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IN SALA

‘Fabian – going to the dogs’: attualità di un capolavoro nel tempo. Come passare tre ore splendide?

Intreccio di cinema, amore, guerra e poesia: l'opera d'arte vera? Quella che non invecchia mai!

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Fabian - Going to the Dogs

“L’amore è un hobby per cui usi il tuo corpo”

Presentato in concorso al Festival di Berlino, splendido adattamento dell’omonimo e potente romanzo di Erich Kästner, Fabian- Going to the Dogs, uscirà nelle sale il 18 agosto.

Lo stile avveniristico del testo del 1931 era già ispirato dal cinema poiché in modo molto originale applicava i trucchi del montaggio cinematografico alla parola scritta. Di conseguenza anche il film di Dominik Graf, rispecchiando l’idea iniziale, risente di tecniche miste, montaggio veloce. Con uno stile visivo tra il contemporaneo e l’estetica anni ’30, incarna filmati d’epoca della repubblica di Weimar, spezzoni in bianco e nero, tratti dall’archivio dei tempi distesi su una seducente Berlino.

Il risultato è quindi mosso, elegante, veloce e con dialoghi altamente originali e imperdibili

La locandina

La potenza del titolo e la sua metafora

Una delle espressioni idiomatiche inglesi più strane è proprio quella di “going to the dogs”. Forse non tutti sanno però il vero significato: Going to the dogs significa infatti ‘andare in malora’, come se andare in malora centrasse coi cani che spesso hanno più dignità degli esseri umani.

Al di la della metafora “andare in malora” rappresenta il senso greco di ‘hybris’, del momento storico non solo passato, ma anche contemporaneo. L’era tragica, edonistica e disfunzionale, le notti selvagge dei locali stravaganti della città, mentre si brama il ritorno della decenza in una società totalmente smarrita, è il perfetto senso del titolo.

La sinossi di “Fabian – going to the dogs”

Berlino, 1931. Durante il giorno Jakob Fabian (il credibile Tom Schilling) mente brillante e probabile romanziere, lavora nel dipartimento pubblicitario di una fabbrica di sigarette, mentre la notte passa il suo tempo tra locali, bordelli e atelier di artisti con il suo facoltoso amico Labude (Albrecht Schuch). Quando incontra Cornelia (Saskia Rosendahl), bella e sicura di sé, Fabian riesce per un momento a mettere da parte la sua visione nichilista del mondo. S’innamora. La felicità però non dura. Mentre lui viene licenziato, Cornelia riesce a sfondare come attrice, scendendo però a compromessi con il suo stesso produttore.

‘La gente non ha tempo per gli angeli’

La recensione e le tematiche

Nel sottofondo emergono i fantasmi della prima guerra mondiale, della recessione, dell’ascesa del nazionalsocialismo. La storia nazionale si applica quindi a quella privata dei tre amici: anime pure e non. La gente non ha tempo per gli angeli – si dice infatti.

Altra protagonista del film è poi la Berlino anni ’30, definita dal potenziale scrittore come Sodoma e Gomorra. Algida, decadente, fintamente libera, dissoluta e, in sostanza, prigioniera di sé stessa, avvalorata dai crescenti nazisti che urlano per le strade.

La bravura del regista è quella di sfruttare il passato per avvicinarsi e registrare un presente che pare identico: risultati nefasti di una guerra, disoccupazione, inflazione, povertà e violenza, impotenza dei giovani di fronte a un potere già assegnato ai meno dotati, sono le stesse tematiche, oggi come allora.

In effetti, quella stessa dissoluzione, evidente nel ritratto del film della decadente Berlino, che nonostante la sua permissività era tutt’altro che illuminata, diviene icona odierna di incapacità politica, violenza anche giornalistica, omicidi ed efferatezze varie, come quella che tocca uno dei protagonisti.

Per non parlare poi dell’impotenza che paralizza i giovani, pur dotati di menti brillanti, di opporsi ai gestori del potere e alla stupidità di coloro a cui notoriamente viene assegnato. Vedesi Labude e il ruolo universitario. Ora come allora, appunto, nulla cambia.

Il film illumina anche bene questi aspetti fondamentali: il potere, lo scendere a compromessi con esso, economia e creatività, le regole del successo e coloro che non sono disposti ad accettarle come l’angelico o troppo puro, quindi vero artista, Jakob Fabian.

Se vogliamo il film, epurandolo da tutto il resto, in nuce narra proprio di questo: ascesa, percezione e caduta di un vero artista!

Il cast di ‘Fabian – going to the dogs’

Gli attori sono tutti perfetti con ritmi e facce calibrate sui caratteri. Poetico e ottocentesco il protagonista , TOM SCHILLING morboso l’amico Labude  ALBRECHT SCHUCH, elegante ma disposta a tutto SASKIA ROSENDAHL

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La produzione

Prodotto dalla tedesca Lupa Film, presentato in concorso al 71° Festival di Berlino e in anteprima italiana all’Ischia Global Fest 2022, Fabian – Going to the Dogs uscirà nelle sale italiane il prossimo 18 agosto distribuito da Pier Francesco Aiello per PFA Films e Pietro Peligra per RS Productions. E’ venduto all’estero da Les Films du Losange. 

Graf, uno dei più importanti registi tedeschi

‘Com’è far parte di un’era spezzata? Ci si può sentire abbastanza normali quando il mondo sta finendo intorno a te?’ Queste la domande primaria del regista nel realizzare Fabian.

Graf è uno dei più importanti registi tedeschi, con opere lodate come “The Cat”, “A Map of the Heart”, “Beloved Sisters” . Con “Fabian”, esplora un’era passata che però rispecchia molto la nostra: la sessualità, in una società misogina, è sempre un tema importante.

Il trailer

 

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'Fabian - going to the dogs'

  • Anno: 2021
  • Durata: 176''
  • Distribuzione: PFA Films -RS Productions
  • Genere: Dramma - storico
  • Nazionalita: Germania
  • Regia: Dominik Graf
  • Data di uscita: 18-August-2022