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Mostra Internazionale del Nuovo Cinema di Pesaro

‘Oreste’, intervista a Alessandro Cedola

Alessandro Cedola nel suo cortometraggio d'esordio racconta i giovani ventenni in cerca di amore durante un'estate romana

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Intervista ad Alessandro Cedola in occasione della presentazione del suo primo cortometraggio 'Oreste' al Pesaro Film Festival

In occasione della presentazione al Pesaro Film Festival del suo primo cortometraggio da regista Oreste, Alessandro Cedola, attualmente studente di sceneggiatura al centro sperimentale di cinematografia di Roma, ci ha raccontato come è nata l’idea di mettere in scena un suo alter ego, Oreste, un ragazzo di vent’anni perso nel suo flusso di pensieri tra relazioni e amicizie in una manciata di giorni di un’estate romana.

Oreste, un giovane cinefilo

Un aspetto che mi ha colpito del tuo cortometraggio è la presenza del “cinema” su diversi livelli, Oreste è un cinefilo, il film inizia in una sala semideserta di un cinema di Roma (Cinema Nuovo Sacher) e si chiude su un appuntamento tra due ragazzi in un altro importante cinema di Roma (Quattro fontane). Che significato ricopre nel film e che importanza ha per te oggi la sala cinematografica?

Per me è stato naturale inserire nella narrazione l’elemento del cinema, andare al cinema è un modo per il protagonista di chiudersi nel suo mondo. È un luogo che lo definisce. La persona che cerca e che pensa possa stargli accanto condivide i suoi interessi. Sono sempre stato appassionato di cinema, tutto è iniziato alle medie quando un mio professore ha organizzato un cineforum, mi piace molto il senso di comunità che crea la visione di un film in sala, l’emozione di vivere un evento collettivo.

Il tuo film mescola tanti registri diversi, ha toni surreali e da dramedy seguendo come traccia il flusso di coscienza di Oreste, in sceneggiatura come avete costruito questo equilibrio?

Ho scritto il film due anni prima di girarlo nel periodo che passavo dal liceo al centro sperimentale di cinematografia di Roma. L’idea alla base era quella di raccontare un personaggio in modo sincero, non rimanendo ancorati al realismo. Tutti i personaggi sono stati tratteggiati anche tenendo conto della loro immaginazione, da qui nascono le sequenze più surreali del film, ognuno di loro si costruisce una narrazione alternativa alla realtà, ad esempio il personaggio grottesco del professore.

Intervista ad Alessandro Cedola in occasione della presentazione del suo primo cortometraggio 'Oreste' al Pesaro Film Festival

Giorni d’estate romana

Oreste dice, a un certo punto: “Siamo tutti in crisi”. Sembra esserci oggi un’esigenza nei giovani autori di decostruire i personaggi maschili contemporanei (Troppo azzurro di Filippo Barbagallo, Diciannove di Giovanni Tortorici). Anche tu sei stato spinto da questa esigenza nel raccontare il personaggio di Oreste?

Tutti i personaggi maschili costruiscono scappatoie a partire dal protagonista. Tra il suo gruppo di amici c’è chi si rifugia nel mito del maschio performativo e guidato dal mindset, chi nello stereotipo del ragazzo misterioso e sfuggente, tutti i personaggi si ispirano a me e ai miei amici, non c’è un vero e proprio intento programmatico nel mettere in scena la decostruzione contemporanea del  maschile.

Oreste è ambientato d’estate a Roma, un classico topos cinematografico (Il sorpasso, Pranzo di ferragosto, Caro Diario), come si sono svolte le riprese ?

Il cortometraggio è stato girato in otto giorni d’estate a Roma. Ci sono stati sei mesi di pre-produzione, nel film abbiamo utilizzato molti luoghi diversi, scovati in giro per la città. Il clima che si è creato con i ragazzi del team, provenienti da tutta Italia è stato incredibilmente stimolante. Per ricoprire il doppio ruolo di regista e interprete avevo bisogno di persone di fiducia  dietro la macchina da presa e così è stato. Vorrei tornare a collaborare con tutti loro per i miei prossimi progetti.

Oreste