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FILM DA VEDERE

L’imbalsamatore, il film che lanciò Matteo Garrone, finalmente in alta definizione per l’home video

Finalmente disponibile in alta definizione per l'home video L'imbalsamatore, il torbido e potente noir che pose il regista Matteo Garrone all'attenzione del grande pubblico. Un Ernesto Mahieux mefistofelico ci fa sprofondare in un abisso di angoscia

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Rivedere dopo molti anni L’imbalsamatore, film che pose Matteo Garrone all’attenzione del grande pubblico, conferma la sensazione che chi scrive ha sempre avvertito nei confronti del talentuoso regista, ovvero che gli siano assolutamente congeniali storie in cui prendono forma mondi marginali, avvinti dalle tenebre, torbidi, in cui è interdetta la penetrazione anche di un solo raggio di luce capace di fornire un bagliore di speranza. Con tale considerazione non si vuole certo affermare alcunché sulla personalità dell’uomo, piuttosto delineare un immaginario che il cineasta è capace di maneggiare con sicurezza e grandissima efficacia. L’unico film in cui, infatti, si concesse una parentesi (fantasy), Il racconto dei racconti, seppur senz’altro interessante, tradiva alcune forzature, ossia la volontà, più che il desiderio, di realizzare qualcosa di non totalmente autentico. Con Dogman, per fortuna, si è verificato un felice ritorno alle origini e i grandi risultati ottenuti dimostrano che la tesi fin qui esposta non è peregrina.

Garrone, poi, è abilissimo nello scegliere gli interpreti più adatti a incarnare i suoi personaggi, ogni volta assai incisivi, sempre in grado di perturbare lo spettatore: Vitaliano Trevisan, Ernesto Mahieux, Aniello Arena e, infine, il dolce e terribile Marcello Fonte, giustamente ricoperto di premi.

Anche ne L’imbalsamatore (così come in Dogman), il regista prese spunto da un caso di cronaca “nerissima”, ossia la cosiddetta vicenda romana del “nano di Termini” Domenico Semeraro, un tassidermista omosessuale assassinato da una coppia di fidanzati cui aveva imposto un torbido menage a trois: una storia miserabile, tristissima, in cui a farla da padrona era l’ambiguità, una doppiezza rivoltante in cui carnefice e vittime erano legati, in qualche modo, da un rapporto di malcelata complicità, circostanza che fece si che la situazione precipitasse in un funestissimo epilogo.

Ne L’imbalsamatore, il regista ci conduce in un mondo liminale, un sottomondo, verrebbe da dire, dominato da ancestrali rapporti di forza, in cui violenza, morte e solitudine scandiscono esistenze attraversate da un soffio gelido che congela la vita interiore, riducendo i personaggi a marionette inanimate, in balia di una ferocia che s’illudono di gestire ma in realtà subiscono. La desolazione dei paesaggi periferici di un Sud deprimente fornisce un potentissimo valore aggiunto alla narrazione, laddove i personaggi, e con essi gli spettatori, sprofondano in un abisso di tenebre da cui è impossibile risalire. I campi lunghi in cui sono ripresi il lungomare grigissimo di un territorio al collasso e gli edifici-lager dove è stipata un’umanità esclusa, destinata a colludere con la malavita, forniscono la cifra stilistico-emotiva del penetrante sguardo di Garrone, esemplare nel fare emergere la malinconia invincibile di ciò che, solitamente, è tenuto saldamente fuori campo (in particolare nel cinema patinato della commediola nazionale degli ultimi vent’anni). Ciò a cui il regista sembra maggiormente interessato è, infatti, testimoniare quanto l’essere umano contenga un’ineliminabile quota di orrore che, quantunque provochi sdegno e turbamento, non può essere estirpata fino in fondo: quel nulla che ci costituisce ontologicamente e che ci attraversa, essendo l’uomo un essere finito, così come era stato lucidamente segnalato da Jean-Paul Sartre ne L’essere e il nulla.

La splendida fotografia di Marco Onorato, le musiche ipnotiche della Banda Osiris e il montaggio sempre opportuno di Marco Spoletini donano al film un’omogeneità e un timbro emotivo che, dopo quindici anni, sembrano ancora più efficaci di allora. Ottime, manco a dirlo, le prestazione degli interpreti: su tutti, ovviamente, giganteggia Mahieux (David di Donatello), ma non da meno sono Elisabetta Rocchetti (Globo d’oro), Valerio Foglia e Marcella Leonardi.

Pubblicato da Fandango e distribuito da CG Entertainment, L’imbalsamatore è disponibile in blu ray, in formato 2:35.1, con audio DTS-HD Master Audio 5.1 e sottotitoli in italiano, inglese e francese opzionabili. Nei contenuti speciali sono presenti: Dentro L’imbalsamatore (backstage) e il trailer.

Trova L’imbalsamatore su CG Entertainment

  • Anno: 2002
  • Durata: 100'
  • Distribuzione: CG Entertainment
  • Genere: Drammatico
  • Nazionalita: Italia
  • Regia: Matteo Garrone