Dal thriller svedese ai vampiri spagnoli: 6 nuove limited edition per Mosaico Media

Si fa sempre più interessante il già ricco catalogo di Mosaico Media.

La label romana, infatti, specializzata nella riscoperta su dvd di rari lungometraggi di genere,  sforna ben sei nuovi titoli a tiratura limitata da non perdere per ogni collezionista che si rispetti.

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Ottimamente interpretato da Ulla Jacobson, il primo della lista è La spirale del terrore (1965) di Arne Mattsson, thriller svedese di evidente derivazione hitchcockiana in cui l’attrice veste i panni di Mary Berg, dedita all’alcool e perseguitata da un misterioso individuo che, per sbaglio, ha strangolato al suo posto un’altra donna. Per un intrigo in bianco e nero destinato ad infittirsi fotogramma dopo fotogramma, fino ad un inaspettato epilogo.

Rimaniamo sempre in tema di suspense europea con Il gobbo di Londra (1966), diretto dal tedesco Alfred Vohrer prendendo spunto dalle pagine di Edgar Wallace. Come nel film di Mattsson, anche qui abbiamo a che fare con donne strangolate; con l’unica differenza che, come appurato da un ispettore incaricato da Scotland Yard d’indagare sulle uccisioni, tutte le vittime presentano le mani rovinate, corrose, mentre una misteriosa truffatrice provvede a sostituire una ragazza americana rapita per ritirare al suo posto, a Londra, un’ingente somma di denaro lasciatale dal padre.

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E non aggiungiamo altro per non rovinare sorprese, ma anche per passare al poco celebrato western Lo voglio morto (1968) di Paolo Bianchini, co-produzione tra Italia e Spagna ambientata sul finire della guerra di Secessione americana ed interpretata, tra gli altri, da LeaUna vita difficileMassari. Ne è protagonista il Craig Hill di Solamente nero (1978) nei panni di un cowboy texano che, recatosi insieme alla sorella da un vecchio amico per comprargli la fattoria, vede finire la donna vittima degli uomini di un losco trafficante d’armi, interessato a sabotare la pace tra nord e sud per interessi personali.

Ci spostiamo, invece, in un territorio meno tragico con Alle dame del castello piace molto fare quello… (1970) di Jozef Zachar, che include nel cast una Edwige Fenech degli esordi.

In mezzo all’abbondanza di nudità femminili, un susseguirsi di adulteri, tradimenti e inganni tra le mura del castello di un conte e della sua insoddisfatta consorte, i quali ospitano sia un banchiere e la sua poco innamorata sposa che un avventuriere e la sua bella amante.

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Nudi e sesso non mancano neppure nello spagnolo L’orgia notturna dei vampiri (1974), tra i lavori più ricercati di León Klimovsky, regista de Le messe nere della contessa Dracula (1971) e de La vendetta dei morti viventi (1973). Questa volta, abbiamo la vicenda di un gruppo di persone che, in viaggio in corriera, attraverso le montagne della Transilvania, per recarsi a Bojoni, si trovano a causa di un imprevisto a passare la notte in una locanda del sinistro paese di Tolnia, dove, come il titolo stesso lascia intuire, finiscono per avere a che fare con esseri spettrali dai canini affilati.

Ma il vero gioiellino è Femmine carnivore (1970) di Zbynek Brynych, la cui protagonista Eva alias Uschi Glas, spinta da un affaticamento psichico, si affida alle cure di una lussuosa clinica di Badmarin, popolata esclusivamente da donne, ad eccezione di un deforme giardiniere. Mentre un playboy e due amici si trovano a sostare nel posto in seguito ad un incidente d’auto, senza immaginare di entrare a far parte di un incubo dal sapore psichedelico tempestato di feroce emancipazione femminile dovuta all’oppressione della donna, simbologie relative alla mantide religiosa e, soprattutto, un finale piuttosto atipico per l’epoca in cui il film venne realizzato.

Francesco Lomuscio




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