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La doppia ora

Unica opera prima italiana presentata in concorso all’ultimo Festival di Venezia, La doppia ora è un noir intimista che ben dialoga col genere mèlo.

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Unica opera prima italiana presentata in concorso all’ultimo Festival di Venezia, La doppia ora è un noir intimista che ben dialoga col genere melò.

Se la sceneggiatura (il cui soggetto aveva già vinto nel 2007 una menzione speciale del premio Solinas) si dimostra ben congegnata nel comporre il lento avvicinamento dei due protagonisti (i bravissimi Filippo Timi e Ksenia Rappoport), il regista Giuseppe Capotondi innegabilmente trova la giusta misura e detta il sicuro andamento ai cambi di registro del film che inizia come un melò, si tinge di noir, sfiora il thriller per poi preparare il finale.

Così la nascente storia d’amore tra la sconosciuta Sonia e Guido cede alla tragedia quando sarà costretta a una brusca battuta d’arresto di fronte la morte di lui, ucciso da ladri senza scrupoli. Strane allucinazioni ossessionano la bella Sonia gettando mistero sulla sua identità e sul suo passato che potrebbe nascondere una doppia vita.

La doppia ora riesce felicemente a non rimanere imbrigliato in un meccanismo narrativo ad effetto, scegliendo, invece, di procedere lentamente nel disegnare quella che è sopratutto una storia d’amore, avviluppando lo spettatore in un mistery che pone (anche) domande sul rapporto, tra verità e finzione, con l’identità dell’Altro.

Viviana Eramo

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