71 Locarno Festival: Coincoin et les Z’inhumains, la nuova serie tv di Bruno Dumont alle prese con un invasione aliena tra il grottesco e il filosofico

Tra citazioni di classici della fantascienza degli anni Cinquanta – L'invasione degli Ultracorpi e Blob, il fluido mortale – e una rappresentazione di personaggi che assomigliano sempre alle maschere felliniane, Bruno Dumon mette in scena una commedia grottesca sulla fine dell'umanità e l'affermazione dell'ottusità Male

  • Anno: 2018
  • Durata: 4 × 52'
  • Genere: Commedia, Grottesco, Fantascienza
  • Nazionalita: Francia
  • Regia: Bruno Dumont

Coincoin et les Z’inhumains è l’ultima opera di Bruno Dumont, presentata in prima mondiale al 71 Locarno Festival. Mini serie tv di quattro episodi di 52′ ognuno, è il seguito di P’tit Quinquin con gli stessi personaggi divenuti adolescenti.

Tornano il comandante della Gendarmeria Nazionale Van der Weyden e il suo fido assistente Carpentier, così come il gruppo di bambini ormai cresciuti, a cominciare da Quinquin divenuto Coincoin e la sua fidanzatina Eve, che adesso vive un amore saffico con un’altra ragazza, e “Le Gros”, con la bocca sempre in movimento che mastica un chewingum e sfreccia su un motorino nelle campagne del nord della Francia, nel paese immaginato tra le campagne dell’entroterra e il mare atlantico.

Dumont spinge ancora di più il pedale sul grottesco, con una coppia di poliziotti alle prese con un’invasione aliena: uno strano liquido oleoso e nero piove dal cielo e nella notte ribolle rilasciando una luce viaggiante tra le dolci colline alla ricerca di essere umani in cui incistarsi e creare cloni. Il regista segue i suoi personaggi di varia umanità, che assistono impotenti e deliranti a questo sdoppiamento e sostituzione degli uomini e delle donne di cui sono vittime anche Eve e il comandante Van der Weyden.

La comicità della storia è focalizzata sempre più sui due poliziotti, sui tic incontrollati del comandante, sulla sua incomprensione degli eventi, sull’immancabile urlo di “Gendarmerie nationale!”, e la pistola verso l’alto per sparare al cielo per poi essere più volte ricoperto da scrosci improvvisi del liquame nero. I duetti pieni di non sense tra il comandante e Carpentier, i loro scambi verbali in argot creano un humor surreale e una comicità fisica al limite dello slapstick, con il fido assistente che si diverte a scorrazzare su due ruote per le strade di campagne per poi ribaltarsi più volte, subendo le maledizioni e le urla di Van der Weyden.

A lato, Coincoin e gli amici sono adolescenti che girano a vuoto, passando il tempo tra attività di sostegno al movimento politico “Le Bloc” (una chiara presa in giro del Fronte Nationale) e il nuovo amore di Coincoin, la figlia del politico che si è trasferito nel villaggio dove vivono i ragazzi.

Dumont infarcisce la narrazione con evidenti riferimento all’attualità: cosi gli immigrati che vivono in una baraccopoli presi di mira da Van der Weyden, lo strisciante razzismo, il Male assoluto rappresentato da una simbologia aliena che entra nel corpo degli uomini.

Del resto, la duplicazione dei corpi avviene in una modalità dissacrante: la luce che li inonda fa gonfiare il loro ventre e poi fa espellere il clone dall’ano con una grande flatulenza, già completamente formato, ma ancora non del tutto parlante, pieno di liquido nero che esce dalla bocca. La simbologia fecale è la messa in scena dell’oscenità dell’ottusità del Male che può colpire ognuno di noi improvvisamente senza poter far nulla. L’autore francese sembra dirci che siamo duplici, tutti noi abbiamo un clone negativo e che il Male alberga nel Bene senza poter opporre alcuna resistenza.

Tra citazioni di classici della fantascienza degli anni Cinquanta – L’invasione degli Ultracorpi e Blob, il fluido mortale – e una rappresentazione di personaggi che assomigliano sempre più a maschere felliniane, fino ad arrivare a un finale dove tutti i personaggi si lanciano in un girotondo musicale in attesa dell’Apocalisse e della fine dell’umanità che omaggia, in modo esplicito, Otto e mezzo del maestro riminese.

Utlima modifica: 8 agosto, 2018



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