Il Dicembre rosso shocking di Roeg e l’occhio che uccide di Powell in blu-ray per Pulp

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A pochi mesi di distanza dalla tragica morte della figlia minore Christine alias Sharon Williams, i coniugi inglesi John e Laura Baxter si recano a Venezia per lavoro e, dopo che la donna, nel corso di un pranzo all’interno di un locale pubblico, fa conoscenza con due misteriose sorelle, queste affermano di aver visto accanto a marito e moglie una ragazzina bionda e sorridente che sembrerebbe corrispondere proprio alla piccola defunta.

Traendo ispirazione dalle pagine di un romanzo di Daphne Du Maurier, è da questo esile soggettoa_venezia_un_dicembre_rosso_shocking che prende il via la circa ora e cinquanta di visione su cui si costruisce A Venezia un Dicembre rosso shocking (1973) di Nicolas Roeg, spesso annoverato tra i migliori film horror della storia del cinema, ma che, in fin dei conti, si aggira più dalle parti del thriller.

Noto anche per la tanto focosa quanto realistica scena di sesso tra i due eccellenti protagonisti Donald Sutherland e Julie Christie, infatti, il lungometraggio sfrutta una sottotrama riguardante un ignoto assassino che terrorizza il capoluogo veneto al fine di alimentare l’efficace atmosfera di mistero e inquietudine che, grazie soprattutto all’apporto scenograficamente fornito dalla città lagunare, si rivela essere il vero punto di forza dell’operazione.

Mentre il cast sfoggia diversi volti della celluloide nostrana, da Massimo Serato a Renato Scarpa, passando per Clelia Matania e Leopoldo Trieste, e, tra presagi di morte e le fugaci apparizioni di una bambina dalla mantellina rossa, si approda ad uno shockante, sorprendente finale chiaramente omaggiato da Dario Argento nel suo Phenomena (1985).

Con trailer originale, galleria fotografica e una traccia rom quali contenuti extra, l_occhio_che_uccideapproda finalmente nel mercato dell’home video digitale in alta definizione grazie a Pulp Video, che rende disponibile in formato blu-ray anche L’occhio che uccide (1960) di Michael Powell, altro super classico della Settima arte all’adrenalina.

Sono il trailer e una galleria di poster ad accompagnare un titolo che, inizialmente rifiutato dalla critica per l’argomento agghiacciante, ha finito con gli anni per trasformarsi in un film di culto; complici, con ogni probabilità, felici intuizioni come l’inizio in soggettiva dell’omicida, decisamente all’avanguardia e palesemente copiato da John Carpenter in Halloween-La notte delle streghe (1978).

Perché quella raccontata da Powell nel corso dei circa cento minuti di visione è la vicenda del giovane operatore cinematografico Mark Lewis, ovvero Carl Boehm, il quale, schivo e introverso, nonché traumatizzato fin dall’infanzia dagli esperimenti che il padre conduceva su di lui, non solo sviluppa una autentica ossessione nello spiare gli altri tramite la propria inseparabile macchina da presa, ma arriva anche a uccidere diverse donne per mezzo di un pugnale montato su una gamba del treppiedi, riprendendone, al contempo, l’espressione al momento della morte.

Ottenendo un in seguito imitatissimo elaborato ad alta tensione che, di derivazione evidentemente hitchcockiana, sfodera quindi un certo sapore metacinematografico, ulteriormente impreziosito dalla splendida varietà cromatica valorizzata dall’ottima fotografia di Otto Heller.   

 

Francesco Lomuscio



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