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‘La Tana’ conversazione con Beatrice Baldacci

Tra paura e desiderio La Tana di Beatrice Baldacci è un racconto di formazione articolato su più livelli di realtà

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Tra paura e desiderio La Tana è un racconto di formazione articolato su più livelli di realtà.  Presentato in anteprima alla Biennale College del Festival Venezia 2021  de La Tana abbiamo parlato con la regista lBeatrice Baldacci.

La Tana è distribuito da PFA Films

La tana di Beatrice Baldacci

Sono rimasto colpito dall’efficacia dell’introduzione che funziona sia come presentazione del protagonista maschile, sia come descrizione dell’alveo di protezione costruitogli attorno dai genitori e dall’ambiente naturale. A quel punto l’entrata in campo di Lia, il suo irrompere all’interno di uno spazio chiuso ed esclusivo crea una rottura anche visiva oltre che narrativa con il preesistente.

Sì, infatti nel creare la struttura narrativa del film insieme a Edoardo Puma (sceneggiatore, ndr) avevamo in mente di svelare la personalità della ragazza con gradualità, di approcciarla da lontano e da un altro punto di vista che è quello di Giulio. Volevamo farlo con lo stesso movimento interno che scandisce il tormento di Lia, avvicinandoci al suo dolore con la stessa difficoltà che lei ha nel raccontarlo, materializzando gli ostacoli che lei trova dentro di sé. In questo caso abbiamo cercato di farlo con gli occhi di Giulio, un ragazzo molto differente da lei: ancora abbastanza ingenuo e con una famiglia capace di isolarlo rispetto ai pericoli del mondo.

Emblematica a tal proposito la scena in cui, attraverso una inquadratura frontale, lo mostri nel giorno del compleanno, soffocato dai corpi dei genitori. In mezzo a loro Giulio sembra ancora un bambino tant’è che padre e madre si rivolgono a lui con appellativi tipici di quell’età. 

Esatto. Abbiamo raccontato questa famiglia abbastanza affettuosa, ma anche un po’ soffocante nei confronti di Giulio. Al contrario Lia si ritrova sola ad affrontare la situazione opposta. È questa che l’ha fatta crescere in fretta e conoscere il mondo meglio di Giulio.

L’inizio

In questa lunga introduzione il racconto è costruito attraverso dettagli su cui ti soffermi senza la necessità di aggiungere parole. Mi riferisco alla presentazione del personaggio maschile, caratterizzata da azioni che rimandano alla sua predisposizione interiore. Dapprima lo vediamo compiere lavori maschili in cui è necessario avere molta forza fisica, poi impegnato a piantare dei fiori. Il montaggio alternato ci parla di due aspetti della sua persona; di una solidità materiale che non esclude la presenza di una grande sensibilità.

Esatto, il personaggio di Giulio è giocato su questa mascolinità a volte ribaltata da una personalità delicatissima. Lui è una persona molto dolce rispetto a come ci appare Lia nel corso del primo incontro. Quello che mi interessava era collocare due corpi giovani all’interno di una cornice più grande, quella della natura, ovvero in un contesto che simboleggia una rinascita. D’altronde questo è il percorso che si trovano ad affrontare: la presenza della morte non è fine a se stessa ma è foriera di qualcosa che si rigenera come appunto fa la natura.

Lia ne La tana di Beatrice Baldacci

Per quanto detto non è un caso che il loro incontro venga presentato con forme e stilemi da film horror. L’entrata in campo di Lia è talmente sconvolgente per Giulio da rappresentare una possibile minaccia e tu ne restituisci la sensazione come si farebbe in quel genere di lungometraggi. Lo testimonia la prima reazione di Giulio, istintivamente pronto a divincolarsene per continuare a camminare sui propri passi.

Sì, perché Lia, essendo un personaggio così ambiguo, appare molto respingente. Avevamo bisogno di rendere la sensazione di sconvolgimento subita da Giulio, di colpo sottratto alla propria quiete. Per questo all’inizio l’abbiamo presentata come una presenza sfuggente: quando lo vede mentre guida il trattore non capisce se è un uomo o una donna.

Lia è una presenza minacciosa e fantasmatica. D’altronde La Tana, tra le altre cose, racconta i fantasmi dell’amore.

Esatto. Ognuna di queste scene doveva creare un forte impatto. Per esempio in quella ambientata di fronte al lago lei sembra una sorta di ninfa malefica.

La scena di fronte al lago

In quella, in particolare, Lia sembra veramente incarnare la natura: un po’ perché apparendo dal nulla è come se fosse emanazione della wilderness di quell’ambiente; un po’ per il modo di presentarci la sua nudità, diretta e istintiva, priva di sovrastrutture e dunque in perfetta armonia con la realtà di quel momento. A differenza di Giulio, in difficoltà a lasciarsi andare a causa di una spontaneità mediata dal bisogno di riflessione.

Sì, Lia è completamente a suo agio con la sua nudità, è una cosa che vive in maniera molto naturale. Come dicevi, in quella scena lei appare dal nulla, forse dall’acqua; non si capisce da dove sia arrivata per cui sembra una ninfa uscita dalla natura. Parliamo di una scena importante nella quale è contenuto parte di quanto volevo raccontare, e cioè la sensualità di questi corpi giovani, fonti di un erotismo che però risulta molto bambinesco.

Per come l’hai costruita, con stacchi di montaggio e presenza del fuori campo, questa scena incarna il mistero del rapporto amoroso, di quel mix di attrazione e paura che accompagna l’iniziazione sessuale. Nella tua composizione ricorri a una serie di escamotage narrativi in cui la mancanza di logica tra azione e reazione pone in essere l’arcano della conoscenza amorosa.

Concordo con te e soprattutto in quella scena al lago mi piaceva raccontare l’imprevedibilità di Lia che poi è quella dell’amore. Giulio rimane sconcertato davanti ai comportamenti di questa ragazza che a tratti gli sembra persino folle tanto non è abituato a questo tipo di rapporto. Il rimanerne assoggettato dipende dalla fascinazione del mistero.

Parliamo di un contesto in cui Eros e Thanatos si manifestano facendola da padrone.

Esatto, è un tormento che ti attira ma allo stesso tempo ti danneggia. Lo abbiamo messo in scena come una sorta di noir.

Altre scene del film

Un’altra scena importante è quella in cui Giulio si masturba davanti a una sorta di feritoia che in qualche modo rappresenta l’organo sessuale femminile. Peraltro lui smette di toccarsi proprio nel momento in cui da lontano vede la sagoma di un uomo all’interno della casa di Lia. Oltre a chiederti se era questa la tua intenzione, sembra trattarsi di una sequenza paradigmatica rispetto alla messinscena del paesaggio che è reale ma allo stesso tempo simbolico e ancestrale.

Sì, l’intenzione era più che altro di riversare il desiderio sessuale anche sugli oggetti: nel caso specifico su quella casa che Giulio riesce a scorgere tra la vegetazione. L’abitazione è sempre stata lì senza diventare mai un elemento di interesse. Solo con l’arrivo di Lia la trasforma in oggetto del desiderio. Mi interessava trasportare questo desiderio su un elemento in grado di rappresentarne il mistero. Nel paesaggio del film la casa di Lia aveva la capacità di incarnarlo più di altri anche per il suo aspetto spettrale.

Corpi e luoghi ne La tana di Beatrice Baldacci

La Tana è un’opera visivamente molto ricca in cui le immagini sono in grado di comunicare il senso della storia. In tale contesto accade che il film sia scandito dalle case dei protagonisti e dal loro modo di occupare la scena: dapprima al centro del quadro c’è l’abitazione di Giulio, poi quella di Lia; infine assistiamo a una sorta di avvicinamento e di dialogo tra le due case, prima del ripristino della distanze che riportano la storia alle sue premesse. In questo movimento i corpi e le dimore diventano una sola cosa sola. Di conseguenza l’entrata e l’uscita dalle stesse diventa mimesi dell’atto sessuale.

Certo. Infatti nel film la dialettica tra il dentro e il fuori è molto importante. La casa di Lia è una tana inaccessibile fino a quando Giulio riesce a entrarvi e dunque ad avere il primo rapporto sessuale con la ragazza. A quel punto lui entra dentro di lei in maniera più intima, ne conosce la storia segreta. Con Giulio a entrare è anche l’esterno e dunque la natura che fin lì era rimasta fuori.

La prova che il racconto si svolge su più livelli di realtà è confermato dalla fattura dell’ultima scena in cui la simmetria di sguardo dei protagonisti deforma lo spazio che separa le due case facendole sembrare vicinissime fino a quando, con un carrellata all’indietro, decidi di riportale alla loro distanza naturale. È chiaro che ad andare in scena è il movimento interiore dei personaggi e gli esiti del viaggio esistenziale da loro compiuto.

Sì! Il movimento all’indietro indica da lì in poi la distanza fisica ed emotiva tra i due ragazzi. Ancora una volta viene ribadito quanto sia importante il rapporto tra le case perché anche il modo in cui Lia e Giulio si guardano è sempre filtrato dalla distanza esistente tra le due dimore. Dapprima è lui a spiarla attraverso la finestra, poi tocca a lei fare la stessa cosa. Anche la prima volta che succede, Giulio è costretto ad arrampicarsi sul muro per scorgere cosa accade all’interno dell’abitazione di Lia. Nel farlo è come se lui aggredisse quella casa e di conseguenza lei.    

La invade come fa un amante appassionato.

Esattamente.

Le immagini della terra

La tana è allo stesso tempo un racconto di formazione, ma anche di un rito di passaggio, quello dalla vita alla morte a cui tu arrivi attraverso il disvelamento di un mistero portato avanti come accade nei noir, con piccoli dettagli apparentemente marginali alla storia e invece centrali in termini di significato. Mi riferisco alle immagini della terra scavata da Giulio, a quelle in cui i ragazzi fingono una sorta di sepoltura, e ancora al seme e al fiore sotterrati nel sottosuolo, chiara allusione ai cicli della vita con cui i ragazzi dovranno fare conoscenza.  

Sì, infatti per me quelle scene rappresentano il rapporto tra la vita e e la morte, con la presenza della natura che contiene e simboleggia entrambi questi passaggi. Da qui il tentativo di rievocare questo rapporto che è soprattutto inconscio e ancestrale. Il fatto che Giulio in qualche modo porta questa natura più “benigna” nella vita di Lia mi interessava come passaggio di testimone perché alla fine questi sono due ragazzi che nel pieno della loro giovinezza si trovano a confrontarsi con la morte, con la decadenza del corpo e con la malattia, ovvero a tutto quello che è l’opposto di loro.

La vita e il contrasto tra interno ed esterno

Anche nelle scene più prosaiche si nasconde il riflesso della vita e di come questa venga interpretata da parte dei protagonisti. Nella prima parte molte di queste anticipano quelli che saranno i ruoli dei protagonisti, con Giulio preposto ad attività fisiche e materiali e Lia preposta a dettarne le regole. Giulio in qualche maniera si rivelerà essere una sorta di nocchiere e di araldo della ragazza, pronto ad aiutarla nel compimento del suo viaggio. 

Sì, esatto, all’interno della corazza emotiva in cui si è chiusa Lia il ragazzo porta una sorta di amore. Lei cerca dolore e pericolo per far tacere la sua sofferenza. Cosa che mette a dura prova gli sforzi di Giulio che alla fine rimarrà escluso da una sofferenza che appartiene esclusivamente alla ragazza.

A proposito della dialettica tra interno ed esterno mi pare si possa dire che il primo rappresenta la parte più prosaica della vita, ivi compresa la morte, il secondo quello della possibilità.

Questo è un concetto nato all’inizio della scrittura: la tana in qualche modo è un luogo sicuro in cui ci si nasconde, ma anche dove si va a morire. È qualcosa che protegge, ma che a volte uccide. La scena in cui Laura, la madre di Lia, esce per la prima volta dalla tana, ovvero dalla casa, il mondo esterno si trasforma in un momento di pericolo, quello che comunque stabilirà le sorti della sua vita, obbligandola a tornare dentro la tana per dare corso al suo destino.

Gli interpreti de La tana di Beatrice Baldacci

Gli attori avevano un compito non facile perché le loro interpretazioni dovevano tenere conto dei diversi livelli di realtà della storia: essere verosimili, ma anche lasciare spazio all’immaginazione.   

Nel momento in cui abbiamo scritto avevo visto Irene Vetere nel film di Virzì (Notti magiche, ndr) e di lei mi aveva colpito lo sguardo, con questi occhi simili a quelli di un animale, vuoti, ma allo stesso tempo con tante cose dentro. Questa ambiguità mi affascinava molto e credevo fosse perfetta per il film. L’ho contattata direttamente su Instagram dicendole che non avrei mai fatto il film senza di lei. Poi, con la casting del film, Giulia Tivelli, abbiamo fatto i provini per gli altri ruoli. Lorenzo Loi lo abbiamo scelto anche perché a me piace trovare negli attori  degli aspetti in comune con il personaggio e lui di suo è un ragazzo molto timido, dunque mi sembrava perfetto per il ruolo. La ricerca più difficile è stata quella per il ruolo di Laura, la madre di Lia, perché volevo un corpo che avesse delle somiglianze con Irene e che allo stesso tempo fosse molto provato da questa malattia. All’ultimo momento abbiamo trovato Helen Nardini, capace di fare un lavoro pazzesco mettendosi in gioco con il suo corpo al cento per cento. La tana è un film piccolo, con pochissimo budget, di conseguenza con pochissimo tempo per girare. Abbiamo fatto un mese e mezzo di prove, con io che li tormentavo, costringendoli a rimanere nei personaggi anche quando andavamo fuori a mangiare. Abbiamo fatto un lavoro di totale immedesimazione e loro hanno messo tantissimo delle loro storie personali.

Il cinema di Beatrice Baldacci oltre La tana

Da spettatrice che cinema ti piace?

Mi piace il cinema intimista, quello capace di rendere grandi il racconto delle piccole cose. In questo senso A Chiara è stato un film che mi ha lasciato senza parole. Jonas Carpignano è un regista che mi piace molto. In generale amo i film che non siano solo spettacolo, ma che compiono una ricerca sull’essere umano.

Il trailer del film

La Tana ad Alice nella città l’opera prima di Beatrice Baldacci

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La Tana di Beatrice Baldacci

  • Anno: 2022
  • Durata: 88
  • Distribuzione: PFA Films
  • Genere: drammatico
  • Nazionalita: Italia
  • Regia: Beatrice Baldacci
  • Data di uscita: 28-April-2022