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I migliori Film del 2022 secondo Taxidrivers

La Redazione di Taxidrivers ha scelto i titoli più rappresentativi fra le pellicole distribuite in sala in Italia nel 2022

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I migliori Film del 2022

I migliori Film del 2022

In un cinema che fa carte false per recuperare terreno nei confronti del pubblico le classifiche di fine anno risultano per certi versi un atto fine a se stesso, non rispecchiando l’andamento del mercato ma neanche i gusti dello spettatore medio che in questi giorni sta premiando il nuovo episodio di Avatar e che nei mesi scorsi ha fatto di Top Gun: Maverick il salvatore della settima arte.

Messo a parte il lettore del rischio di un’autoreferenzialità a cui neanche noi riusciamo a sfuggire, la classifica di Taxidrivers conferma ancora di più la tendenza delle scorse stagioni, segnalata dalla difficoltà di trovare il cavallo di razza capace di sbaragliare la concorrenza in un panorama pieno di buoni film ma privo di veri e propri capolavori.

Il primo posto di Esterno notte dell’eterno Marco Bellocchio, nel suo formato ibrido, rappresenta anche in termini di linguaggio il migliore compromesso possibile tra il cinema in sala e quello delle piattaforme in un contesto avaro di novità, ove si eccettui l’autarchia artistica di Piccolo Corpo dell’esordiente Laura Samani ma anche – seppur fuori classifica – la calda compostezza di Settembre, opera prima firmata da Giulia Steigerwalt.

Il resto della selezione è ad appannaggio di un cinema d’autore abituato da sempre ad attirare l’attenzione cinefila anche quando non al meglio delle proprie possibilità.

Se il secondo posto di Licorice Pizza a firma di Paul Thomas Anderson e il terzo di Crime of The future del redivivo David Cronenberg sono capaci di mettere d’accordo appassionati di generazioni diverse, così non succede per il divisivo Blonde, amato e odiato in egual misura e comunque capace di non passare inosservato per le discussioni anche accese scoppiate a seguito della sua presentazione. Anche da noi la sua presenza in decima posizione sembra fatta apposta per accendere il dibattito, come sempre dovrebbe accadere in un contesto per sua natura lontano da qualsiasi pretesa di universalità. A voi la parola, dunque, e buon cinema a tutti. (Carlo Cerofolini)

I migliori Film del 2022

Ecco i titoli scelti dalla Redazione di Taxidrivers.

Esterno Notte

di Marco Bellocchio con Fabrizio Gifuni, Toni Servillo, Margherita Buy.

Con Esterno Notte, nato come serie Tv e divenuto film di 300’, presentato al Festival di Cannes 2022, Marco Bellocchio firma il suo capolavoro – a distanza di 20 anni da Buongiorno Notte – attraverso un racconto potente e lucidissimo dei 55 febbrili ed interminabili giorni del rapimento di Aldo Moro da parte delle Brigate Rosse. Questa volta il regista sposta la visuale all’Esterno e l’evento più buio della storia della Repubblica viene rappresentato dal punto di vista dei protagonisti ‘fuori’ dalla prigione, ma coinvolti a vario titolo nel sequestro (la moglie Eleonora, i politici DC e PCI,  il Papa, i professori, le forze dell’ordine, i servizi segreti, i brigatisti in libertà e non, i maghi, i mafiosi e infiltrati), con geniali affondi psicologici, sguardo originale a tutto tondo e rara capacità di analisi.

Un documento appassionato su una vicenda epocale della Storia italiana fra trattative, attese, fallimenti e speranze, fino al tragico epilogo. Un affresco senza tempo girato stupendamente, un’eredità cinematografica, storica, sociale ed esistenziale per le generazioni a venire. Gifuni, Buy e Servillo in stato di grazia ed un cast complessivo di eccezione.

Esterno Notte, distribuito da Lucky Red,  è arrivato nelle sale tra maggio e giugno 2022. Trasmesso a novembre su Rai 1 nel formato seriale originale, è ora disponibile su Netflix sempre nel format a episodi. (Elisabetta Colla).

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Licorice Pizza

di Paul Thomas Anderson con Alana Haim, Cooper Hoffman, Sean Penn.

La San Fernando Valley e gli anni Settanta. L’ultima opera di Paul Thomas Anderson trasporta lo spettatore in un luogo e in un tempo in cui i sogni si vivevano quotidianamente e le possibilità erano infinite. Una storia d’amore tra l’adolescente Gary (Cooper Hoffman) e la giovane donna Alana (Alana Kane) che si rincorre in una stagione attraverso tante tappe di crescite personale dei due protagonisti. Sempre di corsa per incontrarsi solo nel finale, i due battibeccano e si sfidano con velleità artistiche e politiche. Tra carrellate e primi piani emozionali e travolgenti, citazioni cinefile e storiche, Anderson crea un’opera elegante e struggente. (Antonio Pettierre)

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La ricetta di  Crimes of the Future

di David Cronenberg con Viggo Mortensen, Léa Seydoux, Kristen Stewart.

Da Cronenberg che ha inseminato la psiche e l’immaginario collettivo di visioni iconiche e trasversali, mai banali, uno può aspettarsi di tutto. Ed è questo il caso!

Iniziando si metta la potenza della (pre)-visione di Cronenberg. Si aggiunga la sensibilità di leggere l’umanità largamente in anticipo (la storia risale al 1998). Si usi un attore collaudato, algido, asettico. Viggo Mortensen, suo feticcio. Venga tutto infarcito con una musica penetrante, ma analgesica. Così gli ingredienti per il rapimento ci sono già tutti. A quel punto basta una poltronissima prescelta del cinema, molti pop corns e lo stare assorti in un perfetto silenzio.
Così facendo si va a colpo sicuro per quasi due ore di perfezione. O atterrimento visivo.

Come questa, dopo otto anni di assenza dagli schermi, ogni uscita di Cronenberg, dovrebbe diventare un rito. Modifica il DNA. Altro che vaccini transgenici. Non solo per quello che si va a vedere, partorito da una mente olistica e insalubre, ma anche per gli effetti postumi che produce il suo cinema. Infetta.

E’ come se Cronenberg  piantasse un seme che poi continua a germogliare per giorni ed ore. Si ripensa a quelle visioni estreme, scoprendone pezzi ulteriori, di minuto in minuto. E forse è proprio questa la definizione massima di opera d’arte: uno svelamento continuo e perenne. Anche incontrollato. O inconsapevole.

Molti gli artisti, più o meno convincenti, che hanno scelto come tela la propria pelle, i propri organi.

Ora che è privato di infezioni e persino del dolore, che altro resta all’essere umano per sviluppare e capire se stesso, per evolversi, pare essere anche la riflessione primaria e autentica della realtà, che emerge sia nel film, come nella vita.  (Gaia Serena Simionati)

migliori film 2022

The Fabelmans

di Steven Spielberg con Michelle Williams, Paul Dano, Seth Rogen, Gabriel LaBelle

Come Steven divenne Spielberg. L’ultima pellicola del regista di Cincinnati è un altro prezioso tassello che si va ad aggiungere alla sua immaginifica filmografia. Un Coming of Age, raccontato attraverso l’alter ego Sam, che ricostruisce la sua primordiale formazione cinematografica e la sua particolare vita familiare. Non un capolavoro, ma sicuramente cinema Bigger than Life, come Spielberg ha sempre fatto sin dall’esordio con Duel (1971). Una confessione, sincera e non mielosa, utile a comprendere tutti quegli aspetti narrativi presenti nelle precedenti opere: famiglia, cinema e sentimenti. (Roberto Baldassarre)

La magia del cinema

Belfast

di Kenneth Branagh con Caitriona Balfe, Judi Dench, Jamie Dornan

Belfast di Kenneth Branagh: un racconto intimo e sincero, la fotografia in bianco e nero di Haris Zambarloukos illumina i chiaroscuri di tutti gli straordinari interpreti.

Una carrellata di personaggi (dal giovane Jude Hill a Judy Dench e Ciarán Hinds), in una città, Belfast, teatro di ricordi antichi e come tale posto unico al mondo per il regista.

La storia di Buddy si inscrive nella Storia; i conflitti tra protestanti e cattolici nella comunità irlandese vengono filtrati dallo sguardo innocente dallo stesso Branagh bambino, grazie al quale ci abbandoniamo alla gioia della visione. Come se tornassimo anche noi piccini insieme a Buddy e guardassimo la vita attraverso un caleidoscopio giocattolo; anche se fuori la realtà è grigia, noi, come lui, siamo in grado di percerpirne i colori.

Il Cinema si fa luogo della memoria e della nostalgia, dove è possibile trasfigurare il reale e fare sempre “ritorno a casa”.

(Cristina Locuratolo)

migliori film 2022

I Migliori Film 2022

Gli orsi non esistono

di  Jafar Panahi con Jafar Panahi, Naser Hashemi, Vahid Mobasheri, Bakhtiyar Panjeei

Con Gli orsi non esistono, girato pochi mesi prima del suo arresto, Jafar Panahi prosegue la propria lotta per la rappresentazione della realtà, sfidando divieti e repressioni. Da sempre il suo è un cinema che cerca di mostrare l’anima più profonda e conflittuale dell’Iran e del suo popolo, facendo della connessione tra cinema e realtà il proprio campo di indagine. Panahi compare come protagonista, mostrandosi intento a girare un film senza poter lasciare i confini iraniani, seguendo le riprese (che si svolgono in Turchia) a distanza. Un continuo gioco di riflessi e di scatole cinesi in cui la realtà (le vicende personali di Panahi) affiora nella finzione e la finzione (il film che viene girato nel racconto) non è che il riflesso di altre realtà. Al centro di tutto rimane Panahi stesso, che trova nell’immagine e nella rappresentazione l’unico modo per racchiudere il reale. (Andrea Vassalle)

Gli orsi non esistono di Jafar Panahi

Ennio

di Giuseppe Tornatore con Ennio Morricone, Quentin Tarantino, Clint Eastwood, Oliver Stone, Wong Kar-wai

La storia del più grande di tutti raccontata attraverso lo sguardo ammirato, ma mai compiaciuto, di un regista, Giuseppe Tornatore, deciso a non separare il talento dell’artista da quello dell’uomo. In Ennio la descrizione della meraviglia diviene un sentito e convincente omaggio che schiva abilmente i rischi della celebrazione agiografica e incarna l’arte nella semplicità di un’umanità mai doma. Una prospettiva interessante che rappresenta Ennio Morricone attraverso una lunga intervista, corredata di numerosi spezzoni di film e immagini di repertorio, con la voce narrante che svela le emozioni, comprensive di gioie e delusioni, di una carriera irripetibile. Un amarcord in cui la musica assurge a protagonista assoluta, con in primo piano la capacità del Maestro di comprenderla, modellarla, adattarla all’interno di un qualsiasi tipo di registro.  L’uomo non appare mai diviso dall’artista e il racconto del rapporto con il padre trombettista, e il montaggio accurato di Massimo Quaglia e Annalisa Schillaci, certificano una volta di più una storia in grado di rastrellare ogni ambito della carriera musicale di Morricone. La sua produzione come arrangiatore di canzoni, spiana e riequilibra i settori di svolgimento del suo genio, fino a inglobarne equamente persino la grande popolarità acquisita per le colonne sonore dei cosiddetti spaghetti western di Sergio Leone. Un contesto nel quale lo sfondo naturale ha le sembianze delle 64 case lastricate di bianco e di nero del gioco degli scacchi. Discreto giocatore e grande appassionato, il Maestro non ha mai fatto mistero di una vocazione che dopo la musica era la sua preferita. Fino a tal punto che negli interni della pellicola di Tornatore la scacchiera assurge a elemento scenografico indispensabile. Appendice  di una forte connotazione intimista, in grado di contaminare l’intero campo visivo della narrazione, certificata della fotografia di Fabio Zamarion e Giancarlo Leggeri. Con un lavoro egregio, i due conferiscono alle riprese la sensazione di estrema confidenza con il Maestro, in un clima di sospensione del tempo, nel tepore di una descrizione fatta di ricordi e aneddoti che sembrano non avere fine. Tale che la fotografia è essa stessa scenografia e accompagna i gesti di Morricone che nell’aria descrivono musica, mentre le note, che prendono corpo sulla carta, sembrano animarsi del calore e della foga artistica del loro stesso autore. (Frederic Pascali)

migliori film 2022

Piccolo corpo

di Laura Samani con Celeste Cescutti, Ondina Quadri

Attraverso il viaggio che la giovane Agata compie per portare il corpo della figlia nata morta presso un santuario dove, la credenza vuole, si possano resuscitare i bambini per quell’attimo sufficiente a battezzarli e non condannarli al limbo, si fondono, in maniera superba, religione e credenze ancestrali, sacro e profano. Piccolo corpo di Laura Samani diventa così, per Agata (la sorprendente Celeste Cescutti), un percorso di crescita – soprattutto interiore – e di elaborazione del lutto. Un atto di disperata ribellione femminile alla rassegnazione. Sicuramente fra le opere italiane più interessanti della stagione. (Marcello Perucca)

migliori film 2022

Tori e Lokita

di Luc Dardenne, Jean-Pierre Dardenne. Con Mbundu Joely, Pablo Schils, Alban Ukaj

Una favola a cui hanno prosciugato il lieto fine. Ed anche un po’ d’innocenza. L’ultimo dei Dardenne, nella consueta asciuttezza para-documentaria, è forse il loro dramma meglio riuscito da un decennio. Tori e Lokita sono un bambino e una ragazza adolescente che hanno viaggiato soli dall’Africa per giungere in Belgio. Gli inferni precedenti sono lasciati all’immaginazione. Nella non sempre ospitale terra d’approdo, l’inferno è piuttosto un purgatorio di grigi burocrati – che la macchina da presa non si dà nemmeno pena di riprendere in controcampo – o di piccoli spacciatori e gangster da noir ingrigito. L’amicizia fraterna tra i due protagonisti arde e commuove, le domande sul nostro tempo restano sospese nel limbo di una realtà bruciante. (Antonio Maiorino).

Tori guarda e prende per il braccio Lokita nella notte

Blonde no blonde

di Andrew Dominik con Ana de Armas, Julianne Nicholson, Bobby Cannavale, Adrien Brody, Evan Williams.

Il Blonde tratto dal romanzo di Joyce Carol Oates non è un biopic ma un incubo uterino e sotterraneo, un film maestoso e contraddittorio che afferma tutto e nega tutto, re-immaginando le azioni lasciando imperversare l’ambiguità, senza nessuna concessione allo psicologismo e proiettando nella sfera della contraddittorietà non solo il comportamento dei personaggi ma coinvolgendo addirittura la funzione/fruizione dello spettatore.

Blonde parte dai quadri fotografici che hanno costruito, e tuttora lo fanno, l’icona Marilyn Monroe, situandosi in quella frattura oscura, vertiginosa, paurosa, abissale, che esiste tra le due donne (Norma Jean Baker e Marilyn): puntellando la sua struttura drammaturgica intorno agli scatti di George Barris, Sam Show, Murray Garrett -e tutti coloro che hanno contributo, con le fotografie, a rendere immortale l’attrice feticcio di Billy Wilder-, compie subito dopo e tra di loro uno sbalzo, un detour potentissimo e delirante, abusando e sfruttando la dimensione visiva per rovistare nell’intimo di un’icona e alla fine parlare di un cinema necrotico, l’unico oggi paradossalmente più vitale perché aderente alla sua decadenza postmoderna.

Dominik insomma destruttura Marilyn dimenticando Norma Jean, la eviscera su un tavolo autoptico anzi la vomita fuori non appena ne racconta l’infanzia, bruciando letteralmente tutto intorno a lei.

Da lì in poi, ogni provino, ogni set, ogni frammento di vita si trasforma poco lucidamente in un incubo lynchiano ellittico che prende le forme di una seduta psicoanalitica: ma mentre l’opera assume sembianze pruriginose, le rinnega affermandosi come un film che racconta la lenta decomposizione dell’industria attraverso la cristallizzazione disumanizzante delle sue stesse icone.

Un processo che passa attraverso le teorie wharoliane, facendo il paio con il magnifico Spencer di Pablo Larrain. Due film fantasmatici che riprendono l’immagine della persona, vanno oltre il personaggio e raccontano una fiaba dell’orrore cucita intorno ad un corpo -e ad un mondo- morto.

Blonde opera dell’orrore: perché un film che ricostruisce l’essenza voyeuristica del cinema non poteva essere altro. Cinema come immagini che impongono una visione e un desiderio, coinvolgendo lo spettatore e rendendolo colpevole nel momento stesso in cui spettatore lo diventa. (Gianlorenzo Franzi)

blonde netflix migliori film 2022

Blonde. Ana de Armas as Marilyn Monroe. Cr. Netflix © 2022

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