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FILM DA VEDERE

L’ultimo dei Moicani di Michael Mann, con un maestoso Daniel Day-Lewis

Michael Mann abbandona i canoni e lo stile che hanno improntato il suo lavoro e realizza una pellicola straordinaria, un autentico colpo di genio, un meccanismo perfetto dove tutto gira in maniera meravigliosamente sincronica

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L’ultimo dei Moicani, un film del 1992 diretto da Michael Mann. Il film, che ha per protagonista Daniel Day-Lewis, ha per soggetto l’omonimo romanzo di avventura di James Fenimore Cooper del 1826, anche se si ispira principalmente alla sceneggiatura dell’omonimo film del 1920, diretto da Clarence Brown e Maurice Tourneur e a quella dell’omonimo film del 1936, diretto da George B. Seitz. Il film è famoso anche per la sua colonna sonora, che gli valse una nomination alla miglior colonna sonora ai Golden Globes e l’Oscar al miglior sonoro. La pellicola è uscita negli Stati Uniti d’America il 25 settembre 1992 in 1856 teatri. È stato il film numero uno nel suo weekend di apertura. Alla fine del suo primo fine settimana, L’ultimo dei Mohicani aveva generato $ 10.976.661, ed entro la fine della sua programmazione, il film aveva incassato $ 75.505.856. È stato classificato al 17º posto tra i film di maggior incasso del 1992 negli Stati Uniti. È stato accolto con lode quasi universale da parte della critica e il successo universale durante la sua corsa al botteghino. In particolare, il film è stato acclamato per la musica e la fotografia. Con Daniel Day-Lewis, Madeleine Stowe, Russell Means, Wes Studi.

Sinossi
Occhio di Falco è un giovane bianco cresciuto nella tribù dei Mohicani, di cui Chingachgook e suo figlio Uncas sono gli ultimi superstiti. Il maggiore Heyward accompagna a Forte Henry Cora e Alice, figlie del colonnello Munro. La loro guida è Magua, un Urone che si finge fedele, ma è in realtà venduto ai Francesi.

Difficile definire L’ultimo dei Mohicani: un film di avventura non c’è dubbio, un film storico certamente (le battaglie narrate, partendo dal romanzo omonimo di James Fenimore Cooper, sono realmente accadute), ma pure un film sulla natura, sul rispetto per le diverse culture e soprattutto sull’amore. Questa pellicola rappresenta un unicum nella produzione del regista Michael Mann, ricordato giustamente per i suoi thriller e noir ad alta tensione. Qui Mann abbandona i canoni e lo stile che hanno improntato il suo lavoro (e lo impronteranno nel futuro) e realizza una pellicola straordinaria e per l’appunto “unica”, un autentico colpo di genio, un meccanismo perfetto dove tutto gira in maniera meravigliosamente sincronica. Dalla scelta dei paesaggi (quelli del selvaggio Nord America del XVIII secolo a cavallo tra i futuri Canada e U.S.A., qui ricostruiti nelle bellissime foreste delle Blue Ridge Mountains, catena del gruppo degli Appalachi) suggestivi ed emozionanti (merito della fotografia di Dante Spinotti), alla splendida narrazione che non perde mai di intensità alternando con sapienza i momenti di tensione a quelli (più rari) di quiete, fino alla scelta assolutamente puntuale degli attori, su cui ci soffermiamo più avanti, per concludere con una colonna sonora tra le più belle della storia del cinema, note epiche e romantiche che avvolgono lo spettatore e lo trascinano in questa storia senza tempo. Raramente sul grande schermo si è visto un simile assemblaggio così ben riuscito, raramente da spettatore sono stato travolto da una simile potenza narrativa. Plauso doveroso quindi a Michael Mann, che tra i suoi meriti annovera anche quello di essersi reso conto di avere realizzato qualcosa di inimitabile e non ha più calcato (credo volutamente) questi sentieri. E plauso non meno doveroso allo straordinario cast, dove tra un Daniel Day Lewis perfetto nel ruolo di Nathan e una Madeleine Stowe bella da far male al cuore in quello di Cora spicca uno strepitoso Wes Studi nei panni del villain Magua, autentica maschera di spietato rancore dietro la quale nasconde il dolore per la perdita della famiglia per mano degli Inglesi (e non avergli dato l’Oscar come miglior attore non protagonista, anzi non averlo neanche nominato, è qualcosa che grida vendetta). Pellicola straordinaria anche per gli spunti che vengono disseminati nel corso degli eventi: dalla scena iniziale di caccia emblema di un rapporto uomo – natura che è proprio delle popolazioni che vivono a stretto contatto con il wilderness, al sentimento di amicizia fra i coloni europei e nativi che ignora ogni divisione razziale, fino alle rivendicazioni dei Coloni nelle trattative con gli ufficiali dell’esercito, prime scintille di quell’incendio che sarebbe divampato di lì pochi anni e sarebbe passato alla storia come Guerra d’Indipendenza (e del resto il regista in qualche misura prende una posizione poiché se c’è un ufficiale che in questo film fa la figura del gentiluomo, quello è il comandante delle truppe francesi). Meraviglioso capolavoro della settima arte, visione imprescindibile.

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  • Anno: 1992
  • Durata: 122'
  • Genere: Avventura
  • Nazionalita: USA
  • Regia: Michael Mann