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Doc-Nelle tue mani: storia di un medico che riscopre il valore dell’empatia nella relazione terapeutica

Buon lavoro di scrittura e di regia: la fiction sa elaborare gli elementi del medical drama con sincerità ed efficacia

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  • Anno: 2020
  • Durata: otto episodi di 50 minuti
  • Genere: drammatico
  • Nazionalita: Italia
  • Regia: Jan Maria Michelini e Ciro Visco
  • Data di uscita: 26-March-2020

La storia vera di Pierdante Piccioni

È una storia incredibile, e molto interessante, quella raccontata da Jan Maria Michelini e Ciro Visco, in onda su Rai Uno in queste settimane (recuperabile su RaiPlay). La vicenda reale di Pierdante Piccioni, medico lombardo con una splendida carriera che, dopo un incidente nel 2013, perde la memoria dei suoi ultimi dodici anni, completamente. Viene cancellata tutta la sua vita: personale, familiare, sociale, professionale. Una smemoratezza che scende come un sipario di ricordi inaccessibili.
Nella fiction Doc-Nelle tue mani, il dottor Piccioni (Andrea Fanti) è interpretato benissimo da Luca Argentero, che sa rendere il dramma dell’uomo costretto a ricominciare la propria vita quasi da zero. Per coinvolgere un pubblico composito, come quello della rai, la storia è ovviamente molto romanzata, con parecchie aggiunte rispetto a quella vera. Ma al centro rimane il percorso di consapevolezza attraversato dal protagonista, quello dello schermo e quello della realtà.

Citazioni da Simenon

Andrea Fanti, all’inizio della fiction, prima dell’incidente, ci viene presentato come un medico che privilegia la cura della malattia alla relazione con il paziente, come dice il protagonista di Le campane di Bicetre (George Simenon): “Per certi medici il sogno non sarebbe la malattia senza il malato?”. Rene Maugras è un uomo sicuro di sé, personaggio pubblico che dirige il giornale più venduto a Parigi. Ma ora, ricoverato in ospedale, se pure come paziente di riguardo, ospitato in stanza privata con due infermiere personali che si alternano, avverte lo stato di abbandono della sua fragilità. Come succede a Fanti, che, protetto nel suo ruolo di primario, subisce una quotidianità ribaltata dal trauma dell’ospedalizzazione e dell’oblio.

Il falso dilemma del dottor House

Nella prima puntata, le citazioni al dottor House sono, si pensa, intenzionalmente smaccate. Il mantra del paziente che mente sempre e la domanda retorica di Gregory House: preferisci un medico che ti tiene la mano mentre stai morendo o uno che ti guarisce? Noi gli risponderemmo, e perché no, entrambi! Ma quello di House è un falso dilemma. Tanto che il dottor Fanti riuscirà a vivere relazioni terapeutiche autentiche, ed essere contemporaneamente un mago della diagnostica. Non sarà più primario e dovrà studiare per recuperare il vuoto dei dodici anni perduti. Ma è possibile, visto che oggi troviamo Pierdante Piccioni in prima linea contro il virus che ci ha piegati, chi più chi meno,  soprattutto in Lombardia.

Bella ambientazione milanese

Doc -Nelle tue mani utilizza esterni milanesi luminosissimi, e com’è bella Milano vista dagli occhi di chi l’ha dimenticata negli ultimi anni! Da Piazza Gae Aulenti, a corso Como, ai nuovi grattacieli di City Life. Andrea guarda tutto dal basso, mentre la città, inedita per lui, sprigiona tutta la sua malia. Anche per noi, però. Come a dire che le cose vanno guardate sempre con l’incanto della prima volta, non dandole  per scontate. Ora più che mai.

Doc-Nelle tue mani risponde in pieno al genere Medical-drama

Per il resto, la fiction rientra a pieno diritto nel genere del medical-drama, che appassiona gli spettatori, fin dal 1994 con Medici in prima linea e dal 2005 con Grey’s Anatomy (ora alla sua sedicesima, seguitissima, stagione!). O al più recente The good doctor. Le corsie ospedaliere sono teatro di carriere, amori, nevrosi, amicizie, competizioni, con ingredienti (o stereotipi) che si ripetono ovunque. Qui, si segue il dottor House anche nel metodo diagnostico quasi poliziesco. Medico e collaboratori sono come detective, che seguono le piste dei sintomi per svelare l’enigma della malattia, con quella benedetta lavagna a registrare il brainstorming, immancabile oramai anche nei telefilm polizieschi. Le relazioni tra i dottorandi sono simili a quelle di Grey’s Anatomy, forse con meno sentimentalismi e concorrenze un po’ meno sleali. Ma caratteri e situazioni sono presi a prestito con garbo, senza presunzione. La giovane tirocinante, per esempio, quella carina, timida e impacciata, è figlia della chirurga dello stesso ospedale, fredda e svalutante, ed è obbligata, come Meredith Grey,  a confrontarsi con una madre molto ingombrante.  Poco importa se, nel caso di Meredith,  fisicamente (e mentalmente) ormai lontana, tanto forte è il fantasma interiore con cui fare i conti.

Buona la scrittura e buona la regia

Ma tutti i personaggi hanno le loro rivalse, le loro ombre, e ciascuno una questione sospesa; le vicissitudini delle loro vite e delle loro anime fanno sì che, insieme all’impatto con la morte e la malattia, l’effetto emozionale raddoppi, si amplifichi. Se è per questo che le serie ospedaliere piacciono tanto, Doc-Nelle tue mani sa giocare con gli elementi del genere, in maniera semplice e sincera: un buon lavoro di scrittura e di regia, con intrecci credibili che tengono alta la tensione (c’è anche il cattivo-cattivo, ma noi siamo fiduciosi nel suo smascheramento!). Medici e infermieri sono ritratti nella loro forza, nelle loro debolezze, nella dedizione. Un bell’omaggio, oggi che qualcuno li vuole chiamare angeli, come non bastasse l’essere umani, profondamente umani. Noi li salutiamo invece ancora con le parole di Simenon, sempre da Le campane di BicetreA tutti coloro – professori, medici, infermieri e infermiere – che, negli ospedali e non solo, cercano di comprendere e di soccorrere l’essere più sconcertante al mondo: l’uomo ammalato”.