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FILM DA VEDERE

La solitudine dei numeri primi, il film di Saverio Costanzo con Alba Rohrwacher e Luca Marinelli, in home video

Il film, sceneggiato dallo stesso Costanzo e Paolo Giordano, riesce a far emergere con forza il dramma interiore dei due protagonisti, Alice e Mattia (un’Alba Rohrwacher molto in parte e l’esordiente, ma già assai promettente, Luca Marinelli), vittime entrambi di un enorme dolore che ne ha segnato il destino

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Di Saverio Costanzo si parla tantissimo in questi giorni per la messa in onda della serie televisiva da lui diretta, L’amica geniale, tratta dal romanzo in quattro parti di Elena Ferrante. Il regista, fin dal debutto, ha dimostrato di possedere un grande talento e uno sguardo penetrante, rivelandosi un autore da seguire con attenzione. Con Private, film vincitore del Pardo d’oro al Festival di Locarno del 2004, e In memoria di me, ispirato al romanzo Lacrime impure di Furio Monicelli, si era fatto notare dalla critica e dal pubblico, ma è con La solitudine dei numeri primi, trasposizione del romanzo omonimo di Paolo Giordano, che si è definitivamente imposto. Il film, sceneggiato da Costanzo e lo stesso Giordano, riesce a far emergere con forza il dramma interiore dei due protagonisti, Alice e Mattia (un’Alba Rohrwacher molto in parte e l’esordiente, ma già assai promettente, Luca Marinelli), vittime entrambi di un dolore che ne ha segnato il destino, intorno al quale si costituisce una soggettività fragile che gli impedisce di avere un rapporto sostenibile con il mondo. “Un danno” che è sopravvenuto nell’infanzia, in un momento della vita in cui si è esposti senza difese agli eventi, i quali, proprio per tale ragione, riescono a incidere significativamente sulla struttura psichica di chi li subisce.

Costanzo, facendo uso di una grammatica cinematografica abbastanza complessa, in cui si alternano molte e diverse modalità di ripresa, nonché movimenti di macchina suggestivi ma sempre funzionali alla narrazione, si mette completamente al servizio della storia da mettere in scena (come aveva fatto con In memoria di me, in cui le inquadrature rigide, i primi piani e la fotografia riproducevano l’atmosfera claustrofobica e mistica di un convento religioso), rinunciando a esibire una propria cifra stilistica attraverso cui essere riconoscibile: questa è una caratteristica che rende conto dell’onestà intellettuale di un autore che sa farsi da parte pur di raggiungere il miglior risultato possibile.

La realizzazione del film ha comportato un lavoro aggiuntivo di preparazione degli attori, anche e soprattutto sul piano fisico, laddove Alice e Mattia portano sul corpo gli effetti del loro grande disagio. Rohrwacher magrissima e Marinelli imbolsito chiudono un film che non è certamente a lieto fine, ma, quanto meno, apre ai due protagonisti un orizzonte nuovo da percorrere che fornisce la possibilità di mettere tra parantesi il passato per tentare di affrontare, insieme, il futuro con maggiore fiducia, ma con il dovere di mettersi definitivamente e totalmente in gioco.

Una delle sequenze più significative, che è il risultato di un colpo di genio del regista, è quella in cui Alice, in un momento di grande sofferenza (dopo esser stata abbandonata dal marito), allucina e vede all’interno della sua abitazione un tunnel ricoperto di piante selvatiche, percorrendo il quale torna indietro nel tempo, esattamente al momento in cui nella casa di Mattia si sta vivendo il grande dolore per la perdita della sorellina. Lo spazio fisico e cinematografico diviene un corridoio temporale, che dà corpo alla virtualità di un passato che non ha smesso di conservarsi accanto all’attualità del presente: una sorta di “immagine-cristallo” – per usare il gergo del Gilles Deleuze de L’immagine-tempo – in cui si mostra l’originaria e incessante scissione del tempo in cronologico e non. Sebbene non manchino durante la visone i classici flashback, in questa scena confluisce tutta la “durata emotiva” del film, che poi è ciò che ne costituisce l’essenza più intima e profonda.

Concludiamo con un’efficace battuta che sintetizza lo spirito del film: “I numeri primi sono divisibili solo per se stessi e per uno. I numeri primi gemelli non si sfiorano mai, in quanto sono perennemente separati da un unico numero pari”.

Pubblicato da Mustang e distribuito da CG Entertainment, La solitudine dei numeri primi è disponibile in dvd, in formato 2.35:1, con audioo Dolby Digital 5.1 e sottotitoli per non udenti e in inglese opzionabili. Nei contenuti extra: il backstage, scene tagliate e il trailer.

  • Anno: 2010
  • Durata: 114'
  • Distribuzione: CG Entertainment
  • Genere: Drammatico
  • Nazionalita: Italia
  • Regia: Saverio Costanzo