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Darren Aronofsky: il cinema come visione

Il regista e sceneggiatore americano è simbolo di un Cinema onirico ma anche intimista espresso attraverso film iconici come Requiem for a dream e The Wrestler

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Il cinema di Darren Aronofsky,  regista,  sceneggiatore e produttore,  è un cinema spesso definito ” visionario”.

Può piacere e creare un’immediata empatia o può suscitare invece una sensazione di disturbante estraneità tale da produrre disagio. Ma non lascia mai indifferenti.

Confusione,  sorpresa, anche disgusto, sì  ma mai disinteresse.

Con soli 7 film (l’ottavo e ultimo The Whale è ora in concorso a Venezia 79) il regista statunitense ha espresso un modo di fare Cinema ambizioso e assolutamente personale.

Parola d’ordine: “esagerazione” , spesso associata a ” viaggio mentale e allucinato” , distacco dalla realtà,  voyeurismo in un certo senso.

Reinventando il thriller psicologico,  Aronofsky lo rende più contemporaneo ed estremo senza fossilizzarsi in un solo tipo di film ma anzi variando da un genere all’altro.

Dallo sport al film storico,  dal dramma sulla droga al film artistico e al misticismo, Aronofsky si addentra nella psiche umana lasciando però a volte nascoste  quelle necessarie aree intime.

Il teorema del delirio (1998)

Darren Aronofsky

Il primo film di Aronofsky contiene già tutta la sua poetica,  il richiamo al misticismo e l’intenzione visionaria.

Narra la vicenda di Max Cohen,  matematico ebreo convinto che l’esistenza sia gestita da calcoli matematici.  Un thriller psicologico tutto girato dal punto di vista del protagonista.

The Fountain (2006)

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La storia di un ricercatore ( Hugh Jackman), alla ricerca di una cura per il cancro della moglie ( Rachel Weisz). Qui si sovrappongono realtà e ultradimensionalitá, creando un rebus misterioso. Il film , anche se affascinante,  presenta limiti e debolezze narrative.

The Wrestler ( 2008)

Darren Aronofsky

Cult con un Mickey Rourke da Oscar,  la pellicola vincitrice del Leone d’oro,  è il film più riflessivo e intimo del regista,  pensato anche per un pubblico più vasto. La storia di the Ram Robinson,  wrestler professionista,  viene messa sotto la luce dei riflettori ma di un pubblico ristretto,  privato. Sensazioni,  paure, timori e ferite profonde ( interne oltre che esterne) vengono mostrate cinicamente su un ring professionale come dietro il bancone di una salumeria. E il conflitto del non detto nel difficile rapporto con la figlia ( brava Evan  Rachel Wood ) è straziante. Straordinaria anche Marisa Tomei.

Noah (2014)

Darren Aronofsky

La storia di Noè e del diluvio si sviluppa nei capitoli dal 5 al 9 della Genesi nella Bibbia. Poche pagine, brevi descrizioni e accenni  molto ermetici. Da ciò Darren Aronofsky assieme allo sceneggiatore Ari Handel  ha tratto un film di più di 2 ore, ( Russell Crowe è Noé) aggiungendo molto e interpretando  con libertà. Soprattutto elementi visivi. Le parole della Bibbia sono riportate con cura poi l’immaginazione che le porta le trasforma.
Da un punto di vista cinematografico Aronofsky anche qui fonde come di consueto nel suo cinema una passione per il montaggio serrato con la “visione “.

Madre ( 2017)

Anche questo film ( protagonista Jennifer Lawrence) sta nel mezzo diremmo tra un’operazione di puro virtuosismo mistico e un’analisi psichica claustrofobica.  Fischiato a Venezia,  riguardandolo oggi ne si coglie l’ambizioso progetto visivo ma si resta comunque ancora incerti sull’efficacia comunicativa.

Requiem for a dream ( 2000)

Il film di Aronofsky più apprezzato da pubblico e critica è decisamente Requiem for a dream,  analisi impietosa della tossicodipendenza ( ma in generale della dipendenza).

La vuole la mattina, la blu a mezzogiorno,  l’arancione la sera, questi sono i miei tre posti brutto mostro…Questo è tutto…uno, due ,tre, quattro…

Il film è una discesa agli inferi,  un vortice di ossessioni,  visioni,  autolesionismo, sogni ad occhi aperti,  riprese da ogni angolo. Lo spettatore viene assorbito,  completamente trascinato nel film attraverso un montaggio ostinato e una regia che indugia sul sensoriale. Ottimi Jennifer Connelly e Jared Leto.

Il cigno nero ( 2010)

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Chiudiamo con il film che racchiude un po’ tutto ciò che Aronofsky aveva affrontato nei film precedenti: onirismo,  ambizione,  carnalità,  delirio,  misticismo,  confine tra sogno e realtà ed eterno conflitto tra bene e male.  Lo specchio riflette un’immagine ” altra ” che ci domina con il suo ghigno deformato e che si interroga sul dualismo che da sempre caratterizza l’animo umano : Cosa si è disposti a fare per il successo?” Natalie Portman,  premio Oscar, è protagonista perfetta di un thriller fobico, onirico e allucinante,  com’è d’altronde tutto il Cinema di Darren Aronofsky.

The Whale l’ultimo film di Aronofsky a Venezia 79 la recensione

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