Stasera in tv su Rai 4 alle 23,25 Moon, l’eccellente esordio alla regia di Duncan Jones

Duncan Jones, figlio di David Bowie, per il suo debutto sul grande schermo, scrive e dirige un film di fantascienza come non se ne vedevano da anni. Girato con un budget modesto e completamente privo di effetti speciali, Moon è un film di atmosfere, di sceneggiatura e recitazione. Da vedere

  • Anno: 2009
  • Durata: 97'
  • Genere: Fantascienza
  • Nazionalita: Gran Bretagna
  • Regia: Duncan Jones

Stasera in tv su Rai 4 alle 23,25 Moon, un film del 2009 diretto da Duncan Jones. Film di fantascienza, con protagonista Sam Rockwell, presentato in anteprima assoluta al Sundance Film Festival nel Gennaio 2009. La Sony Pictures Classics ha distribuito il film negli Stati Uniti e in Canada a partire dal 12 giugno 2009. In Italia è stato presentato in anteprima al Trieste Science+Fiction Festival il 29 Novembre 2009 ed è stato distribuito nelle sale cinematografiche dal 4 Dicembre 2009. Moon è stato realizzato con un budget limitato (5 milioni di dollari), cercando di ridurre al minimo i costi di produzione, riducendo al minimo il cast, sostanzialmente composto da un solo attore ed effettuando le riprese principalmente in studio. È il primo lungometraggio diretto dal regista pubblicitario Duncan Jones, noto anche come Zowie Bowie o Joey Bowie (figlio del celebre cantante David Bowie), autore del soggetto e co-sceneggiatore assieme a Nathan Parker. Il film, che è stato scritto appositamente per l’attore Sam Rockwell, rende omaggio ai film di fantascienza amati da Jones in gioventù, come 2002: la seconda odissea (1972), Alien (1979) e Atmosfera zero (1981), con l’intento di ricreare le atmosfere dei film fantascientifici degli anni settanta e ottanta. Con Sam Rockwell, Robin Chalk, Dominique McElligott, Matt Berry, Kaya Scodelario.

Sinossi
Sam Bell è vicino al termine del suo contratto con la Lunar dopo essere stato suo impiegato fedele per tre lunghi anni passati alla Selene, una base lunare in cui ha vissuto da solo, estraendo l’Helium 3, un prezioso gas che potrebbe risolvere il problema energetico della terra. Isolato, determinato e costante, Sam ha seguito le regole della base con rigore e il tempo è passato lentamente e senza eventi; inoltre, la solitudine gli ha offerto tempo per riflettere sul suo passato e per lavorare sul suo temperamento irascibile. Ma due settimane prima della partenza Sam comincia a vedere e sentire delle “cose” e ad avvertire strani sentimenti, un’operazione di routine va storta e Sam comincia a sospettare che la Lunar abbia dei piani molto originali per la sua sostituzione e per il suo imminente rientro.

Fino a dove può spingersi lo sfruttamento dell’uomo sull’uomo? Fino a livelli drammatici e inauditi, vicini al puro orrore conradiano, idea talmente insopportabile da spingere a squarciare la quiete della notte con urla di rifiuto disperato. Moon è un gioiello, un capolavoro di fantascienza artigianale (non per niente costato soltanto intorno ai cinque milioni di dollari) capace di sviscerare le lacrime dello spettatore più spietato. Al suo primo lungometraggio Duncan Jones mette in piedi un’opera sublime: una commedia fantascientifica che vira un po’ sul surreale ma soprattutto su un pacato descrittivismo narrativo che riesce a creare atmosfere di drammatico realismo, senza forzare la mano col pathos o con trucchetti da circo tragico. Per arrivare a questo incredibile risultato Jones gioca con le citazioni, volte a riprendere classici e non-classici del genere. Così inevitabili i rimandi per il computer di bordo Gerty, che rappresenta un incrocio più umano tra il vecchio Hal di 2001: Odissea nello Spazio e il robottino di Wall-E. Una combinazione bizzarra e un po’ irreale che umanizza la “macchina” e la rende per molti versi più umana della stessa umanità, cancellando la diffidenza anti-positivista verso la tecnologia e la scienza che il secondo dopoguerra (memore di Hiroshima) si è trascinato tanto a lungo nel tempo. La scenografia tendente al semplice cromatismo bianco-nero è tanto angelica quanto claustrofobica: si precipita in un candore apparentemente ovattato e idilliaco, l’esatto opposto dell’astronave accidentata di Alien, assai vicina piuttosto all’ambiente confortevole ma alienante della stazione di Solaris. La differenza la fa l’entrata in scena di tematiche d’attualità ancora scottanti e irrisolte (la clonazione umana, il profitto come primo valore), che nella loro spietata razionalità portano a situazioni al limite tra il surreale ed il grottesco. In tutto questo contesto il valore aggiunto è Sam Rockwell, che sfodera una prova talmente convincente da far gridare all’Oscar. Una conferma per un attore validissimo che si era già messo in mostra con la prestazione imponente in Confessioni di una mente pericolosa. I toni gelidi complessivi del film (e qui è indispensabile la ricostruzione e l’interpretazione del paesaggio lunare) sono però i veri protagonisti del film, che riesce a far riflettere su tematiche serie (politiche oltre che etiche) nonostante un’andatura a metà tra il dramma e la commedia (un po’ come è riuscito a fare District 9). E alla fine non si riesce a dare davvero risposta alla domanda iniziale: fino a dove può spingersi lo sfruttamento dell’uomo sull’uomo?

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Utlima modifica: 19 Novembre, 2019



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