Fashionista di Simon Rumley, un dramma sull’inferno delle ossessioni

Fashionista risulta essere un grumo visivo in cui lo spettatore affonda come nelle sabbie mobili e dove i punti di riferimento sono sempre messi in discussione da una sequenza all’altra. La bravura di Rumley è nel riuscire a tenere sempre sotto controllo ogni elemento

  • Anno: 2016
  • Durata: 110
  • Distribuzione: The Dark Side of Movies
  • Genere: Drammatico, Thriller
  • Nazionalita: USA
  • Regia: Simon Rumley
  • Data di uscita: 20-May-2019

Fashionista di Simon Rumley mette in scena le ossessioni di April (Amanda Fuller) per i vestiti che annusa, tocca, indossa, accumula e sono una sorta di droga tattile che le permette di andare avanti in un’esistenza complicata e in un rapporto infelice con il marito Eric (Ethan Embry).

Rumley è uno dei più interessanti registi della scena underground inglese, autore di opere che travalicano i generi, tra thriller e l’horror, dal drammatico alla commedia, più volte premiato e in particolare presentato al Ravenna Nightmare Film Fest, dove nel 2017 Fashionista vinse il premio della critica e con Johnny Frank Garrett’s Last Word conquistò il premio del pubblico come miglior film. Debitore del cinema di Nicolas Roeg, suo mentore – regista del famoso L’uomo che cadde sulla terra e di A Venezia… un dicembre rosso shocking – e a cui Fashionista è dedicato, Rumley utilizza da par suo una tecnica visiva frattale dove si susseguono flashback e flashforward, con un montaggio in cui si avvicendano scene che sovrappongono piani temporali e spaziali, e la macchina da presa compie un tour de force passando da una messa in quadro classica a primi piani stretti e impiegando effetti visivi in cui colori e suoni creano lo stato schizofrenico della protagonista.

Senza svelare troppo, la storia è la discesa in un abisso della protagonista, gelosa del marito, anch’egli malato di una compulsione all’accumulo, che la tradisce con altre donne; per vendetta si getta nelle braccia di un personaggio ambiguo, Randall (Eric Balfour), incontrato per caso in un bar e che si rivela un maniaco sadomasochista. Ma non tutto ciò che si vede sembra reale: un’altra donna appare all’inizio e, in inquadrature topiche, durante tutto lo scorrere della diegesi, fino alle sequenze finali, ambientate in un ospedale psichiatrico, la chiave di volta per dare una razionalità a Fashionista. Ma a parte il twist ending, Fashionista gioca sull’accumulo delle emozioni. Da una parte, quelle delle ossessioni maniacali-compulsive dei personaggi, dall’altro, della forma cinematografica. Così lo spazio alterna i pieni e i vuoti della messa in scena, con la casa di April ed Eric colma di vestiti e oggetti di ogni tipo e quella di Randall dove il vuoto diventa una cifra scenografica. Abbiamo anche una compulsione estetica in cui la colonna sonora, il suono, le luci e le immagini creano movimenti sinestetici che arrivano alla psichedelia e che danno corpo alla confusione mentale di tutti i personaggi, soprattutto della protagonista.

Fashionista risulta essere un grumo visivo in cui lo spettatore affonda come nelle sabbie mobili e dove i punti di riferimento sono sempre messi in discussione da una sequenza all’altra. La bravura di Rumley è nel riuscire a tenere sempre sotto controllo ogni elemento di cui si compone il filmcreando un’opera dal sapore lynchiano, che ricorda Strade perdute o Mulholland Drive, prediligendo l’aspetto materico della forma e la carnalità del contenuto rispetto al maestro americano.

Fashionista è il primo film distribuito in Italia dalla The Dark Side of Movies, nuova etichetta nata dalla collaborazione tra il Ravenna Nightmare Film Fest e la piattaforma italiana streaming Cinemaf che permetterà di vedere in modalità Video on Demand pellicole di pregio altrimenti invisibili.

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Utlima modifica: 29 Maggio, 2019



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