promuovere il cinema e la cultura indiana. Sorprendentemente un anno prima della grande campagna promozionale “Incredibile India”.

Si, effettivamente lo abbiamo anticipato di un anno (sorride). A quel tempo c’era l’ente del turismo indiano, che era presente anche in Italia ma purtroppo da anni non c’è più. Sono stati anche nostri sponsor, finché erano presenti in Italia. Incredible India era il loro claim per presentare l’India al mondo.

Lei è fondatrice e direttrice del festival. Come è nata la sua passione per l’India, che poi ha riversato nel festival.

Mi piaceva l’India e il cinema, e ho messo le due cose insieme. (sorride)

Ho iniziato nel 1998, con una mostra di manifesti indiani nella chiesa delle ex Leopoldine, in Piazza Tasso, qui a Firenze. Erano manifesti dipinti a mano, su tela.

Poi nel 1999, durante l’estate fiorentina diretta dal compianto Sergio Staino, abbiamo invitato degli artisti indiani a fare un live show, qui a Firenze, e in quell’occasione ho proiettato anche un film indiano in Vhs. Ma era ancora un’iniziativa casuale.

Però da questa prima positiva esperienza ho pensato “Perché no? Un collegamento tra l’Arno e il Gange, perché non provare?”. Anche perché a quel tempo non ero una specialista di film indiani,  ho imparato strada facendo.

Il River to River Florence Indian Film Festival fa parte, ed è l’evento di chiusura, dell’iniziativa 50 giorni di cinema a Firenze. Ci può parlare di questa iniziativa culturale?

50 giorni di cinema a Firenze racchiude in sé una serie di festival di qualità. Ogni festival ha una sua personalità e una fisionomia internazionale, e tutti si svolgono in una città “piccola” come Firenze. Quindi la regione ha deciso di racchiudere questi festival in un’unica iniziativa. E tutti si svolgono nella stessa sede, ossia il cinema La compagnia.

In questi 50 giorni c’è una vasta scelta di proposte, e si può vedere un lungo, un corto, o un documentario di qualità. E al contempo avere la possibilità d’incontrare e conoscere personalità internazionali, che siano indiani, francesi o altro.

Osservando il cinema indiano con uno sguardo occidentale, e prendendo spunto da un episodio de I Simpson (Apu fa vedere ai Simpson un classico di Bollywood), il cinema autoctono indiano parrebbe solo fitto di film di canzoni, storie d’amore e duelli. E di lunghissima durata.

Quest’anno avremo un film di Bollywood bellissimo, Rocky aur Rani Kii Prem Kahaani (2023) di Karan Johar.

Però il cinema indiano non è fatto soltanto da ciò che produce “Bollywood”. Al River to River Florence Indian Film Festival mostriamo il cinema indiano a 360 gradi, puntando principalmente su quello di qualità.

Può essere un film di “Bollywood”, un film indipendente, film realizzati da registi indiani fuori dall’India, oppure di registi non indiani che raccontano l’India.

Quello di considerare il cinema indiano solo quello di “Bollywood” è veramente un luogo comune, veramente molto provinciale e, dispiace dirlo, soltanto italiano.

Opera meritoria del festival è quello di mostrare il meglio del cinema indiano, e far interloquire il pubblico con esponenti della cultura indiana. L’India produce annualmente molti film, eppure come mai tra le molte cinematografie orientali, è quella che ha avuto meno spazio nei circuiti mainstream nostrani?

Non in occidente, in Italia! Perché se si va in altri paesi, d’Europa o del mondo, c’è maggior rispetto verso il cinema indiano. Chiaramente i film proposti sono doppiati, ma il pubblico conosce i registi, i generi, tanto di Bollywood quanto dei film indipendenti. Questo è soltanto un problema che c’è in Italia.

Comunque qualche “timido” tentativo di distribuire il cinema indiano nelle sale italiane c’è stato. Penso a Mira Nair, o al il tentativo di proporre Samsara.

Si, ad esempio ci fu Moonson Wedding (2001), che fu premiato a Venezia, e appunto Samsara (2001). Ma le uscite sono state veramente pochissime. Ma, ribadisco, questa disattenzione succede soltanto in Italia.

Per decenni il cinema indiano non è stato soltanto uno “spettacolo per sognare”, ma è stato il più grande mass medium del popolo. Con l’avvento del nuovo millennio e l’esplosione delle nuove tecnologie, il cinema è rimasto per il popolo il più grande mass medium?

Il cinema rimane ancora importantissimo in India. Anche perché da loro gli attori sono considerati semidei. Il popolo va al cinema per vedere quell’attore, piuttosto che per il nome del regista o la storia.

Chiaramente dopo il Covid e la pandemia, tutti sono rimasti a casa a guardare Netflix e le altre piattaforme. Poi vanno tenuto in conto anche le grosse distanze, gli spostamenti con il treno. Molti di essi, in questi lunghi spostamenti guardano i film sui telefonini, sui tablet. Però il sistema cinematografico indiano ne ha risentito poco.

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