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IN SALA

Tenet, il capolavoro di Christopher Nolan in sala dal 26 agosto

Scritto e diretto da Christopher Nolan, Tenet sbarca nelle sale italiane il 26 agosto in un tripudio di sensi. Magistrali le prove attoriali di John David Washington e di Robert Pattinson.

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Dopo la lunga ed estenuante attesa, Tenet sbarca nelle sale italiane il 26 agosto, in un vero e proprio tripudio dei sensi. Il protagonista (John David Washington) non ha nome ma ha un passato e una preparazione da agente speciale d’assalto. Ecco perché viene reclutato per dare la caccia a un pericoloso criminale di nome Andrei Santor (Kenneth Branagh).

Tenet

Entusiasmante, adrenalinico, venato di ironia e ricco di così tante suggestioni che sarebbe impossibile elencarle tutte, il nuovo lavoro scritto e diretto da Christopher Nolan è senza alcun dubbio il titolo dell’anno. E se ne parlerà in quelli a venire.

Tenet | La sensorialità al centro di tutto

“Non cercare di capire, sentilo” è la raccomandazione che uno dei personaggi (Clémence Poésy) fa al protagonista.

L’istinto è quindi una delle chiavi della pellicola. Disseminate qui e lì nel corso della narrazione, se ne troveranno molte altre. Che siano una battuta, un’inquadratura o un gesto all’apparenza semplice e sradicato dal resto.

É grazie all’istinto che Andrei Santor ha scalato la vetta dei traffici di armi, aggiudicandosi un posto d’onore nell’Olimpo dei criminali più ricercati di sempre. Ed è ancora per una mancanza di istinto che la bella Kat (Elizabeth Debicki) si ritrova al suo fianco, a condividerci non solo l’esistenza ma anche un figlio.

D’altro canto ciò che permette al nostro protagonista di arrivare ben oltre le aspettative è questa sua capacità di gettarsi a capofitto nelle situazioni, conscio delle proprie possibilità e forte di una fede in qualcosa di intangibile ma potente.

Oltre ogni aspettativa, Christopher Nolan nella sua essenza

É così che Tenet, insieme a lui e al resto delle figure che popolano il suo universo, fa lo stesso. Dopo aver seminato, nel corso di questi mesi, briciole di ciò che sarebbe stato e che avrebbe regalato agli spettatori di tutto il mondo, mantiene le promesse. Superandole.

Premessa essenziale: siamo di fronte a quel Nolan più puro, viscerale, cervellotico che esista. Tra Inception e Interstellar, il nuovo lavoro del cineasta statunitense sfida le leggi della fisica e le menti del pubblico. L’idea che se ne ha è che si diverta un mondo a farlo.

Certo dietro si avverte anche una preparazione fuori dal comune, una passione e un interesse che gli danno modo di mettersi lui stesso alla prova. Per questo la sua filmografia e le sue opere sono qualcosa di assolutamente unico.

Una sorta di manuale che affronta svariati argomenti, ciascuno dei quali vanta una sua particolare elaborazione e uno spazio ben contestualizzato.

Bando alle letture univoche, benvenuta grandezza

Le strade da percorrere dinanzi a un’operazione simile non sono univoche – come non lo è quasi nulla nel cinema di Nolan: ci si può lasciar andare alla visione senza troppo scervellarsi, incastrarsi nella logica e nel tentativo di carpire il bandolo della matassa, concentrarsi sull’apparenza o sui simboli via via disseminati.

La grandezza di un’opera come Tenet risiede anche in questa sua abilità di catturare in modi inaspettati e differenti. Tenendo sempre presente che ci sarà chi storcerà il naso e taccerà la pellicola di essere confusionaria, surreale, pretenziosa e così via.

Nonostante ciò, è incontestabile la bravura del cineasta dal punto di vista registico. Tenet ne è uno dei massimi esempi: il movimento della macchina da presa è spesso vorticoso, avvolgente, magnetico. Si viene letteralmente agguantati dopo i primi minuti, durante la sequenza iniziale che richiama così da vicino uno dei più tragici e recenti atti di terrorismo del nostro secolo.

La musica pompa come a dettare i battiti del cuore, martella nelle orecchie nei momenti in cui il protagonista è in difficoltà. La commistione di note e immagini crea un corto circuito sensoriale senza precedenti.

Tenet è frutto di un’immaginazione vivida e senza limiti

Tutto frutto di un’immaginazione illimitata e vivida. Nolan non sembra conoscere il significato della parola limiti. Ecco perché li supera ogni volta che ne ha occasione.

Tra il multiverso e le inversioni temporali, pesca a piene mani in tutta una serie di suggestioni fantascientifiche, facendole subito sue, delineandole e modellandole al fine di raggiungere il suo scopo.

Se alla base troviamo quindi un’idea alquanto “semplice” – sono in ballo la sopravvivenza dell’umanità, il disastro ambientale, il valore della conoscenza – ciò che rende Tenet un capolavoro è soprattutto la costruzione generale. Tecnicamente non c’è neanche il più piccolo elemento fuori posto, tutto concorre a creare un puzzle dalle sembianze di rebus.

150 minuti che scorrono via in un battito di ciglia, proprio perché non c’è possibilità (né volontà) di chiudere gli occhi e perdere nemmeno un attimo del racconto.

L’intrattenimento più puro si ancora ai temi della nostra esistenza

La mole di argomenti trattati, la precisione con cui ciascuno di essi viene portato all’attenzione, fa il paio con questa veste di assoluta bellezza, magia, spettacolarità.

L’intrattenimento più puro è sostenuto da fondamenta solide, reali, ancorate alla nostra esistenza, ai nostri dubbi, alle paure che possono affliggere chiunque. Dietro l’universo di Nolan c’è sempre un mondo da esplorare, su cui riflettere e discutere, ed è senza dubbio uno dei più grandi e apprezzabili cineasti di tutti i tempi.

Un’ultimissima nota positiva va a John David Washington (figlio del più celebre Denzel, già apprezzato in BlacKkKlansman di Spike Lee), che dona al suo protagonista una carnalità, un’autoironia e un savoir faire imprescindibili, mentre Robert Pattinson sorprende nel ruolo di “aiutante” che si atteggia a dandy e ne sa una più del diavolo.

*Sono Sabrina, se volete leggere altri miei articoli cliccate qui.