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INTERVIEWS

Il Laterale Film Festival VI Edizione: intervista a Giulia Vallone

Intervista alla curatrice del Festival che propone un Cinema fuori dai circuiti e reciproca contaminazione tra linguaggi diversi

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laterale festival giulia vallone

Giunto alla sua VI edizione, il Laterale Film Festival si conferma come uno degli appuntamenti più originali e interessanti nel panorama cinematografico italiano.

Qui il Sito ufficiale

Non solo un festival ma soprattutto un laboratorio d’idee, aperto ad un diverso  modo di fare cinema in cui anche ‘pensare le immagini’ è possibile.

Il Laterale Film Festival conosciamolo meglio:

Il Laterale Film Festival è un Festival internazionale non competitivo di arte cinematografica organizzato dall’Associazione Culturale Laterale. Il suo obiettivo è quello di valorizzare gli aspetti più innovativi dei linguaggi audiovisivi della scena contemporanea e di ridurre la distanza tra ricerca artistica e coinvolgimento del pubblico. Particolare attenzione viene data ai registi giovani e indipendenti e alle opere self-made senza budget, come risultato della ricerca individuale.

La sesta edizione del LFF si svolgerà a Cosenza (Italia) presso il Cinema San Nicola dal 5 al 7 settembre 2022. Il Festival promuove un progetto di condivisione libero e stimolante, che mostra ciò che di solito viene trascurato o rifiutato a causa della distanza dal modo convenzionale di fare e interpretare il cinema. Uno spazio che abbatte barriere e pregiudizi, massificazione e standardizzazione, uno spazio che vuole diventare un laboratorio artistico dove è possibile scoprire ora il cinema del futuro.

Parliamo di questa nuova edizione con Giulia Vallone curatrice del Festival.

laterale festival giulia vallone

 

Per quanto riguarda la struttura del festival di questo anno, le tematiche, i Film presentati, quali sono gli aspetti che si ritrovano un po’ in tutte le pellicole?

I quindici film in programma sono quindici declinazioni di lateralità, quindici diverse forme del narrare e del mostrare. Dissimili tra loro, ma unite dalla capacità di liberare la qualità evocativa del linguaggio cinematografico, di rinunciare all’imperativo del racconto per sperimentare processi creativi nuovi.

L’eterogeneità dello sguardo è una delle caratteristiche che ogni anno tentiamo di riproporre nella selezione, per questo non andiamo alla ricerca di parallelismi tematici o formali. Eppure legami inaspettati tra i film emergono immancabilmente.

È sulla base di questi punti di contatto, di queste consonanze sotterranee, che strutturiamo la rassegna e attribuiamo a ciascuna serata del festival un titolo che molto spesso è un’invenzione linguistica, una suggestione in più, una spiegazione in meno. Quest’anno i tre motivi che scandiranno il programma delle proiezioni sono: futurcieco, contronotturno, erramemoria. Motivi che non vogliono essere esplicativi o interpretativi, ma spunti per ricercare la crasi tra le diverse opere proiettate e i loro diversi e personali modi di fare cinema.

In che senso il Festival propone un ripensamento dell’essere umano nella forma che conosciamo? È anche una critica alla società di oggi?

Quando parliamo di ripensamento dell’essere umano ci riferiamo alla volontà e al tentativo di ritrovare l’umanità in un presente rotto, di riscoprirla alla luce – o piuttosto all’ombra – di quest’ultimo. In un tempo in cui tutto è estinto, in che termini si può guardare all’umano? È ancora possibile una narrazione di cui l’umano sia il centro focale?

Ripensare l’essere umano significa porsi queste domande. Significa anche – inevitabilmente – trascendere l’umano, operare un decentramento del punto di vista e considerare soggetti, e dunque anche attori, elementi che umani non sono: l’ambiente naturale di una foresta (in Lácrimas di Jeremy Moss), un manichino (in You Won’t Ever Get Me On That Plane di Terry Silvester), degli animali immersi nella formaldeide che prendono vita grazie al gioco di luci prodotto dalle lenti che li riprendono (in Intrusion di Matevž Jerman e Niko Novak) e si potrebbe andare avanti. Scegliere di non focalizzarsi sull’umano ma di abbracciare tutto il resto, portare in primo piano tutto ciò che solitamente è considerato sfondo o dettaglio.

Parlerei di una consapevolezza, più che di una critica alla società. Non ci interessa tanto rintracciare un messaggio politico in questo. Se vogliamo, il nostro gesto più politico è organizzare questo festival in un territorio ai margini dei circuiti culturali come quello calabrese.

Ci spiega Questo concetto di Presente ‘rotto’ e di un nuovo tipo di concezione del Futuro

Il presente rotto è quello che viviamo ormai da molto tempo; un presente in cui tutte le distopie sono diventate realtà tangibili, un presente fondato su un sistema che appare corroso e corrotto sotto ogni prospettiva: biologica, sociale, culturale, politica.

A questo presente si affianca e si contrappone l’idea di un futuro remoto, una contraddizione in termini che vuole evidenziare da un lato il sentirsi trapassati, postumi, dall’altro lo slancio verso una dimensione altra, la volontà di eradicarsi dal momento attuale per costruire un tempo diverso.

Per questa sesta edizione tre registi di fama internazionale sono in cartellone oltre ai film selezionati: Apichatpong Weerasethakul, Tsai Ming-liang, Paolo Gioli.
Cosa li accomuna o li differenzia? Ci parli di questa scelta.

Si tratta di tre cineasti che rientrano pienamente in quello che consideriamo il canone laterale. Da qualche anno ospitiamo nella nostra rassegna registi che compongono una nuova antologia del cinema: Yorgos Lanthimos e Lav Diaz nelle scorse edizioni, Apichatpong Weerasethakul, Tsai Ming-liang e Paolo Gioli in quella di quest’anno.

laterale festival giulia vallone

Night Colonies – 2021 – Apichatpong Weerasethakul (Thailand) – 14′

Li abbiamo scelti proprio per la maniera in cui ciascuno condensa aspetti di ciò che per noi è il cinema laterale. Il mistero del cinema di Apichatpong Weerasethakul: il suo narrare l’enigma della trasmigrazione delle anime all’interno di un telaio antinarrativo, la capacità di comunicare senso senza offrire significati manifesti. La natura contemplativa dell’opera di Tsai Ming-liang: l’esperienza filmica che dilata il tempo fino a romperlo, che ferma lo sguardo sui dettagli per trarre tutta la potenza contenuta nelle minuzie. E poi la cifra artigianale e materica del cinema di Paolo Gioli, la sua maestria nell’intrecciare l’indagine su corpo e movimento alla riflessione sul mezzo filmico.

L’opera di Carlo Duina torna per il secondo anno al Laterale con una Mostra, un’opera che si caratterizza certamente per dinamismo e azione. È una scelta voluta per paradosso, poiché abbiamo attraversato (in parte ancora siamo in quella fase) una dimensione di stasi? L’artista lo ha definito “un assalto al futuro che tarda ad arrivare” “In un periodo grigio in cui il tempo si è fermato.

Per noi è un onore e un piacere replicare il sodalizio con Carlo Duina, poter continuare a godere del modo in cui la sua arte imprime l’identità del festival.

La suggestione dell’artwork di quest’anno si potrebbe definire una caduta a precipizio, verso il baratro ma anche verso il futuro.

Sì, credo che la dimensione di stasi che abbiamo esperito e continuiamo ad attraversare – e più precisamente il senso di urgenza che ha ispirato nelle vite di tutti noi – possa aver contribuito a portare a galla questa immagine. D’altra parte ritengo che l’esigenza di assalire il futuro, di irrompere nello spazio e nel tempo e agire, sia connaturata in un certo senso al fare arte, indipendentemente dal contesto storico in cui si è inseriti e dagli stimoli che ne possono derivare.

Lo slancio ad aggredire il presente per cercare un futuro diverso esiste per via della connotazione stessa del presente: rotto, manomesso, contraffatto.

Il Laterale può definirsi in un certo senso un Laboratorio non solo di cinema quindi?

Senz’altro. È quello che cerchiamo di costruire anno dopo anno: fare del festival un’occasione di dialogo e di reciproca contaminazione tra linguaggi diversi. Lo abbiamo fatto lo scorso anno esponendo in sala le abrasioni di Mattia Leo, accompagnate dalle musiche di Remo De Vico, e lo faremo quest’anno ospitando il ciclo di sei opere Dialoghi con le memorie di Carlo Duina, che siamo felici di presentare in anteprima accompagnato da un’installazione sonora a cura del Laboratorio elettroacustico del Museo interattivo di Archeologia Informatica (MIAI) di Cosenza.

La stessa ricerca tentiamo di riproporla nei paratesti che accompagnano le proiezioni: nei libretti che raccolgono le sinossi dei film, pensati per essere degli oggetti da collezione, e nell’Aforismario laterale che diffondiamo tra il pubblico ogni anno.

Il nostro intento è amplificare le suggestioni delle visioni cinematografiche, trasformando lo spazio del cinema in un luogo ibrido, in un tempio che possa accogliere tante espressioni artistiche.

The Night – 2021 – Tsai Ming-Liang (Taiwan) – 20′

I film da non perdere della selezione?

Non posso non citare i tre grandi nomi di questa edizione, Apichatpong Weerasethakul, Tsai Ming-liang, Paolo Gioli.

Aggiungo, tra le pellicole che più mi hanno colpito, Asha di Federico Barni: un film che ci trascina in un’esplorazione misteriosa al seguito di un cane, spingendoci ad abbandonare i sensi umani per fare nostri quelli animali, gli unici capaci di carpire i nessi segreti tra le cose e di percepirne l’essenza più segreta. C’è una ricognizione senza cognizione, una ricerca continua del reperto, del recondito, sulla scia di una traccia invisibile. Si tratta di un film singolare. Per certi versi molto canonico, per altri inconsueto: un perfetto equilibrio di convenzione e straniamento.

Laterale Film Festival 2022, festival del cortometraggio sperimentale

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