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Pamela Villoresi: una vita nel mondo dello spettacolo. Intervista all’attrice

Dall'esordio giovanissima sul palcoscenico teatrale alla riconquista del cinema grazie a Paolo Sorrentino

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Una vita tra teatro e cinema, sempre ad alti livelli, quella di Pamela Villoresi, attualmente direttrice del Teatro Stabile Biondo di Palermo. Nata a Prato, la Villoresi continua ad essere impegnata, oltre che nel teatro, sua grande passione, anche nella tv e nel cinema. Abbiamo tratteggiato, con lei, alcuni momenti della sua carriera.

Pamela Villoresi: gli esordi

Quando e come hai iniziato ad avvicinarti al mondo dello spettacolo?

In India direbbero karma, noi diremmo destino o talento che fortunatamente mi sono ritrovata fin da piccola. Per fortuna ero in una città (Prato) culturalmente attiva e ho potuto frequentare il teatro Metastasio già da piccola. Grazie alle suore ho avuto la possibilità di esprimere il mio talento fin dalle scuole. Mi facevano fare la protagonista in tutti gli spettacoli di fine anno alle elementari e già alle medie avevo deciso che avrei fatto l’attrice da grande. Sono molti i bambini che a quell’età sognano di diventare grandi star, ma poi io l’ho fatto veramente. Alla fine della terza media avevo le idee sempre più chiare riguardo il mio futuro: volevo andare all’Accademia d’arte drammatica. E i miei genitori, spinti dal mio grande entusiasmo, iniziarono a informarsi al riguardo per scoprire, purtroppo, che non era possibile accedervi perché all’epoca occorreva aver compiuto sedici anni. Per questo, hanno provato a convincermi a iscrivermi in una scuola qualunque sperando che, in questo modo, avrei cambiato idea col passare del tempo.

Ma questo non avvenne perché, una volta entrata in prima superiore, a Prato fu aperto il Teatro Studio con Paolo Magelli e io approfittai per iscrivermi subito. Ci tengo a precisare che, oltre che da me, il Teatro Studio è stato frequentato da altri grandi nomi; tra questi Roberto Benigni. Dopo solo un anno e mezzo ci fu il saggio e io ottenni il ruolo della protagonista. Abbandonai finalmente la scuola quando avevo quindici anni, non perché non mi piacesse studiare, ma perché finalmente stavo inseguendo il mio sogno, e feci il mio primo libretto di lavoro nel 1972 e da allora non ho mai smesso.

pamela villoresi

Il rapporto dell’attrice con il cinema

Molto legata al teatro, hai lavorato e continui a lavorare anche nel cinema e nella televisione. E, nella tua carriera, hai avuto modo di confrontarti con grandi nomi italiani di livello internazionale, da Ettore Scola ai fratelli Taviani, passando per Nino Manfredi fino ad arrivare a Paolo Sorrentino. Com’è stato lavorare con loro?

Lavorare con attori e registi italiani, ma di livello internazionale è stato bello. Con loro mi sono trovata sempre bene, anche se, avendo fatto sempre più teatro che cinema, mi sentivo sempre un pesce fuor d’acqua. Negli anni è quasi come se la sicurezza e il piacere di stare dietro la macchina da presa fossero diminuiti. Ed è una sensazione che mi ha tolto Sorrentino. Lui è un grandissimo maestro, non gli sfugge niente, è sempre molto attento, soprattutto nella recitazione, anche con duecento comparse. E mi ha ridato un po’ di voglia di fare cinema, di rimettermi in gioco. Anche se, ora con la direzione del Teatro, faccio meno l’attrice rispetto a prima.

A proposito di Sorrentino, quando avete girato La grande bellezza, vi aspettavate un successo del genere e soprattutto la vittoria agli Oscar?

Indubbiamente ci ha fatto molto piacere vincere. E lui se lo merita perché è veramente un grande artista. Spero in futuro di poter collaborare nuovamente con lui. Mi piacerebbe molto. Ho fatto adesso un provino per lui per un nuovo film. E sono in attesa di risposta.

Il teatro di Pamela Villoresi

Come influiscono la vita di ogni giorno, la consapevolezza e la crescita nella scelta dei personaggi? Sicuramente c’è un’evoluzione nei tuoi ruoli.

Dovendo scegliere un personaggio, potendo, è chiaro che tendo a scegliere delle icone femminili che siano da traino, da incoraggiamento. Un caso è il mio ruolo più recente, quello di Frida Kahlo che non ho scelto io direttamente. E che ha dato vita alla creazione di uno spettacolo multidisciplinare con parola e pittura.

Potendo scegliere, qual è il personaggio al quale Pamela Villoresi si sente più vicina?

Tra i vari personaggi che ho interpretato, tra teatro e grande schermo, sceglierei Didone perché è creativa ed è una grande sovrana che sembra tanto forte, ma che poi cade appena arriva l’Enea di turno. Il suo personaggio è anche quello che mi fa più tenerezza. Così come quello di Frida, perché sono donne (una del mito e una reale) che hanno saputo fare di situazioni anche drammatiche un punto di forza. Sono forse i due personaggi ai quali mi sento più legata e nei quali mi riconosco maggiormente perché hanno imposto al mondo quello che volevano essere, vivere e fare.

Il rapporto tra l’essere attrice e direttrice di un teatro

Quanto influisce essere attrice nelle scelte del cartellone e della direzione?

Ho molta attenzione agli attori. Dirigo un teatro in una terra di emorragia dove i giovani sono sempre dovuti andare via. E per questo, durante il lockdown, abbiamo lavorato per far diventare la scuola il primo corso di laurea in Italia in recitazione e professioni della scena; per cui, invece di andare via, adesso i giovani vengono dal resto d’Italia a fare la scuola da noi. Sto cercando di tenere un equilibrio di genere. E cerco anche di chiamare artisti e registi internazionali per farli lavorare con i nostri giovani. Tra poco faccio cinquant’ anni di teatro e devo dire che è bello, dopo questo traguardo, passare il testimone nel momento giusto. Sono un po’ un capitano di una nave e un po’ una madre di famiglia.

I ruoli più recenti di Pamela Villoresi

Uno dei film più recenti al quale hai preso parte è Orecchie di Alessandro Aronadio. Com’è stato girare quel film?

Mi è piaciuto molto girare questo film, è stato divertente. Tutti gli attori coinvolti hanno lavorato a titolo completamente gratuito e sono rimasti molto felici ed entusiasti del successo ottenuto.

Ritieni che ci sia un filo conduttore tra i ruoli che hai interpretato?

Non credo. Quello che hanno in comune tutti i miei personaggi è sicuramente il modo di affrontarli che ho imparato con Strehler: uno studio profondo e poi l’abbandono al gioco infinito della creatività. Mi auspico di non lasciare mai niente al caso, di approfondire ogni cosa e di andare a fondo alle tematiche, alle psicologie e ai perché.

E per quanto riguarda progetti futuri?

Per il momento posso solo dire che continuo a essere un ruolo fisso in Don Matteo. Mentre i ruoli a teatro non si possono ancora anticipare.

Sono Veronica e qui puoi trovare altri miei articoli

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