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FILM DA VEDERE

‘L’eclisse’ di Michelangelo Antonioni con Vitti e Delon

Con L'eclisse Michelangelo Antonioni realizza l’ultimo capitolo della sua trilogia dedicata all'incomunicabilità nella società industrializzata. Il regista dà corpo a un'opera d’avanguardia, sperimentale, all'interno del circuito del cinema della grande distribuzione, avvalendosi di attori del calibro di Monica Vitti e Alain Delon

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Nel 1962 Michelangelo Antonioni realizza L’eclisse. Il film viene presentato in concorso alla 15° edizione del Festival di Cannes,  vincendo il Premio Speciale della Giuria. Con questo film il regista realizza l’ultimo capitolo della sua trilogia dedicata all’incomunicabilità nella società industrializzata.

L’eclisse è l’ultimo capitolo della trilogia dell’incomunicabilità

L’eclisse è l’ultimo film che Antonioni gira con una fotografia in bianco e nero. È essenziale per fornire una scansione ben precisa ai due film precedenti. Il regista aveva iniziato la sua trilogia nel 1960 con L’Avventura, che può essere considerata una vera e propria singolare “avventura” nei sentimenti dell’uomo. Continua il suo discorso, nel 1961, con La Notte, una storia metropolitana ambientata nell’alta borghesia milanese, e lo termina con L’eclisse, da considerare come la naturale conclusione della trilogia, dove ogni tipo di sentimento si spegne, si eclissa. Il film prende questo titolo proprio perché ha che vedere con “l’eclisse” dei sentimenti e desideri nel mondo dei consumi.

Il film inizia come un dramma sentimentale. Vittoria (Monica Vitti) lascia il suo compagno, che non ama più. Il loro addio è freddo. Vittoria cerca di recuperare un rapporto serio con la madre, che riesce a incontrare solo presso la Borsa di Roma. Durante una di queste visite incontra Piero (Alain Delon), cinico agente di cambio. Piero inizia subito a farle la corte e lei si concede dopo poco. Nei giorni successivi i due giovani sono felici. Una mattina, nel salutarsi, si promettono amore eterno, dandosi appuntamento per la sera stessa. Ma sono le ultime parole che si scambino. I due non si vedranno mai più.

L'eclisse

Ne L’eclisse il racconto di un amore

L’eclisse, come del resto i due capitoli precedenti, racconta dell’amore, ma solo apparentemente. In realtà, Antonioni con questa pellicola sottolinea come i sentimenti siano negati al genere umano nell’era del capitalismo industriale. In questo film il regista allarga la sua prospettiva. La sua indagine è rivolta a ogni tipo d’amore, basti pensare ai tentativi di Vittoria di recuperare un rapporto sano con sua madre (Lilla Brignone), che in realtà è interessata solo ai suoi investimenti in borsa. Ma ai personaggi di questo film viene negato anche l’eros, che ne La Notte era l’unica via d’uscita. Tra Vittoria e Piero esiste solo una forte attrazione fisica, ma Antonioni neutralizza la forza dirompente del sesso. Ci sono, certo, sequenze erotiche ne L’eclisse, ma le mani dei due protagonisti cercano un continuo contatto che non si riesce a stabilire, però, attraverso l’eros. Vittoria e Piero sostituiscono il sesso con giochi adolescenziali, come per ricostruire una serenità bruciata, consumata. Serenità che Antonioni concede a Vittoria in una sola sequenza, quella del viaggio in aereo. L’essere umano può trovare la sua felicità solo lontano dalla terra, fra le nuvole. Ma è una felicità momentanea.

Con L’eclisse Antonioni trova la sua strada per raccontare nel cinema. Dove lo spettatore non solo si identifica con i personaggi, ma anche, e forse di più, con l’ambiente. Il regista con la sua trilogia sviluppa una critica al mondo moderno, anche se in qualche modo ne è attratto. Il paesaggio urbanizzato, accennato ne L’Avventura e La Notte, ne L’eclisse conquista l’intero schermo. Quello de L’eclisse è un spazio metropolitano (il film è ambientato a Roma, precisamente nel quartiere dell’EUR ), ma appare un deserto che inaridisce anche i protagonisti. Antonioni crea luoghi colmi di oggetti che anticipano i personaggi, innescando un processo che può esser definito “oggettificazione”. Le figure umane diventano dei “ visitatori” nello spazio.

L'eclisse

Il processo di alienazione

Con L’eclisse Antonioni tratteggia il processo di alienazione: l’uomo non ha più alcun tipo di empatia con il paesaggio, diventa un alieno in  un mondo ad esso estraneo. Questo processo caratterizzerà anche la successiva produzione del regista. L’eclisse è un film senza vitalità, dove i personaggi sono rassegnati a vivere nel loro deserto. Ma Antonioni concede un minimo di umanità alla protagonista femminile. Vittoria è l’unica che si affanna alla ricerca di un sentimento puro. E si illude di averlo trovato in Piero, per poi rendersi conto di essersi persa nell’ennesima illusione. Ne L’eclisse, come ne La Notte, è emblematica la sequenza finale. I due amanti sembrano felici e si promettono amore eterno (“Ci vediamo domani e dopo domani, il giorno dopo e l’altro ancora e quello dopo…”), per poi perdersi in un lungo abbraccio, concedendosi uno sguardo in macchina. È questo sguardo a rivelare la loro consapevolezza di ingannare e essere ingannati. Piero e Vittoria non si vedranno più, la loro è stata una breve e fugace storia nell’arido deserto dei sentimenti.

Con L’eclisse Antonioni mette in atto un’operazione ardua, ma ben riuscita. Realizzando un film d’avanguardia, sperimentale, all’interno del circuito del cinema della grande distribuzione, avvalendosi di attori noti del calibro di Monica Vitti e Alain Delon. Il regista sacrifica le capacità recitative dei due attori. La loro interpretazione, specie quella di Delon, sembra meccanica, artificiosa. Alain Delon interpreta Piero come se fosse un burattino, con movimenti frenetici, quasi innaturali. Una recitazione poco  cinematografica che ricorda il teatro dell’assurdo di Samuel Beckett. Questa recitazione è stata più volte considerata come un difetto del film ma, piuttosto, è una delle caratteristiche principali dell’intera produzione cinematografica del regista. Del resto, lo stesso si può dire per i dialoghi, scritti da Tonino Guerra, che hanno un’impostazione letteraria e non cinematografica.

L'eclisse

Un film all’avanguardia

Ma ciò che rende L’eclisse un film d’avanguardia è soprattutto la sequenza astratta del finale. Antonioni, con l’aiuto di Gianni Di Venanzo, realizza dei fotogrammi di estrema bellezza. Si sofferma sull’architettura, sulle figure geometriche, sui volti dei passanti, creando un’atmosfera spettrale, apocalittica. Appare un paesaggio post-nucleare, e non è solo un impressione, ma una vera volontà autoriale: basti pensare all’inquadratura su un giornale che un passante tiene in mano, dove è ben visibile il titolo: “La gara atomica”. E questa sensazione è confermata dalla presenza di una costruzione a forma di fungo, che ricorda, per l’appunto, un’esplosione nucleare.

Come ricorda Adriano Aprà, con questo film Antonioni consolida la sua figura di regista “monumentale”. Al pari di Fellini e Godard, Antonioni è un regista con un stile unico, tutto suo, che non può fare scuola, non può avere eredi. Con i suoi film il regista rappresenta un suo mondo, che vive solo in lui. L’eclisse, oltre a chiudere la trilogia dell’incomunicabilità, anticipa anche altri temi che verranno approfonditi ne Il deserto rosso (1964), il suo primo film a colori.

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  • Anno: 1962
  • Durata: 126'
  • Genere: Drammatico
  • Nazionalita: Italia, Francia
  • Regia: Michelangelo Antonioni