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‘Abbandonando il paradiso’ e fuggire verso i piaceri della vita reale

Una fiaba post-nucleare che rompe le barriere imposte dal potere e mette in guardia dai pregiudizi

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Presentato in anteprima al BiFest a Bari, Abbandonando il Paradiso (Leaving Heaven il titolo internazionale) è l’opera prima di Genc Përmeti che ne firma regia e sceneggiatura con una coproduzione di Albania, Polonia e Italia (con la partecipazione di LA LUNA). Il film rievoca la dittatura albanese che il regista ha vissuto in prima persona. Una fiaba post nucleare e distopica dove sopravvivono sentimenti umani del vecchio mondo tra pregiudizi e paradisi artificiali.

 

Abbandonando il paradiso è distribuito in Italia da Enjoy Movies ed è disponibile nelle sale dal 30 giugno, dove è stato presentato al cinema Azzurro Scipioni di Roma.

Abbandonando il paradiso: nonno e nipote comandanti fra le macerie

Leksi (Kristaq Pilo)  e Niko (Nikolla Prendi) sembrano gli unici superstiti di un mondo post apocalittico: un’esplosione nucleare 60 anni fa ha distrutto l’universo circostante lasciando una terra piena di macerie. Il nonno e il bambino si muovono tra queste tra odio e istinto di sopravvivenza. Tra resti di palazzi, in un terreno rovinato e grigio traspare comunque una ringhiera: è quello che segnala il confine, dove vivono “i nemici”, Fiqo (Ksawery Szlenkier) e Eva (Sirea Bombaj), padre e figlia che cercano di sopravvivere al di là delle barriere ma negli stessi resti ammassati, in compagnia del loro cane. 

Niko cresce così, affidandosi al nonno, unica figura guida dopo la perdita dei suoi genitori avvenuta in circostanze misteriose ma violente. L’arrivo di Xeni (Daniel Olbrychski) e una famiglia rom apre magicamente gli occhi a Niko che forse si rende conto per la prima volta che il nonno non è una persona per bene e lo invita a non far affidamento ai suoi moniti e ai suoi insegnamenti. In un percorso di formazione, da bambino ad adulto, il ragazzo lascia quello che sembra un “paradiso” andando alla ricerca della Grande Acqua, simbolo del futuro e della speranza verso un mondo migliore. Anche tra le macerie e i palazzi crollati a causa dell’odio e della paura, la fratellanza e l’umanità riusciranno ad emergere.

Abbandonando il paradiso di Genc Permeti. Una scena del film

Scavalcare i confini per raggiungere l’Eden

“Appartengo ad una generazione cresciuta sotto il giogo di un regime totalitario. Si trattava di una dittatura senza pari.”                                                                                                          (le parole del regista Genc Përmeti)

Negli ultimi frame vediamo Eva e Niko raggiungere quel paradiso che il bambino aveva tanto ricercato, a partire da quel segnale di latta ritrovato sotto i massi. Quel paradiso abbandonato si rivela una costruzione dettata dalla sicurezza, una torre innalzata tra paure e ignoranza, sentimenti che da sempre hanno alimentato ogni tipo di guerra. La critica del regista è dunque verso un mondo diverso e post apocalittico, molto lontano da noi. dove comunque continuano a prevalere sentimenti del tutto umani, in positivo, come la fratellanza finale, il rispetto e l’aiuto reciproco tra Niko ed Eva, insieme all’odio e alla vendetta caratterizzanti il mondo degli adulti. 

Genc Përmeti che ha vissuto in prima persona la dittatura in Albania, con l’esperienza di un potere manipolatore che vuole solo avere il controllo, racconta un inno alla ricerca della libertà, oltre le barriere imposte da chi rappresenta il potere. Una volta passato il confine imposto dagli adulti, i bambini ormai cresciuti sono pronti a riconquistare l’Eden: Niko ed Eva (nome biblico a cui non possiamo restare indifferenti), lasciano il loro giardino per arrivare nel mondo rappresentato dalla Grande Acqua.

“Quello che accadde in Albania dal 1944 al 1991 è stato simile a quanto avviene oggi in Corea del Nord. Le autorità dell’epoca cercavano di dipingere l’Albania, un paese povero, come il più prospero del mondo, una sorta di faro circondato da nemici il cui unico obiettivo era distruggere la nostra felicità. Per preservare questa felicità c’era solo una cosa che potevamo fare: lottare fino all’ultimo. La natura altamente manipolatoria della macchina propagandistica dello Stato aveva creato un clima di paranoia e xenofobia nei confronti di tutto ciò che esisteva al di là dei nostri confini.”

La critica di una dittatura manipolatrice 

Il montaggio e la colonna sonora di Abbandonando il Paradiso (firmata Andrea Guerra) funzionano bene in un ottima sinergia per creare la tensione e aumentare il pathos: non si è mai tranquilli nel Nuovo Mondo dove un attimo può essere fatale per sconvolgere di nuovo ogni cosa. Accanto alla colonna sonora è potente e molto evocativa, forse al pubblico italiano possono venire in mente anche altre immagini delle canzoni della tradizione. I continui rimandi al Dio che è morto collegano subito gli scenari del film a quelli raffigurati da Francesco Guccini nella canzone omonima. Leksi e Fiqo, uno di fronte l’altro pronti ad odiarsi e a ringhiare come cani arrabbiati non sembrano alla fine troppo diversi dai due soldati de La Guerra di Piero di Fabrizio De André, deviati e intrappolati da qualcosa piu grande di loro e in attesa di sparare per primi in un mondo devastato.

Alla ricerca della felicità e della Grande Acqua

Diversi campi larghi all’inizio di Abbandonando il paradiso ci mostrano i personaggi muoversi tra diverse distese di rovine, come se in 60 anni il mondo sia finito e non sia mai stato ricostruito (girato nelle vere rovine di un impianto di lavorazione del rame degli anni Settanta, anche questo lasciato intatto e mai più ricostruito)l

Tra le macerie e tra i ricordi, i protagonisti adulti portano sulle spalle un passato felice ma lontano: i loro sguardi malinconici hanno trasformato“l’altro” in nemico, essere pericoloso. Leksi vive in un perenne stato di allerta, incapace di provare altri sentimenti al di là della vendetta e della rabbia. Non è troppo diverso per Fiqo che vediamo sempre agire di rimessa rispetto alle azioni di Leksi. I due adulti non sembrano insegnare ai bambini altro se non l’istinto di sopravvivenza del mondo animale, fatto di eterne lotte di potere. Sembra che in Abbandonando il paradiso il regista abbia voluto raccontare una situazione che conosceva bene ispirandosi alla sua infanzia nell’Albania sotto dittatura

Un racconto contro l’odio e la paura del nemico

L’unico punto di vista diverso è portato da Xeni (Daniel Olbrychski, attore simbolo del cinema polacco, protagonista di film premio Oscar come Il tamburo di latta e Mosse pericolose): soltanto il suo venire da un altrove ci fa pensare che questo altrove esista, che ci sia un’altro posto diverso dal grigiore delle macerie dove gli uomini vivono tutti i giorni. Xeni arriva con la sua famiglia in attesa di una nascita. Nel passaggio dalla prima alla seconda metà di Abbandonando il paradiso Genc Përmeti ci ricorda che c’è vita tra tutto quel rancore, che il mondo va avanti nonostante sembri un eterno presente, grigio ed insipido.

L’uso della luce e dei colori nel film è usato con coscienza e ci aiuta visivamente a distinguere il buio dalla luce. Il grigio del presente senza speranza scompare per lasciare posto a colori illuminanti e splendenti che appaiono solo alla fine, quando Niko ed Eva raggiungono il Paradise, il mare, andando oltre il confine grigio e oppressivo. Insieme alle melodie di Andrea Guerra verso la fine Abbandonando il paradiso lascia un messaggio di speranza e di fratellanza,aiutandoci a superare i momenti piu bui, anche quando non sono solo una nostra responsabilità.

Abbandonado il paradiso è disponibile nei cinema italiani. Non perdetevi le altre uscite di luglio su Taxidrivers.it !

Abbandonando il paradiso

  • Anno: 2026
  • Durata: 89'
  • Distribuzione: Enjoy Movies
  • Genere: drammatico, distopico
  • Nazionalita: albanese, polacca, italiana
  • Regia: Genc Përmeti
  • Data di uscita: 01-July-2026