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Il mio film è un inno alla diversità. Intervista ad Alessandra Mortelliti, regista di Famosa

Nelle sale il 13, 14 e 15 luglio, la storia di un ragazzo che non si arrende ai propri sogni

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Intervista ad Alessandra Mortelliti

Presentato in anteprima ad Alice nella città e presente nelle sale grazie a Europictures che lo distribuisce nelle sale in qualità di evento speciale  il 13, 14 e 15 luglio,  Famosa di Alessandra Mortelliti è un inno alla diversità raccontata attraverso la storia di un ragazzo che non si arrende alla possibilità di perseguire il proprio sogno.

Con un occhio al Pinocchio di Collodi e un altro ai Manga giapponesi, Alessandra Mortelliti mescola generi, toni e colori dando vita a un universo allo stesso tempo reale e immaginato.

Famosa il trailer del film di Alessandra Mortelliti

Di seguito l’intervista ad Alessandra Mortelliti.

Famosa film

 

Per iniziare a parlare di Famosa volevo partire dalla materia visiva e in particolare da tre sequenze esemplari della personalità di Rocco Fiorella, il protagonista della storia Nella scena iniziale la solitudine del ragazzo è interrotta dalla presenza di una bambina che in segreto osserva Rocco impegnato a ballare. Nella seconda il protagonista è l’ultimo a uscire dall’aula scolastica dopo il suono della campanella a significare quanta faccia fatica a stare al passo con gli altri.  La terza delle sequenze selezionate  ci mostra Rocco, riflesso sul vetro del pullman mentre i compagni di scuola amoreggiano con le compagne. Anche in questo caso non potevi trovare modo migliore per raccontare l’emarginazione del protagonista, costretto all’invisibilità da un mondo incapace di riconoscerlo. 

Hai detto tre cose molto centrate e ti ringrazio perché vuol dire che sono stata in grado di trasmettere i significati che mi ero prefissata. Per quanto riguarda la prima scena, diciamo che la costruzione mi sembrava adeguata a una narrazione ad altezza ragazzi nella quale sono i giovanissimi a uscire fuori in maniera più positiva.  Ho pensato a uno dei miei film preferiti e cioè a  ET girato secondo il punto di vista della bambina, con gli adulti di cui si vedevano solo le gambe. In questo caso Famosa  è stato realizzato ad altezza bambino o meglio ragazzo, pensato per mettersi nella prospettiva e dalla parte di Rocco Fiorella. Il fatto che lui esca per ultimo dalla classe – come tu hai ben detto  – è perché Rocco è sempre un passo indietro agli altri; è come se fosse rallentato il che non vuol dire che sia sbagliato lui e siano giusti gli altri. E’ soltanto la sua maniera di muoversi nel mondo e forse è quest’ultimo ad andare troppo veloce per lui. La sequenza del pullman è indicativa di quello che mi hai chiesto nella domanda. Sarà sempre un vetro, quello che Rocco si ritroverà a pulire a fargli vedere Luigi, il suo amato.  Tra lui e il mondo ci sono sempre una serie di filtri che lo separano dalla felicità.

Sono partito dalle immagini non a caso. Famosa nasce infatti come testo teatrale e solo in un secondo momento diventa un film. La trasposizione cinematografica assume in pieno questa forma per l’importanza di significati trasmessi dal visivo. All’interno di esso le ambientazioni giocano un ruolo fondamentale. Famosa infatti utilizza molto gli esterni e nella fattispecie strade e piazze che conferiscono al tuo lavoro la tridimensionalità tipica del cinema. Le scene frontali sono bilanciate da un uso costante di campi lunghi e dall’uso della telecamera a mano evidente nelle scene più concitate . Insomma è chiara la volontà di emancipare il film dalle sue origini per farne qualcosa di diverso da prima.

Si. è così. Ti dirò di più e cioè che anche se in alcuni punti  non è facile accorgersene Famosa è girato tutto con la macchina a mano anche quando sembra fissa perché l’idea era quella di restituire una sorta di movimento interiore della mdp, corrispondente  a quello del personaggio. Quindi anche le scene che possono sembrare più fisse di altre in realtà sono tutte dalla prima all’ultima realizzate con la macchina a mano. Un po’ come fosse sempre il punto di vista del protagonista che ondeggia su se stesso e così facendo da conto della sua instabilità. Il testo teatrale era un monologo dove ero io stessa a interpretare Rocco Fiorella. Era un soliloquio molto gridato,  un urlo di dolore esasperato e violento, per certi versi grottesco. Nel passaggio alla versione cinematografica ho preferito lavorare con la sceneggiatrice Laura Pacelli su colori più intimi, sul non detto, affinché tutto fosse un po’ filtrato dallo sguardo di questo ragazzo. Abbiamo scelto di ambientare la storia a Ceprano, in Ciociaria, senza però farne mai menzione  poiché l’idea era proprio quella di un mondo non ben identificato, anche dal punto di vista temporale.

A proposito della sceneggiatura, in essa avete utilizzato archetipi che segnalano la volontà di raccontare una storia dal carattere  universale. Famosa è attraversato da una serie di figure paragonabili a fatine, orchi, cattivi maestri e se consideriamo il fatto che a un certo punto Rocco lascia la scuola e il suo paese per fuggire a Roma non si può non pensare al Pinocchio collodiano.

Ti devo ringraziare perché il film è impostato proprio sulla favola di Pinocchio nel senso che entrambe abbiamo la passione per le commistioni di generi, per le strane accoppiate in cui il  realismo convive con la fiaba e con il pop. La storia è proprio improntata sul libro di Collodi. In un’altra intervista avevo definito Rocco come una sorta di strambo Pinocchio così come la zia Maura può essere identificata come una specie di Fata Turchina; Gaetano e il suo compare potrebbero essere Il gatto e la volpe e Roma il paese dei balocchi. E’ andata come hai detto, abbiamo lavorato sul fiabesco.

Questo senza trascurare il lavoro fatto sulle maschere. Il fatto che Famosa sia circoscritto in un piccolo universo e avvolto in una dimensione fuori dal tempo  da alla storia una dimensione astratta e piena di suggestioni. Di Federico Fellini e di Amarcord mi è venuto in mente vedendo la scena in cui conosciamo la Mamma della piccola protagonista.

Ora che mi ci fai pensare hai ragione perchè si tratta di un personaggio che potrebbe avere richiami felliniani.      

Nel ricostruire il mondo di Rocco le scenografie hanno un ruolo fondamentale. Le avete curate nei minimi dettagli e mi riferisco per esempio alla casa della zia   Maura così piena di ninnoli e di mille orologi, con lei claudicante che vi passa accanto per andare incontro all’amato nipote. Sembra di avere di fronte un mondo fantastico, un po’ come lo sono l’immaginario e la fantasia di Rocco.

Esatto! L’idea era questa e cioè che la realtà in cui vive Rocco non lo pone in una condizione di felicità. Da cui la necessità  di filtrarla attraverso il suo sguardo di fanciullo che è tale da far apparire la zia che per altri potrebbe essere una povera matta  come una fata o una strega buona.

Al contrario del cinema indie Famosa da molto spazio agli adulti nel senso che nei film dei vari Van Sant  e Clarke l’assenza dei genitori e la difficoltà di supportare i figli si traduce in assenza visiva. Tu invece dai voce alla famiglia di Rocco, la mostri e gli offri più di una volta un adeguato spazio narrativo.

Si, anche per un motivo: a me interessava che il mondo intorno a Rocco non fosse ridotto a un unico schema e che per esempio il padre risultasse un cattivo con una malvagità non fine a se stessa. Mi interessavo personaggi con varie sfumature. Il genitore in questione per esempio è vittima di se stesso, della propria frustrazione e della mancanza di lavoro che gli toglie ogni dignità. Trova conforto nell’amore verso Rosalba, la madre di Rocco che però è una donna ancora bella ma debole, incapace di reagire alle storture del marito. Desideravo popolare il film di personaggi capaci di portarvi dentro il loro mondo, con tutte le sfaccettature del caso.

Tra i momenti più iconografici di Famosa spiccano quelli in cui Rocco si esibisce nella sua grande passione e cioè il ballo. Attraverso di esso Rocco da sfogo alla sua vitalità. In particolare i movimenti delle mani e del corpo sembrano quasi la metafora di una rivincita rispetto alla sua condizione. Il modo di ballare di Rocco tende a fargli occupare più spazio possibile e questo potrebbe essere la reazione alla marginalità a cui lo costringe la sua diversità.

Proprio così! Rocco con quel ballo che a taluni occhi può apparire goffo e ridicolo si riprende gli spazi che gli sono stati tolti. E’ in quel frangente che riesce finalmente a esprimere se stesso, conferendo la massima leggerezza alla sua fisicità così massiccia. Senza vergognarsi del suo modo di essere e di apparire,  Rocco balla per affermare se stesso e lo fa nel modo che hai detto.

Quando Rocco si presenta di fronte ai produttori del talent per effettuare il provino tu decidi di rimandarne la visione alla conclusione del film. Mi è parsa una scelta di tipo poetica perché quando finalmente ne vediamo gli esiti e cioè alla fine del percorso di formazione di  Rocco quella scena assume un impatto e un pathos molto più forte.

Si, era esattamente questo lo scopo. Nella mia idea c’è stato sempre il fatto che il film esprimesse il desiderio di ballare senza però far vedere Rocco mentre lo fa. Quando finalmente questo si verifica associare quella sequenza al finale drammatico ma speranzoso produce un impatto liberatorio e un’ affermazione di identità molto più forte che se l’avessi mostrata prima.

Di Rocco e della sua amica Azzurra vi siete occupati non solo in termini di modalità recitative ma anche per quanto riguarda ii look. La loro diversità si percepisce  in una scena bella e significativa in cui il profilo delle loro facce fa risaltare la peculiarità delle rispettive pettinature. Quella di Azzurra la fanno sembrare simile alla principessa Leila di Star Wars.

Osservo molto i ragazzi intorno a me  e seguo molto le mode del momento ma mi piaceva che Azzurra fosse essa stessa un personaggio Manga, di quelli protagonisti dei fumetti da lei amati. In scrittura quello che volevamo e che poi abbiamo cercato di perseguire nella messa in scena era proprio di cavalcare questo binario, cioè mantenere il difficile equilibrio esistente tra realismo, fiaba e fumetto. Cioè che lei potesse risultare realistica ma allo stesso tempo fumettistica. Tutti i costumi e le pettinature sono state create al millimetro. Tanto per dire, qualcuno ha trovato riferimenti all’universo disneyano mentre per il mantello del costume della festa che Rocco si porta con se nel viaggio a Roma si è parlato addirittura di Superman

Essendo anche una favola Famosa riesce a parlare di temi importanti senza perdere di vista l’affabulazione lo sguardo favolistico. Famosa risulta anche educativo per quanto riguarda temi forti come il bullismo, la ricerca dell’identità, la sessualità e più in generale la diversità. Riesci a parlare di queste cose in modo articolato e con una comunicazione in grado di  parlare sia ai giovani che agli adulti. 

All’interno della storia di Rocco ho inserito tutte le tematiche a me care. Quella per me centrale è la diversità. Rispetto a quest’ultimi l’omosessualità è in qualche maniera secondaria.  Ciò che conta è che Rocco è un diverso nel suo sentire. Paradossalmente ma non troppo nel suo apparire agli altri così strano, insicuro e fuori dal mondo in realtà Rocco è più consapevole di se stesso di quanto non lo siano le persone attorno a lui. Ciò che si scatena nel finale deriva proprio da quello. A proposito della conclusione dei film, il finale è stato oggetto di discussione subito dopo la sua proiezione in anteprima ad Alice nella Città. In essa si scatena la frustrazione delle persone che prendono Rocco come capro espiatorio delle proprie insoddisfazioni. Tutto questo a qualcuno è sembrato troppo forte o esagerato ma per me che ho origini ciociare e per Laura che è viterbese quello che mostriamo è reale. Il film può piacere o meno ma quello che mi sento di dire è che parla di fatti che io e l’altra sceneggiatrice conosciamo e che in parte o abbiamo vissuto sulla nostra pelle o indirettamente appreso da nostri conoscenti. L’essere umano è capace di tanta accoglienza, di tanto altruismo, ma al contempo può essere capace di altrettanta crudeltà.

Nel film ci sono due o tre inquadrature in cui tu insisti sul dettaglio dei piedi di Rocco che toccano a terra, quasi a enfatizzare come siano quelli e il ballo a tenere Rocco attaccato alla realtà mentre il resto viaggia all’interno della sua fervida immaginazione.

Anche questa volta hai centrato il significato. In più c’è di mio il fatto che il modo di muovere i piedi e più in generale la tipologia delle scarpe  mi dicono molto delle persone e in questo caso dei personaggi, del modo di comunicare uno con l’altro.  Anche per questo nelle scene con Azzurra molto spesso si parte dai piedi. Sono quest’ultimi a renderla complice di Rocco. Si tratta di creature simili e questo è un pò un mio vezzo di rappresentarle. Oltre al fatto che la prima inquadratura apre sui piedi di Rocco e già questi. nella ricerca di una stabilità che non riescono a trovare. sono indicativi del suo stato d’animo.

Parliamo degli attori. Oltre a essere bravi hanno facce molto particolari, fuori dal comune. Come sei riuscita a trovarli?

Sono stata fortunata perché ho avuto un casting con cui abbiamo lavorato in perfetta sintonia. Famosa è stato un caso particolare perché nelle quattro settimane di riprese c’è stata un atmosfera magica. Avevo ben in testa il personaggio di Rocco Fiorella ed ero consapevole che non sarebbe stato facile trovarlo. Gli aiuto registi hanno fatto una serie di video in moltissime scuole della Ciociaria perché all’inizio della preparazione del film stavo per partorire.  Mi ricordo che poco prima del parto ho dato al volo un’occhiata ai video in cui questi ragazzi  in pochi secondi dovevano presentarsi. Uno di questi era un ragazzo biondo platino con gli occhi azzurri che guardava a terra e balbettava con un filo di voce – non me lo dimenticherò mai – . Diceva: “Mi chiamo Jacopo Piroli”, poi  dopo una pausa continuava “Non so ballare, non  ho mai recitato, però ho seguito un corso di ballo latino americano e uno di scherma”. Si è trattato di un colpo di fulmine  e li ho capito di aver trovato il mio protagonista. L’aiuto regista mi diceva che il ragazzo era timidissimo così l’abbiamo rivisto più volte. Jacopo ha fatto due mesi di corso di recitazione  accelerato con un coach bravissimo e la stessa cosa è successo per imparare a ballare. I risultati si vedono sullo schermo. Di lui posso dire che  non ha mai avuto un momento di esitazione e questo anche per il rapporto che si era creato con tutti noi. Jacopo è ciociaro come anche Ginevra Francesconi, linterprete di Azzurra. Nel video di lei quattordicenne ho visto questa grazia incredibile e l’ho scelta allo stesso modo. Adamo Dionisi lo avevo visto in Suburra e anche li ero rimasta molto colpita da lui per come riusciva a bucare il video con il suo sguardo. L’ho contattato e il caso ha voluto che Adamo parlasse un ciociaro perfetto e dunque ha fatto un provino meraviglioso. Sono stata fortunata a trovare degli attori del genere.