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Lorenzo Cherubini nel docu-trip di Raiplay NON VOGLIO CAMBIARE PIANETA

È uscito il 24 aprile su Raiplay per alleviare l'intransigente chiusura a cui ci ha costretto la nuova Sars: si chiama Non Voglio Cambiare Pianeta ed è un geniale format, una sintesi tra mini-serie, podcast, viaggio di formazione e delirio home movie. Il protagonista è Lorenzo Cherubini, il Jova nazionale, che percorre 4000 km dal Cile all’Argentina in bicicletta

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NON VOGLIO CAMBIARE PIANETA è il docu film visibile su Raiplay con protagonista Jovanotti 

Giù le maschere, giù i muri, dentro la vita e l’umanità spoglia di questo appassionato ciclistica che di mestiere fa il cantastorie, ma che potrebbe essere facilmente scambiato per un poeta o un filosofo.

Fa piacere vedere qualche pezzo di Cile e Argentina: non che siano immagini girate da un drone con le tinte pastello del Full HD a cui il 4K ci ha abituato. No, le riprese sono veraci frammenti di natura e di vita, catturati rapidamente su di un selfie stick che ha urgenza di inghiottire ogni attimo di vibrante realtà a cui assiste.

Quando si dice ‘Dove sei? In culo al mondo’. Però il mondo c’ha un bel culo, Gus”

In diversi momenti Lorenzo si accosta al Tom Hanks disperso sull’isola, Cast away sulla bicicletta, e quindi quella action cam non può che essere il caro buon vecchio Wilson. Che un po’ lo mantiene sano, un po’ ne concilia la follia delirante ed esplorativa. E adesso che dietro a quell’obiettivo c’è tutto un pubblico di ascoltatori silenziosi e attenti, il Jova sembra un po’ meno matto e molto, molto più fortunato di ciascuno di noi, chiuso dentro quattro mura più o meno amate.

Il viaggio inizia subito a mille, con i primi tre episodi teneramente piacevoli, un intrattenimento fresco che persiste per tutto il viaggio. Le puntate seguono più o meno un andamento giornaliero, per cui a quei 15 minuti di solito corrispondono le 10-12 ore di pedalate del Nostro.

La primissima cosa che evolve è l’epidermide: fa parte della storia, il rosso del viso e delle ginocchia è un plot point notevole della sceneggiatura. Lo squamarsi dei polpacci che si cucinano sotto il sole, anche quando il sole dovrebbe essere insciarpato dalle nuvole, è meglio di una puntata di Master Chef.

Poi, dopo duemila km, la pelle si tramuta in uno strato di argilla coriacea che sigilla anche le rughe. Sicuramente Jovanotti non è invecchiato in quei giorni, la pelle si è cotta ed è rimasta fissa così com’era. Ma, nel fissarsi, ha sigillato anche la saggezza risultante dal viaggio di formazione: perché quello è, a modo suo, Non voglio cambiare pianeta.

È chiaro che poi gli uomini sono adoratori del sole, è sempre un miracolo quando esce fuori. Al di là delle ustioni” NON VOGLIO CAMBIARE PIANETA

A metà strada (episodio 6), arriva Gus il ciclista di Forlì, e un pochettino si rompe la magia. Nulla contro il compagno di avventura, fondamentale per sostenere l’impresa sulle alture delle Ande: ma si sfibra quella aura dell’avventura “oltre i confini dell’uomo normale”. Lorenzo era riuscito fino a qui a portare avanti impresa e monologo arrivando a punte di misticismo e saggezza vibranti. Quando subentra la realtà romagnola tutto si fa un po’ meno mistico e poetico e molto più impresa virile o spogliatoio post allenamento. Gus però lascia il compagno di viaggio alla puntata 10, e quindi si riparte da lì sull’onda della poesia mistica.

Del tragitto percorso insieme da quella coppia di vecchi amici in salita sulle Ande rimane sicuramente lo spassosissimo balletto “Dancing in Atacama” sul palco d’asfalto annebbiato; e non ultima la risata liberatoria a bordo strada, il “ce l’abbiamo fatta” che fa piacere a tutti. Nel guardare questa serie bisogna essere disposti certo a farsi i km nel Sudamerica ma, più che altro, bisogna essere aperti ai soliloqui mondocentrici di Lorenzo Cherubini.

Lasciarsi conquistare dallo spirito religioso NON VOGLIO CAMBIARE PIANETA

È importante lasciarsi conquistare dalle riflessioni sullo spirito religioso, piuttosto che sull’esistenza dei lama (o degli alpaca?), sul sole, il freddo e i cantanti e i poeti. E in quest’ottica olistica, assistere divertiti al ciclista buono che salva la lumacona da morte certa, o al cortonese innamorato dei lama. Che li appella con “ciao ragazzi” e li definisce animali di incredibile umanità che con lo sguardo, domandano “embè”.

Che ne dici di reincarnarti in un lama? Fiiiico. Qui però, eh

Sono bellissime le sue analisi a prima pelle delle città in cui fa tappa, una tra tutte Cordoba, che alla fine gli sta pure simpatica. Non è che lo spettatore ne veda poi così tanto, stupende immagini sui citofoni cordobesi, ma della città solo la punta dei palazzi. C’è sempre il suo primo piano e il flusso di pensieri che intercede, ed è con quelle parole che dobbiamo interpretare la città. È qui che diventa più podcast o audiolibro e meno docu-trip. Lo stesso vale per Buenos Aires, la signora, la grande, dove Lorenzo si trova in scampagnata con la bici alleggerita. Tutto ci racconta di quella città e relativamente poco ci mostra. Eppure, con quell’assurdo punto di vista di sbieco che sbircia i tetti e l’immancabile azzurro profondo del cielo è come se fossimo lì con lui.

Le sue elucubrazioni sono tutte rivolte al ritorno del genuino: il cibo (la frutta e i sapori sono un’ossessione), il pensiero puro, sigillato dalle poesie; la musica, ovviamente, e cos’altro poteva essere; e il ballo perché il Jova non si tiene neanche a 4000 mt.

Sebbene guardi al mondo con estrema competenza, adotta sempre il medesimo stupore che potrebbe avere un bambino che vi si confronta per la prima volta. Quindi quel che gli succede, ciò in cui si imbatte, chi incontra, chi ricorda, lo fa sempre sorridere e rimbalzare tra contenuti, speculazioni e sensazioni. Da Che Guevara a Marco Pantani, da Pablo Neruda al Festival di Sanremo. Una finezza di intelletto che fa invidia quasi come il viaggio in sé.

Voglio fare le cose qui, voglio stare qui, le voglio far bene qui. Perché questo pianeta è un dono, questo pianeta è un miracolo in questo sistema solare

Ma la spina dorsale è il parallelismo tra musica e bicicletta, come viadotto di libertà, dove i pensieri fluiscono e si liberano. È certo la sua dimensione. Spinge sui pedali tanto quanto sui neuroni, rimpinzata dal nutrimento poetico e letterario. La scelta geniale e sublime di punteggiare gli episodi con la poesia e le sue cover registrate in clausura rende ancora più piacevole e completa la visione. I titoli degli episodi rimandano alle poesie, e questi gli autori rispettivi, per chi vi fosse interessato: Primo Levi, Pablo Neruda, Attilio Bertolucci, Mariangela Gualtieri, Charles Bukowski, Antonio Machado, Pierluigi Cappello, Di Ko Un, Mariangela Gualtieri, Jorge Carrera Andrade, Giuseppe Conte, Erri de Luca, Vincenzo Cardarelli, Jorge Luis Borges, Julio Cortazar, Luis Sepúlveda.

L’eco che si ripresenterà anche una volta spento il monitor sarà sempre quello: “Che meraviglia, ragazzi!”

Si congeda poi, chiuso nel suo studio, elaborando il prima e il dopo: per dare un senso, per dare una siliconata virtuale ai pensieri sparsi, per ricomporre gli allegri deliri di questo istrionico cantante che parla con gli animali ed è sempre di buon umore di prima mattina. Il Virgilio e il Dante di se stesso, che si è accompagnato (e ci ha accompagnato) su due ruote al Jova Trip Party.

Link al film di Jovanotti

Non voglio cambiare pianeta

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