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JANE THE VIRGIN: la serie Netflix che parte dal fotoromanzo e arriva alla vita

Jane Villanueva è una ragazza di 23 anni che, dopo una semplice visita, si ritrova incinta pur essendo immacolata. E' l'inizio di una serie di avventure tragicomiche tra colpi di scena e traversie sentimentali...

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JANE THE VIRGIN è una serie statunitense iniziata nel 2014 su The CW, basata sulla telenovela venezuelana JUANA LA VIRGEN creata da Perla Farìas. In Italia è andata in onda inizialmente sulla Rai; attualmente tutte le cinque stagioni sono disponibili su Netflix.

LA STORIA

Jane Gloriana Villanueva (Gina Rodriguez) è una ragazza che sogna di diventare una scrittrice. Cresciuta con la mamma Xiomara (Andrea Navedo), rimasta incinta appena sedicenne, e sua nonna Alba, è fidanzata con Michael Cordero, giovane detective di Miami: fortemente credente e legata ai dettami cattolici, Jane è vergine e da sempre in guardia circa le conseguenze del sesso prematrimoniale.

Arrivata a 23 anni immacolata, durante un normale controllo ginecologico, la dottoressa Luisa Solano, stressata per aver trovato sua moglie a letto con un’altra, attua erroneamente su Jane un’inseminazione artificiale utilizzando l’unica provetta superstite dello sperma di Rafael Solano, suo fratello.

Jane scopre allora da lì a poco di essere rimasta incinta… nonostante sia ancora vergine. Porta allora avanti la gravidanza, iniziando una serie di vicissitudini ininterrotte che arriveranno fino al 100° episodio tra morti, resurrezioni, figli nascosti, rapimenti, intrighi internazionali e tutti gli altri ingredienti tipici della telenovela venezuelana, narrata da una voce off (in Italia Massimo Lopez) ironica e sempre pronta ad ironizzare su tutto.

L’ALBA DELLE SERIE

Le serie tv, come in molti ormai sapranno, sono adesso la nuova frontiera autoriale dell’immaginario cinematografico, con conseguente travaso di talenti dal grande al piccolo schermo. Nel 2014, quando JANE THE VIRGIN si affacciava in tv, era l’alba di questa nuova frontiera, con serial come MAD MEN o BREAKING BAD, o ancora LOST e I SOPRANO, che ridefinivano il concetto di prodotto televisivo e a lunga percorrenza, dettando parametri qualitativi fino ad allora impensabili per il tubo catodico.

Modelli di riferimento per tutto quello che sarebbe venuto, certo, ma anche prodotti drammatici che attiravano l’imprescindibile elogio della critica militante, da sempre alla ricerca di toni cupi e minacciosi, con personaggi perennemente affascinati dai propri lati oscuri.

Probabilmente è proprio per questo che al suo apparire JANE THE VIRGIN è stata, se non proprio sottovalutata, vista di traverso: con i suoi toni pastello, la texture rosata, il sorriso che alla fine trionfava nonostante ogni svolta di trama, la serie era ovviamente (e giustamente) accostata alle telenovelas, e doverosamente vista come un prodotto di serie Z.

IL METOO PRIMA DEL #metoo

Il fatto è che oggi, ad una rilettura anche non attenta ma sicuramente consapevole, JANE THE VIRGIN è una serie lontana dal semplice esercizio di stile, e i toni non seriosi che avrebbero portato ad una subitanea legittimazione artistica non sono certo un deterrente per riconoscere una scrittura brillante, uno svolgimento sorprendente, una protagonista (femminile) che preconizzava la forza sotterranea di tante donne forti e più appariscenti.

JANE THE VIRGIN

Insomma, tutto quello che serve perché la serie sia riconosciuta come prodotto di -alta- qualità, soprattutto culturalmente rilevante.

Con il fermo sospetto che se fosse uscita fuori oggi avrebbe certo riscosso lo stesso successo, ma sarebbe stata portata sugli altari molto di più e con molta più tenacia, per la sua protagonista fieramente femminile, baricentro di una famiglia declinata al femminile (madre e nonna non sovrastano padre e fidanzato, ma rivendicano forza e legittimità).

SDOGANARE UN GENERE

Così come i fumetti sono forse oggi finalmente arrivati ad essere riconosciuti ed apprezzati come vere forme d’arte (senza ricorrere al solito Alan Moore con il suo WATCHMEN, si possono sottolineare senza problemi le scorrettezze visive di THE BOYS, opera coraggiosa e fieramente politica e revisionista), anche la commedia sta riacquistando terreno nel riconoscimento della sua propria qualità.

JANE THE VIRGIN

Anche una telenovela, allora, se consapevolmente assurda e inverosimile -come viene sempre sottolineato, anche con ironia tagliente, dalla voce narrante che solo nell’ultimissimo episodio svelerà la sua identità-, ha una sua giustificazione culturale, una sua rilevanza, un suo posto.

JANE THE VIRGIN parte con una premessa grottesca e inverosimile, svelando sa subito le sue intenzioni: il personaggio principale è incinta pur essendo vergine, ma il nucleo della storia all’inizio e la sua volontà di conciliare le convinzioni sue e della famiglia, fervidamente cattolica, con quanto accaduto.

JANE THE VIRGIN

Le successive cinque stagioni (20 episodi ciascuna, per arrivare alla cifra tonda di cento) saranno un equilibrato e riuscitissimo mix di ritmo, colpi di scena, romanticismo, dramma (poco) e misteri: ma l’abilità della sceneggiatura sta soprattutto nel ricreare e trasportare fuori anche dallo schermo quel senso di famiglia e familiarità che rendono così emotivamente avvincenti le strabilianti, nel vero senso della parola, avventure di Jane Gloriana Villanueva.

Non si scopre niente di nuovo se si dice che Jane Gloriana Villanueva (e insistiamo a chiamare la protagonista con il suo nome completo perchè è così che ci viene presentata nell’intro di ogni episodio, per 100 volte esatte, creando empatia e familiarità), insieme a sua mamma Xiomara e a sua nonna Alba, rivendica il giusto posto per le donne, per le casalinghe, per le vedove, per le mamme single, insomma per le donne che non sono meno donne se non dedicano la loro vita al lavoro.

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Tutte e tre, sempre supportate dai loro uomini, triangolano il mondo nuovo che spazza via il vecchio cercando e alla fine trovando un modo per conciliare tutto, così come essere profondamente cristiana non esclude il portare avanti una gravidanza di un bambino non proprio.

È così che gli stereotipi vengon ribaltati con intelligenza e senza drammi, affondando nella tradizione latina americana e incistando dentro identità, tradizione, senso di appartenenza, problemi quotidiani attraverso personaggi che, pur rispecchiando il paradigma della telenovela (e quindi rimanendo nell’alveo dell’assurdo e del nonsense), sa dare sostanza e forma ai personaggi che alla fine sembrano diventare insospettabilmente persone, in un vero e proprio percorso di formazione.

JANE THE VIRGIN

JANE THE VIRGIN non si preoccupa allora di essere verosimile, né di piacere alla critica, ma punta un obiettivo e lo persegue dall’inizio alla fine, senza dimenticare quel sorriso che non è solo leggerezza ma anche e soprattutto ironia che dona profondità e complicità, per far accettare con piacevolezza anche i canoni consolidati del genere (le morti improvvise, i ritorni inaspettati, i triangoli amorosi, i tradimenti), e per trasformare impercettibilmente ma inesorabilmente il tono della narrazione da indulgente a riflessivo, innovativo per come anticipa alcuni temi (l’aborto, l’utero in affitto, la famiglia allargata), riuscendo finanche a parlare di religione senza scadere neanche una volta nella retorica.

Jennie Snyder Urman, autrice e creatrice del JANE THE VIRGIN statunitense, ha sempre posto l’accento sulla formazione della sua squadra di scrittura: dieci donne e tre uomini di cui quattro latinx, che hanno saputo sganciarsi da una narrazione stereotipata e assumere allora una voce autentica.

JANE THE VIRGIN

CRONACA DI UNA VITTORIA (NON) ANNUNCIATA

The CW ha allora scommesso con la lunga serialità e con la telenovela, riuscendo a portare avanti la storia (fin dall’inizio concepita su 100 episodi) esportando JANE THE VIRGIN da serie di nicchia a prodotto di successo.

È doveroso allora concludere affermando senza timore di smentita che anche JANE THE VIRGIN ha contribuito, in maniera silenziosa, a trasformare la televisione e il modello di qualità canonizzato fin troppo in fretta, forse a causa della vorticosa velocità con cui la lunga serialità si è imposta all’attenzione della critica. È anche per merito di Jane Gloriana Villanueva, allora, se oggi la tv è ancora e sempre di più capace di leggere la contemporaneità affrontando e usando tutti i generi, dal più nobile a quello apparentemente più povero.

Senza mai rinunciare al sorriso.

JANE THE VIRGIN

  • Anno: 2014
  • Durata: 5 stagioni, 100 episodi
  • Distribuzione: Netflix
  • Genere: telenovela
  • Nazionalita: Stati Uniti
  • Regia: aavv