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In Sala

“Lavoreremo da grandi”: notte di follia di una generazione sconfitta

Antonio Albanese, regista e attore del suo ultimo film - nelle sale dal 5 febbraio distribuito da Piperfilm - racconta le improbabili ed esilaranti avventure di ‘tre amici al bar’, nella provincia piemontese, scombinati sognatori e 'cacciatori di alibi'.

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Negli ultimi tempi sono stati numerosi i film che hanno raccontato la provincia italiana, con registri diversi, dai più cupi e tendenti al crime, ai più scanzonati e divertenti, talvolta con punte drammatiche (fra gli altri, il recente e pluripremiato La città di pianura, di Francesco Sossai): l’ultimo film di Antonio Albanese, Lavoreremo da grandila sesta regia al lungometraggio per l’artista di Olginate – si situa in questo ultimo filone, ma ponendosi come commedia corale a tutto tondo, gradevole e divertente, grazie anche ai continui colpi di scena e alle trovate tragicomiche che si avvicendano nell’evolversi, anzi l’involversi, della trama.

Infatti i tre protagonisti, amici da sempre, Umberto, Beppe e Gigi, per festeggiare la ritrovata libertà del giovane Toni (figlio di Umberto, sempre nei guai con la legge per frodi fiscali), appena uscito dalle patrie galere in misura cautelare, alzano il gomito nel loro locale preferito, gestito niente di meno che da Bebo Storti in versione barista ‘guru’ – con una moglie che ride a ogni sua battuta – e, tornando a casa a notte fonda, combinano un imprecisato ‘guaio’ a bordo dell’auto di Beppe: da qui i membri dello scanzonato gruppetto iniziano ad ‘incartarsi’ con le loro stesse decisioni, finendo in pasticci sempre nuovi, inanellando scelte a catena inverosimili ed ingenue, che li porteranno a sfiorare più volte la tragedia, ma uscendone sempre – data la cifra del film – sani e salvi per un pelo.

Quattro attori irresistibili, in primis Antonio Albanese, a braccetto con Giuseppe Battiston, Nicola Rignanese e Niccolò Ferrero, danno vita a una serie di quadri ironico-comici nei pressi del Lago d’Orta che meritano senz’altro la visione del film, anche solo per le loro performance, oltre che per il piacevole intrattenimento generale.

“Per fare questo film – ribadisce Albanese – serviva un gruppo di attori pronti a lanciarsi senza rete di protezione, ai quali ho chiesto di fidarsi e di sfidarmi. Lavorare sulla comicità è una sfida emozionante e impegnativa. Se anche solo una parte del nostro divertimento arriverà al pubblico, vorrà dire che abbiamo fatto centro.”

Cacciatori di alibi: una generazione sconfitta

Albanese parla del suo film come di una ‘commedia pura’: dopo le corde amare e drammatiche di Cento Domeniche, il regista-attore torna alla verve comico-ironica che ha contraddistinto quasi tutti i suoi film, non sempre riuscendo, in questa ultima opera, a raggiungere un risultato brillantissimo ma, di certo, godibile. In Lavoreremo da grandi  – una frase che Albanese usava scherzosamente parlando con amici – si respira infatti anche l’aria di sconfitta del gruppo dei protagonisti, che rappresentano un’intera generazione, con una punta di malinconica tenerezza.

Umberto (il protagonista, alter ego di Albanese) è un musicista fallito, ha mandato in malora l’azienda del padre e ha già due separazioni alle spalle, con donne che forse non lo hanno mai amato. Gigi, che è stato appena diseredato dalla zia, e per questo indossa una delle sue vecchie parrucche bionde in segno di protesta, è ubriaco e narcolettico per l’intera durata del film (nel ruolo Nicola Rignanese che offre un’ottima e non facile prestazione attoriale).

Beppe, interpretato dal sempre bravissimo Giuseppe Battiston, idraulico in mèches e bermuda, ha una madre molto ingombrante, clienti che lo cercano anche di notte e, secondo le voci del paese, non ha mai avuto una ragazza. Toni infine, il figlio di Umberto, è un ragazzo fin troppo sveglio che entra ed esce dal carcere per piccoli reati. In altre parole si tratta di una scombinata compagnia, nello stridente splendore di un lago (il lago d’Orta), luogo simbolo di un microcosmo immutabile.

“Alcuni dei protagonisti di questa storia – racconta Antonio Albanese – hanno la mia età, e man mano che mi inoltravo nel loro vissuto, mi sono reso conto che fallivano tutti gli obiettivi che si erano prefissati nella vita, senza reagire né chiedersi mai il perché. Senza nessuna presunzione da saggio antropologico, quella che il film racconta è una generazione sconfitta, portata a incolpare sempre qualcuno o qualcos’altro del proprio fallimento: dei cacciatori di alibi. Per il resto questo film per me è puro divertimento. Un esperimento in vitro tra un gruppo di persone che una fatalità rende totalmente fuori controllo. Tragedia e commedia vanno a braccetto per tutto il corso del film: i rapporti deflagrano, le incomprensioni diventano macigni, il non detto viene urlato, il ridicolo dilaga.”

Follie notturne nel luogo più tranquillo del mondo

La trama del film, come accennato, è legata alla boutade e al paradosso: dopo una serata ad alto tasso alcolico nel bar del paese, l’auto sulla quale stanno tornando a casa i nostri protagonisti colpisce qualcosa, o meglio, qualcuno. Dando inizio ad una serie di situazioni grottesche, i quattro fuggono e si rifugiano a casa di Umberto, ma il senso di colpa li assale e decidono di tornare sui propri passi.

Sarà una lunga notte densa di colpi di scena, situazioni paradossali e ridicole, incontri e scontri tra i protagonisti e altre figure improbabili che popolano quella interminabile giornata (fra le più riuscite, l’apparizione della ‘trucida’ figlia di seconde nozze di Umberto, col fidanzato rapper Mario Mario) fino alla più inimmaginabile delle soluzioni, che arriverà alle prime luci dell’alba.

Fra i personaggi ‘secondari’ una galleria umana nascosta e silente, che ricorda in parte il cinema di Carlo Mazzacurati (che Albanese stimava molto e col quale aveva lavorato come attore), in una provincia quieta e sospesa, scelta volutamente da Albanese (“Sono appassionato della provincia – afferma – perché ha dei caratteri interessanti: se in provincia accade una cosa viene amplificata e ricordata per mesi; nei paesi la comicità è sempre molto forte. Inoltre, in Piemonte c’è una Film Commission che funziona molto bene e le comunità intorno al lago sono state gentilissime”), dove può accadere di tutto senza che nessuno si accorga di nulla, almeno in apparenza.

“Molte delle storie più fantasiose e inconsuete in cui mi sono imbattuto sono accadute in provincia – continua Albanese – L’universo delle relazioni umane, in quei microcosmi isolati, ha una carica di follia che credo non abbia eguali. Così, cercando un detonatore che facesse esplodere questa idea stravagante, ho trovato nella bellezza del lago d’Orta – uno dei luoghi più tranquilli del creato, nel quale il reato più efferato è il parcheggio fuori dalle strisce –  il contesto ideale per collocare questa notte di follia e di continui colpi di scena”.

Lavoreremo da grandi è un film scritto da Antonio Albanese e Piero Guerrera, con la fotografia firmata da Italo Petriccione – capace di ‘rendere la notte non troppo buia’ – il montaggio da Davide Miele, le musiche originali e contemporanee da Giovanni Sollima, miste alla musica classica (basti ricordare gli inserti mozartiani), la scenografia è di Marco Belluzzi e Anna Ranci Ortigosa, i costumi sono di Carola Fenocchio, il casting è curato da Valentina Materiale.

  • Anno: 2026
  • Durata: 110'
  • Distribuzione: Piperfilm
  • Genere: Commedia
  • Nazionalita: Italia
  • Regia: Antonio Albanese
  • Data di uscita: 05-February-2026