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FILM DA VEDERE

Mi manda Picone di Nanni Loy, con Giancarlo Giannini e Lina Sastri

Sovraccarico di motivi e di figure e vibrante come un appassionato paradosso, gremito di sapori amari e di gag gioconde, Mi manda Picone di Nanni Loy è un film meravigliosamente in bilico fra sdegno e ironia

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Mi manda Picone, un film del 1983 diretto da Nanni Loy con Giancarlo GianniniLina Sastri,  Carlo Croccolo, Leo Gullotta, Nicola Di Pinto. La pellicola ha ricevuto tre David di Donatello, tra cui quelli a Giannini e Sastri in qualità di migliori attori, e quattro Nastri d’Argento. Probabilmente uno dei migliori film di Nanni Loy. Musiche di Tullio De Piscopo.

Sinossi
Un operaio dell’Italsider si dà fuoco, nella sala del consiglio comunale di Napoli, ritenendosi minacciato di licenziamento da parte dell’azienda. Dopo essere stato soccorso da un’ambulanza, di lui non si trova traccia e vane risultano le ricerche della moglie Luciella Picone. Apologo tragicomico di Loy, in una vivace Napoli di truffatori e di macchiette.

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Il sardo Nanni Loy ha sempre avuto interesse per Napoli, il suo mondo e i suoi abitanti, parimenti alla romana Lina Wertmüller, e lo si può vedere dalla sua filmografia, con ben cinque pellicole ambientate nel capoluogo campano. Con Mi manda Picone, titolo diventato quasi proverbiale, Loy realizza un’opera straordinaria per diversi motivi. Il film si presta, grazie alla sua struttura, a molteplici chiavi di lettura e definirla una commedia drammatica o grottesca sarebbe riduttivo. V’è infatti una componente molto forte di grottesco e di umorismo nero, ma anche una dose non secondaria di critica sociale che si muove, con grande agilità, tra il realismo e la macchietta. Il lavoro che ne esce fuori ha, come nota anche Morando Morandini, le cadenze di una farsa che sfocia nel fantastico sociale e nel film di investigazione, di cui sfrutta, pienamente, le tecniche. Ma, a ben guardare, Mi manda Picone è anche un film altamente pirandelliano. Nella figura di Pasquale, il marito suicidatosi e che possiamo vedere solo di spalle ad inizio vicenda e, di sfuggita, in alcune fotografie, sembra manifestarsi davvero “l’uno, nessuno e centomila” dello scrittore siciliano. Picone è, infatti, un operaio dell’Italsider, almeno così appare, ma scopriamo, insieme al protagonista Salvatore, che potrebbe non esserlo, ma anzi avere diverse e inaspettate attività. Ma Picone è anche nessuno, perché di lui pare non esserci davvero nessuna traccia. Loy ci mostra una Napoli viscerale e surreale allo stesso tempo. È un pozzo che inghiotte prima Picone e poi Salvatore nei suoi meandri. Tutto ha una doppia faccia, nella Napoli di Loy, una legale e un’altra ben più profonda e inquietante. La camorra fa da sfondo alle investigazioni di Salvatore, interpretato benissimo da Giannini, anche se essa viene nominata apertamente solo in un’occasione, a metà pellicola, in un’aula di tribunale. Ma è chiaro che la camorra è presente e rappresenta un vero e proprio sistema in cui Picone, una volta persona onesta, si deve muovere e a cui, sparendo, cerca di sfuggire. Lo stesso sistema che ingloba, o cerca di inglobare, Salvatore. Il discorso di Loy appare ancora più interessante, poiché, a ben guardare, il mondo criminale non fa nulla per far sì che Salvatore ne diventi parte, ma sembra quasi una cosa naturale che questi se ne ritrovi coinvolto. Giancarlo Giannini, come detto, dà un’interpretazione splendida del povero diavolo Salvatore, uomo che vive di espedienti ma che ha, in fin dei conti, un buon cuore. Davvero efficace anche la prova di Lina Sastri, che disegna una Lucia ambigua e dalle diverse sfaccettature. Ottime, infine, le musiche di Tullio De Piscopo e la canzone di Pino Daniele cantata da Lina Sastri.

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  • Anno: 1983
  • Durata: 122'
  • Genere: Commedia
  • Nazionalita: Italia
  • Regia: Nanni Loy