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‘Orcolat’: la memoria che trema ancora

Federico Savonitto racconta la resistenza dei Friulani al sisma del 1976 tra repertorio Rai, interviste dedicate.

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Orcolat è il documentario, a firma di Federico Savonitto, che non si limita a rievocare il terremoto del Friuli del 1976 che mise in ginocchio l’intero paese. ma fà qualcosa di più; lo rimette in circolo, lo riattiva e lo costringe a parlare nel presente. Guardando quest’opera totale tutto si può pensare tranne ad un’operazione nostalgica o ad un esercizio celebrativo. È, piuttosto, un tentativo di capire come un trauma collettivo possa trasformarsi in identità condivisa.

Il film, che uscirà nel 2026, prodotto da Kublai Film con Rai Cinema, sceglie di raccontare non solo ciò che accadde il 6 maggio di 50 anni prima, ma ciò che quell’evento ha lasciato dietro di sé: macerie materiali, certo, ma soprattutto sedimentazioni culturali, memorie familiari ed immagini che difficilmente spariranno dalla memoria di chi ha vissuto quei momenti terribili.

1976: la terra trema, il Friuli si rialza

La vicenda da cui tutto parte è nota: nel maggio del 1976 un violento terremoto colpisce il Friuli, causando quasi mille vittime e distruggendo interi paesi. Case, chiese, piazze, tutto crolla in pochi secondi. Ma la storia che Orcolat racconta non si ferma alla cronaca del disastro.

Il documentario ricostruisce i fatti intrecciando materiali di repertorio dell’epoca, immagini tremolanti in bianco e nero, volti scavati e dichiarazioni dei superstiti, con testimonianze contemporanee dei friulani che quel terremoto lo hanno vissuto. Non si tratta solo di ricordi: sono memorie che hanno continuato a lavorare sottotraccia, modellando un’intera generazione che; ci viene mostrata senza fronzoli, prendere il proverbiale toro per le corna e fare fronte unito, solidale e comune, per avversare la calamità,

In questo racconto si inserisce la voce narrante di Bruno Pizzul. Non una scelta casuale. Pizzul non è soltanto il narratore della vicenda; è un simbolo. Friulano di nascita, la sua voce guida lo spettatore dentro i fatti con un racconto epico che intreccia il mito Folklorico alla tragedia, evitando il tono enfatico e scegliendo invece una misura quasi civile. È il filo che tiene insieme passato e presente.

Un impianto ibrido tra documento e immaginario

Orcolat

Uno degli elementi più riusciti di Orcolat è la sua struttura ibrida. Il film alterna con equilibrio fra; interviste live action, (intime e frontali), per poi passare a raccontarci il Friuli e le sue montagne mediante dei campi lunghi sul paesaggio friulano di oggi. a questo si aggiungono i sopracitati materiali d’archivio Rai e delle inaspettate sequenze animate legate al mito dell’Orcolat

Qui sta la vera scommessa del film. L’Orcolat, nella tradizione folklorica friulana, è la creatura mitica che incarna il terremoto: un orco enorme che vive al di sotto della montagna, dormiente, che nel suo dimenarsi causa i sismi. L’Orcolat è una figura radicata nell’immaginario popolare.

Le sequenze animate non sono un vezzo stilistico. Sono la traduzione visiva di un trauma che, per essere compreso, ha avuto bisogno di diventare leggenda. Dare un volto al terremoto è, per altro, perfettamente in linea con la cultura friulana che vede le proprie radici scavare in profondità nel territorio e nella terra stessa; alla quale sono visceralmente legati. Anche, ma non solo, il film ci suggerisce romanticamente che il mito non sia semplice superstizione, ma una forma di elaborazione collettiva.

L’alternanza tra realismo documentario e animazione costruisce un dialogo continuo tra ciò che è accaduto e ciò che è racconto quasi mitologico.

Memoria, identità e rischio di stratificazione

Savonitto sceglie una strada ambiziosa: intrecciare il piano storico, quello intimo e quello simbolico. Il rischio, in un documentario di circa 90 minuti, è che i livelli si sovrappongano senza trovare un vero centro. In parte, questa tensione si avverte. Il film si muove su una linea sottile tra cronaca, riflessione antropologica e costruzione poetica.

Ma proprio questa complessità diventa il suo punto di forza. Orcolat non cerca la linearità rassicurante. Preferisce restituire la stratificazione della memoria. Il Friuli che emerge non è solo quello della ricostruzione virtuosa, spesso celebrata come modello nazionale, ma anche quello delle paure, delle incertezze, delle contraddizioni nei primi momenti di gestione dell’emergenza.

Il documentario evita la retorica della resilienza a tutti i costi. E questa è forse la sua scelta più onesta.

Il legame con il territorio: un racconto dall’interno

Il coinvolgimento diretto dei friulani, come detto precedentemente, restituisce al film un’autenticità evidente. Non c’è uno sguardo esterno che osserva dall’alto. C’è una comunità che si racconta, financo nella voce fuori campo che ci racconta L’Orcolat.

Il paesaggio, ripreso in campi totali silenziosi e quasi contemplativi, diventa parte integrante della narrazione. Le montagne, le case ricostruite, le piazze oggi tranquille dialogano con le macerie del passato. In uno strano dialogo sospeso nel tempo che da quasi l’idea di un territorio che si pone esso stesso come testimone.

Orcolat; un racconto di Resistenza fino all’ultimo centimetro

Orcolat: Pizzul

Il documentario si chiude con una dedica a Bruno Pizzul. Una scelta che non appare formale, ma profondamente coerente. La sua voce ha accompagnato il racconto dall’inizio alla fine, trasformandosi in presenza discreta e costante.

La dedica finale suggella il senso dell’opera: la memoria è fatta di luoghi, di eventi, ma anche di voci. E alcune voci diventano patrimonio collettivo. Ed è proprio qui che Orcolat si mostra come ciò che è: un documentario che si muove tra storia e mito, tra archivio e animazione, tra cronaca e identità culturale. Non cerca effetti facili né consolazioni rapide. Preferisce interrogare la memoria, mostrarne le crepe e le sedimentazioni.

E alla fine lascia una domanda implicita: come si racconta un terremoto dopo cinquant’anni? Con i numeri? Con le macerie? O con le storie che ancora oggi tremano sotto la superficie?

Savonitto sceglie le storie. E affida alla voce di un friulano il compito di tenerle insieme.

Orcolat uscirà nelle sale italiane il 2 Marzo 2026

Orcolat

  • Anno: 2028
  • Durata: 92 min
  • Distribuzione: Rai Cinema
  • Genere: Documentario
  • Nazionalita: Italia
  • Regia: Federico Savonitto
  • Data di uscita: 02-March-2026