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MEDFILM FESTIVAL

‘Le Bleu Du Caftan’: quando un abito racchiude la storia di un amore e di un Paese.

Il film marocchino di apertura del MEDFILMFESTIVAL, Le Bleu du Caftan di Maryam Touzani (presto nelle sale italiane grazie a Movies Inspired) e presentato nella sezione Un Certain Regard a Cannes 75 è un inno alla compassione, alla nobiltà d’animo e un omaggio ai lavori artigianali che vanno scomparendo.

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Le Bleu Du Caftan

Difficile non amare il poetico e visivamente suntuoso film Le Bleu du Caftan (The Caftan Blue) della regista marocchina Maryam Touzami, co-sceneggiato con suo marito Nabil Ayouch e presentato il 3 Novembre al MedFilmFestival 2022 oltre che al 75° Festival di Cannes nella sezione Un Certain Regard.

Un’opera in cui ogni scena è un inno alla bellezza, degli occhi e del cuore, e dove la cura dei dettagli, nella sartoria come negli affetti più cari, è un elemento di orgoglio e di soddisfazione personale: lavorare ed amare con la stessa accurata attenzione fanno la differenza nella vita. Si descrive l’amore nella sua accezione più ampia: nelle sue differenze e complessità, nei suoi gesti quotidiani, nel rispetto come ricetta di vita, “finché morte non ci separi”. Il secondo film della regista Touzami – che aveva esordito nel 2019 con l’intenso Adam, storia di solidarietà fra due donne, anch’esso presentato in Un Certain Regard – ha vinto il premio FIPRESCI al 75° Festival di Cannes.

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Cucire e tessere i caftani e la vita

Nel Marocco moderno, fra le viuzze di Salé, una coppia di mezza età possiede “casa e bottega” nel cuore della medina: Halim, l’affascinante attore palestinese Saleh Bakriù (visto di recente in Costa Brava, Libano), interpreta il ruolo di un sarto, un mâalem (un maestro d’arte o d’artigianato), che ha ereditato il negozio e il mestiere dal padre ed ancora cuce tutti gli abiti a mano, in particolare dei preziosi caftani, decorati con fili d’oro che necessitano molto tempo e dedizione per essere confezionati. É uno degli ultimi artigiani a portare avanti le antiche tradizioni, in un mondo, quello della sartoria, che ormai si affida alle macchine per produrre più rapidamente un numero maggiore di capi di vestiario, ovviamente a discapito della qualità. Mina, sua moglie (la bravissima attrice belga di origine marocchina Lubna Azabal), è una donna intelligente e vitale, purtroppo affetta, si scoprirà nel corso del film, da una bruttissima malattia: è lei l’anima del negozio e della casa, ama il marito e le piccole gioie quotidiane, come mangiare i mandarini ed annusarne il profumo o passeggiare e prendere il caffè col marito. I due si amano teneramente ma Halim nasconde un segreto, un’omosessualità repressa nella vita pubblica, cui dà sfogo, periodicamente, con incontri fortuiti negli hammam.

La magnifica fotografia di Virginie Surdej, che coglie luci e ombre dentro e fuori la bottega, individuando sguardi e sottintesi, nei corpi e negli abiti, nei colori caldi del mercato e delle stoffe, nella medina, nell’hammam e nella bella casa dove la coppia ha vissuto per 25 anni, accompagna la narrazione come un elemento portante della stessa, dando il giusto rilievo a ogni sfumatura, a ogni emozione dei protagonisti.

Le Bleu du Caftan, il film di Maryam Touzani a Cannes 2022 - The Wom

Il Marocco fra tradizione e modernità

Al centro dell’opera la realizzazione, paziente e minuziosa, di un caftano di seta blu, commissionato al maâlem da una donna ricca e potente, un capo di abbigliamento simbolo della paziente costruzione dei legami autentici, dell’importanza della dedizione e della trasmissione di cultura alle nuove generazioni. Il destino finale del prezioso caftano blu sarà altro da quello iniziale, laddove sopra ogni altra cosa vige la ‘legge morale dentro di noi’.

Così la regista tesse nel film la trama della solidarietà umana e della nobiltà d’animo, oltre la paura, la diversità, la morte, come il mâalem cuce e ricama con pazienza giorno dopo giorno, con amore assoluto, le varie parti di stoffa e di filo dorato che andranno a comporre un prodotto finale senza tempo, diverso da ogni altro, unico.

“C’è un caftano che attraversa il film – racconta la regista – mi sono ispirata a un caftano di oltre cinquant’anni fa, che ho ricevuto da mia madre. Da bambina fantasticavo di indossare questo lussuoso caftano, fatto a mano, alla vecchia maniera, da un maâlem. Quando l’ho finalmente indossato, non molto tempo fa, sono rimasta commossa dal simbolismo relativo alla trasmissione culturale che il caftano incarnava. Il fatto che mi sia stato trasmesso da mia madre ovviamente, ma anche tutto il tempo speso da una persona, il mâalem, per realizzarlo mi hanno profondamente toccato. Immaginavo tutti i caffè che aveva bevuto mentre lo cuciva, tutte le ore trascorse piegato sul suo lavoro, sentivo la forza del legame che lo univa a questo pezzo di stoffa che stava trasformando a poco a poco in un’opera d’arte”.

Le bleu du caftan Un giovane apprendista fra moglie e marito

La necessità di assumere un apprendista – già altri erano passati nella bottega – diventa urgente quando Halim e Mina accettano il lungo e complesso lavoro del caftano, che verrà prodotto a mano con una magnifica seta blu, cui si dovranno dedicare tempo ed energie sottraendole al lavoro ordinario, un abito che non si rovinerà mai essendo fatto a mano. L’arrivo del giovane Youssef (il simpatico attore Ayoub Messioui, dallo sguardo penetrante), apprendista sarto, già con una certa esperienza professionale, metterà in subbuglio il cuore di Halim (un sentimento ricambiato), ma senza creare scossoni al tran tran quotidiano della coppia, anzi con l’assorbimento di un nuovo affetto, quasi filiale, per Youssef, specialmente nel periodo più difficile della malattia di Mina. Se il giovane apprendista si innamora di Halim, Mina – che pure inizialmente, temendo di avere un rivale, accusa senza prove Youssef per il furto di una stoffa, salvo poi chiedergli perdono – si rende conto di avere invece un alleato, forse il figlio che non ha mai avuto.

L’alone della morte fa cadere tabù e non detti fra i tre protagonisti che, in alcune scene del film, si abbandonano a momenti di affettuosa intimità, una danza, un pranzo, uno scambio di confidenze e gentilezze, momenti felici da tenere in memoria.

Il film è un diario in cui le emozioni che provano i personaggi sono scritte ogni giorno – prosegue la regista – il caftano nel film si intreccia poco a poco e intreccia anche i legami tra i protagonisti. Il caftano sarà per Halim anche un modo per curare le sue ferite con ago e filo. L’uomo realizza magnifici caftani che le donne possono indossare in pieno giorno, mentre lui deve soffocare un’intera parte del suo essere, nascondersi, radere le pareti. La parte di lui che cerca di nascondere può essere esposta nei suoi caftani. Il mio è un film che dà uno sguardo alle cose e racconta personaggi, emozioni. Quello che volevo era che ciascuno di noi, nel vedere il film, prendesse tempo per capire i personaggi, mettendosi nei loro panni, non giudicandoli, cercando di comprendere la loro forza e fragilità, le loro paure e le loro zone d’ombra, percorrendo l’intero percorso con loro, entrando nel sentimento dell’esperienza della loro vita.”

Le Bleu Du Caftan è una produzione francese di Les Films du Nouveau Monde, danese con Snowglobe, belga con Velvet Films e marocchina, con Ali n’ Productions. Le vendite internazionali sono state affidate a Films Boutique. Il film uscirá nelle sale italiane grazie a Movies Inspired

 

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Le Bleu Du Caftan

  • Durata: 1.58 minuti
  • Distribuzione: Films Boutique
  • Genere: drammatico
  • Nazionalita: Francia, Marocco, Danimarca, Belgio
  • Regia: Maryam Touzami