Stasera su La7 alle 21,20 Il federale: Luciano Salce dirige Ugo Tognazzi per raccontare la fine dell’occupazione nazifascista

Probabilmente il film più riuscito di Luciano Salce, che mette alla berlina l'Italia plebiscitariamente fascista e sfrutta fino in fondo la straordinaria bravura di Ugo Tognazzi. Un esempio della nostra miglior commedia

  • Anno: 1061
  • Durata: 100'
  • Genere: Commedia
  • Nazionalita: Italia
  • Regia: Luciano Salce

Stasera in tv su La7 alle 21,20 Il federale, un film del 1961 diretto da Luciano Salce con Ugo Tognazzi. Il protagonista del film, Primo Arcovazzi, si discosta alquanto dalla “macchietta” comica incarnata fino ad allora da Ugo Tognazzi: la sua arte interpretativa prese ne Il federale una drammaticità e uno spessore inedito per l’attore. Completano il cast Stefania Sandrelli, Gianni Agus, Georges Wilson, Gianrico Tedeschi, Leopoldo Valentini. Il prof. Giovanni Sabbatucci, in un suo intervento a Il tempo e la storia, riferendosi al film Il federale racconta che “la figura dell’anziano leader del CLN, anche se non viene indicato in questo modo, insomma, il vecchio antifascista che ritorna sulla scena, il personaggio di Tognazzi, il fascista ottuso, avrebbe dovuto portarlo a Roma e poi lì si sviluppa tutta una storia in cui questo anziano antifascista si chiama Bonafè, chiaramente rappresenta Ivanoe Bonomi“.

Sinossi
Nel 1944 un fanatico fascista che spera di diventare Federale, deve portare dall’Abruzzo a Roma un oppositore del regime. Lungo il viaggio (in sidecar) i due hanno modo di conoscersi meglio, sullo sfondo di un’Italia ormai in rovina e allo sbando. Nonostante le prove evidenti del crollo del regime, la fede del camerata non vacilla, sempre per il miraggio della promozione.

Una commedia dialettica, tra due personaggi, il fascista e il professore, che non rappresentano tanto la contrapposizione tra il male e il bene, quanto quella tra l’entusiasmo per una recente modernità, che sa già di obsoleto, e la pacata devozione all’antico, che contiene il seme di un futuro migliore. Il viaggio di Arcovazzi e Bonafé è una gimcana attraverso un’Italia in guerra in cui, però, l’incontro con la realtà storica è un fatto sporadico e fortuito, una sorta di incidente di percorso. Il fronte che separa i due protagonisti svanisce, mentre tra loro si crea un legame di astratta solidarietà, basata non tanto sulla reciproca comprensione, quanto sull’accettazione dell’altrui diversità. Nonostante la pellicola sia pervasa in fondo da un senso di malinconia, l’itinerario è allegro, con il piacevole tema di Ennio Morricone che accompagna spesso le scene on the road: sono tanti gli elementi che rendono questo viaggio difficile da dimenticare e leggero, nonché satirico, quasi a voler criticare un sistema ormai agli sgoccioli che merita solo la messa in ridicolo. Una storia pensata da Castellano e Pipolo e scritta dai due insieme a Luciano Salce, anche regista, che è una colonna della commedia italiana (basti pensare ai primi due Fantozzi e Basta guardarla) e che qui si avvale di numerose inquadrature e panoramiche ricercate, firmando una delle sue opere più importanti e impegnate. Ma il risultato finale non può prescindere dai due interpreti: un giovane Ugo Tognazzi, serio e capace di mostare il suo talento non solo comico, e Georges Wilson, perfetto nel ruolo dell’acculturato, apparentemente tranquillo ma capace di ribellarsi, di non subire. Poi c’è anche Stefania Sandrelli (doppiata) nei panni di una giovane ladruncola, Gianni Agus nella sua solita parte del “capo” (ma questa volta per poco) e lo stesso regista in un cameo nella veste di tenente. Un classico assolutamente da recuperare.

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Utlima modifica: 24 aprile, 2019



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