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IN SALA

‘Miracle’ la recensione del film di Bogdan George Apetri

Miracle - Storia di destini incrociati, di Bogdan George Apetri, è un thriller sullo scontro tra menzogna e verità, tra inganno e fede

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Miracle di Bogdan George Apetri

Uscito in sala il 27 ottobre dopo essere passato dal Festival di Venezia 2021, nella sezione Orizzonti, Miracle – Storia di destini incrociati è il terzo lungometraggio diretto da Bogdan George Apetri. Un nome che va ad aggiungersi a quelli già più noti, negli ambienti festivalieri, della generazione dei registi rumeni che da diversi anni sta sorprendendo ed entusiasmando, come Cristian Mungiu (co-sceneggiatore del primo film diretto da Apetri), Radu Jude, Cristi Puiu.

Miracle: la trama

Diviso in due capitoli, Miracol segue Cristina, una giovane suora di diciannove anni, mentre esce di soppiatto dal suo monastero isolato per occuparsi di una questione urgente. Nel corso di un enigmatico viaggio, Cristina gira tutta la città, senza apparentemente riuscire a risolvere il suo problema e a trovare l’uomo che sta cercando. Non avendo altra scelta, la sera ritorna, ma un destino inaspettato la attende sulla via del rientro in convento.

La seconda parte del film parla di Marius Preda, un risoluto ispettore di polizia quarantenne, impegnato a capire cosa le sia successo. Marius ripercorre, passo dopo passo, il viaggio di Cristina, tornando in tutti i luoghi in cui è stata. In una struttura perfettamente speculare, la sua ricerca svela indizi e rivelazioni che conducono non solo all’imperscrutabile verità che sta dietro le misteriose azioni di Cristina, ma anche a quello che forse è un vero miracolo.

Miracle di Bogdan George Apetri

La circolarità del mistero

La vicenda di Cristina si interrompe bruscamente, inaspettata, dopo che il racconto pareva dirigersi altrove e con altre sfumature. Una deviazione improvvisa verso un vicolo cieco da cui non si può fuggire e che condanna all’oscurità. Non c’è niente di sicuro o evidente, in Miracle. È tutto sussurrato, suggerito, accennato, indagato, tanto che la stessa macchina da presa sembra vorticare attorno ai personaggi in attesa di discernere le loro motivazioni e le loro azioni, ciò che si trova fuori campo. In attesa di comprendere il loro passato e il possibile futuro, al pari dello spettatore. L’immagine si riempie di mistero, opponendosi allo sguardo di chi cerca di penetrarla. Ed ecco che prima della metà del film la protagonista cessa di essere il polo della narrazione, uscendo violentemente di scena.

Come accade in Psyco di Alfred Hitchcock il protagonista diventa un altro, il racconto si spezza e riparte. Ma è soprattutto l’impronta e la direzione circolare a riportare alla mente il regista britannico. Come in un campo e controcampo, i due atti di Miracle si specchiano, il soggetto e l’oggetto si scambiano di posizione, cercando un punto di incontro che appare impossibile se non attraverso il riflesso, in due mondi capovolti. È un incessante moto rotatorio a caratterizzare il film di Apetri, che si manifesta tanto nella forma quanto nella narrazione. Il regista segue costantemente prima Cristina e poi Marius, costruendo l’inquadratura sui loro volti e sul loro movimento, osservando tutto ciò che accade attorno, spesso fuori fuoco, attraverso di loro, come un paesaggio che varia al variare della luce che lo illumina o dell’oscurità che lo avvolge.

Miracle di Bogdan George Apetri

A ruotare sono anche e soprattutto i luoghi. Il monastero, il bosco vicino al ponte, l’ospedale, il commissariato e di nuovo il bosco sono i luoghi tra cui si sposta Cristina, e nella seconda parte del film Marius li ripercorre nel medesimo ordine. Un moto ciclico che si origina dalla stessa bacinella piena d’acqua situata nella stanza della giovane ragazza. Il riflesso iniziale che ritorna alla fine nel fiume, il pianto di Cristina che fa da cornice, con la singola lacrima che scende a rigarle il volto nell’ultima immagine. E a metà film, il turning point (persino letterale) che viene ripreso con una panoramica in cui la macchina da presa ruota di 360°, quasi distogliendo lo sguardo dall’eccesso di violenza, cercando impotente un aiuto nel paesaggio circostante.

I lunghi piani sequenza, i lenti movimenti e la persistente incertezza che aleggia nell’immagine conferiscono a Miracle un senso di sospensione, attraverso cui Apetri sonda la ciclicità della violenza e del tormento umano. Lo sguardo sui personaggi e la centralità dei loro volti sono una lente sulla loro intimità, una discesa negli abissi accompagnata dalla apparente conflittualità tra fede e ragione, giustizia divina e umana. In questa continua indagine non rimane escluso il riferimento alla società rumena, sospesa in un contrasto tra il passato (la radio dei taxi che trasmette solo vecchi classici della musica rumena) e il tentativo di superamento colmo di contraddizioni e ambiguità. “Forse verrà qualcuno un giorno a prendersi cura di questo paese”, dice il tassista, a cui risponde disincantato il medico. “Tu credi ancora nei miracoli, Albu”. Nonostante le varie identità, i cambiamenti, il passaggio del tempo, si ritorna sempre al punto di partenza, ciclicamente. Con il vento tra gli alberi che non spazza via le nubi ma le addensa.

Il trailer

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Miracle

  • Anno: 2021
  • Durata: 118'
  • Distribuzione: Trent Film
  • Genere: Drammatico
  • Nazionalita: Romania
  • Regia: Bogdan George Apetri
  • Data di uscita: 27-October-2022