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‘Un professore’ recensione della serie tv di Alessandro D’ Alatri con Alessandro Gassmann

Anche se Un professore non si sottrae ai cliché di tutte le rappresentazioni scolastiche delle fiction tv, è una serie riuscita per scrittura, regia, interpretazioni, musiche. In classifica su Netflix

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Un professore, la serie tv in onda su RaiUno con la sua seconda stagione, arriva con la prima su Netflix e si colloca subito in classifica.

Ha tutti gli ingredienti per piacere: la regia di Alessandro D’Alatri (dopo la resa malinconica del commissario Ricciardi), l’interpretazione di Alessandro Gassmann (in televisione, le tre stagioni de I bastardi di Pizzo Falcone, Io ti cercherò) e un tema, quello scolastico, che coinvolge sempre e comunque spettatori di ogni età.

Ne riproponiamo la recensione, soprattutto per chi incontra la serie per la prima volta.

Un professore la trama

Dante Ballestra è un professore di filosofia che, dopo tanti anni di assenza, torna a Roma per occuparsi di suo figlio Simone (Nicolas Maupas: Nudes). Affascinante e fuori dagli schemi, il professore prende una classe al liceo Leonardo da Vinci, dove applica il suo metodo di insegnamento anticonformista e instaura un rapporto molto particolare con i suoi alunni, tra cui proprio Simone. Ma il suo modo di fare porta presto a confondere la sua vita privata con la vita professionale e il ritorno dal passato di Anita (Claudia Pandolfi), una sua ex fiamma ora madre di Manuel (Damiano Gavino), la “pecora nera” della classe, rende le cose più complesse (tratto da RaiPlay).

un professore

Alessandro Gassmann e Claudia Pandolfi ne “Il professore”

Un professore l’incipit

È mattina. Si va a scuola. I personaggi vengono ripresi al risveglio o mentre escono di casa. Per Dante è il primo giorno di lezione al Leonardo da Vinci; gli si ferma la macchina e deve farsela a piedi. Arriva così, trafelato, ed entra direttamente in 3B: Alessandro Gassmann con il capello un po’ arruffato, la giacca stazzonata, l’aria spavalda di chi non teme una classe di liceali come tanti. Anzi, individua subito il ragazzo problematico e da subito crea le basi di una relazione sana. E riconosce quei ruoli che si giocano nella quotidianità scolastica, e che, una volta esplicitati, si fanno più consapevoli e meno rigidi.

È un professore che conosce le giuste priorità: privilegiare gli adolescenti svantaggiati perché “Quelli bravi ce la fanno da soli”.  Come ha detto Domenico Starnone: “La scuola peggiore si limita a individuare capacità e meriti fin troppo evidenti; la suola migliore scopre capacità e meriti là dove sembrava che non ce ne fossero”. E in questo Dante non può che esserci simpatico.

Lo stereotipo del professore eroe

Però chi di noi ha visto molte narrazioni sulla scuola prega perché almeno lui, al suo primo ingresso in classe, non si sieda sulla cattedra, secondo lo stereotipo del professore eroe, di cui già abbiamo parlato nelle pagine di Taxidrivers:

“L’eroe del quotidiano scolastico funziona così: arriva e si siede sulla cattedra, anziché in cattedra, solitamente un po’ di sbieco, una gamba su e una giù. Guarda gli studenti negli occhi, è molto friendly, diretto, si capisce che mette al primo posto la relazione educativa. La classe lo studia senza entusiasmo, non si fida, e men che meno gli si affida, ma sarà solo questione di tempo. Presto o tardi capirà la sostanziale differenza tra lui (di solito supplente) e gli altri insegnanti logorati dall’abitudine”.

Un professore

Alessandro Gassmann (Dante) alla sua prima lezione in 3 B

Dante risponde in pieno al modello, pur non essendo supplente, né giovane (ma sul fascino, quello, non si discute). Infatti, dopo un approccio molto informale e divertito, invita gli studenti a uscire. Un attimo fuggente, almeno per ora senza dramma, modello serie tv.

Il dramma c’è e lo immaginiamo molto intenso

Però l’elemento drammatico c’è e fa parte del passato nella vita di Dante, che ci viene svelato, un dettaglio alla volta. Sappiamo che riguarda l’infanzia di Simone e ha a che fare con Samuel (il suo rivale, che gli diventa molto presto, forse troppo presto, amico) e con sua madre, Anita. Frammenti di un ospedale, di ambulanze, di un bimbo allettato. Cose che Simone non sa e non deve sapere. E che a noi vengono centellinate.

Sarà sicuramente legato all’abbandono di Simone bambino da parte di Dante, che non gli è mai stato perdonato. Anzi, ora che il padre torna volendosi fare accettare, e invadendo persino il territorio del ragazzo (la scuola!), tutta la rabbia esplode.

Tanto i suoi allievi restano coinvolti nel rapporto con lui e gli si affidano (molto prima che nello stereotipo di cui si parlava; anzi, saltando del tutto il passaggio della diffidenza), tanto più il figlio rimane sospettoso, con lo sguardo torvo, le rivendicazioni, i silenzi o il tono di voce alterato, se costretto a parlare.

Un professore

Alessandro Gassmann, nella biblioteca della scuola in una scena divertita

Ma noi siamo spettatori smaliziati; immaginiamo già che i motivi per cui Dante non è stato un buon padre si sveleranno a poco a poco, insieme alle ragioni della sua assenza. E intuiamo anche che verrà assolto: le ombre, almeno in parte, si dissiperanno. Nonostante questo, D’Alatri e gli sceneggiatori (Sandro Petraglia con Fidel Signorile, Valentina Gaddi Sebastiano Melloni) riescono a costruire un racconto che appassiona, con un ritmo sostenuto e la giusta dose di leggerezza.

Ancora qualche cliché

Quando si parla di scuola, soprattutto in una serie televisiva, però, anche i registi migliori non riescono ad evitare il cliché e, soprattutto, non sottopongono le sceneggiature al parere esperto di qualche insegnante. Sarebbe stata diversa l’aula professori in cui entra Dante per la prima volta!

“Ti presento i colleghi”, dice la preside. “Sono simpatici?”. “Misti”.

Dante trova in aula professori solo i colleghi della 3B in modo che ognuno gli si presenti in base alla materia che insegna; ma non è realistico, a meno che non ci sia un consiglio di classe in corso. È che proprio non si è potuto fare a meno di inserire il prof. antiquato (guarda caso quello di latino) che definisce pecore gli studenti o gregge, se li nomina collettivamente. “C’è chi è nato per studiare e chi è nato per zappare”, diceva il collega di Silvio Orlando nel film La scuola di Daniele Luchetti. Era il 1989, quando Domenico Starnone (ancora lui, ma Starnone è uno che di scuola se ne intende) scriveva Ex cattedra, da cui sono tratti il film e lo spettacolo teatrale, La scuola, entrambi con Silvio Orlando. Sono passati trentadue anni!

Un professore ci presenta ancora l’insegnante di educazione fisica che poi si rivelerà mica tanto sveglio, mentre la prof. di matematica sarà quella che elargisce insufficienze; e che dire della sua mortificante pettinatura d’altri tempi! La preside, invece, è, sì, sconfortata per le stravaganze di Dante, ma si capisce che, almeno lei, sotto sotto lo ammira.

Ancora su di lui, il professore, e sul valore di questa serie

Il contrasto tra le macchiette degli altri insegnanti e la disponibilità all’ascolto, le doti seduttive (in senso buono) di Dante, è così molto smaccato.

I titoli dei primi due episodi sono già tutti un programma: Socrate e Roland Barthes. A suggerire come il professore non segua rigidamente un programma tradizionale di storia della filosofia, con i pensatori incasellati nel loro periodo, le relazioni tra loro e la successione cronologica delle teorie esistenziali sull’uomo. Anzi, nel secondo episodio della prima serata gli allievi sono invitati a partecipare ad un concorso di poesia. Toccherebbe all’insegnante di italiano, ma sui confini ci pare di capire che Dante qualche problemino ce l’abbia di suo.

La citazione di Roland Barthes: “Io sono come una valigia abbandonata in una stazione piena di gente che passa senza curarsi di me” tocca il cuore dei ragazzi, e anche il nostro. Perché, nonostante le critiche fatte fin qui (dovute all’insofferenza di chi conosce bene il mondo della scuola e non tollera neanche una minima banalizzazione quando viene rappresentata) la fiction di D’Alatri funziona. Un intreccio che fa vibrare le corde giuste dell’emotività, insieme alla sapiente regia e alle interpretazioni. Non ultima, la colonna sonora di Francesco Gabbani.

Un professore è il remake di Merlì, produzione spagnola del 2015 di grande successo. In Italia è prodotta da Rai Fiction con Banijay Studios Italy.

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Un professore

  • Anno: 2021
  • Durata: sei episodi di circa 100 minuti ciascuno
  • Genere: commedia
  • Nazionalita: Italia
  • Regia: Alessandro D'Alatri
  • Data di uscita: 11-November-2021