L’ordine delle cose: il cinema necessario di Andrea Segre

Il cinema di Andrea Segre si rivela ancora una volta necessario: ne L'ordine delle cose sono messe in scene le varie operazioni che il governo italiano, in conformità con una politica europea di “esternalizzazione delle frontiere”, ha realizzato per tentare di arginare ‘a monte’ i flussi migratori

  • Anno: 2017
  • Durata: 110'
  • Distribuzione: CG Entertainment
  • Genere: Drammatico
  • Nazionalita: Italia, Francia, Tunisia
  • Regia: Andrea Segre

Quando tre anni fa ho iniziato a lavorare a questo film non sapevo che le vicende tra Italia e Libia sarebbero andate proprio come le abbiamo raccontate, ma purtroppo lo immaginavo. Per molti mesi ho incontrato insieme a Marco Pettenello alcuni “veri Corrado” e parlando con loro ho intuito che l’Italia si apprestava ad avviare respingimenti di migranti nei centri di detenzione libica. Nessuno lo diceva pubblicamente, ma ora che il film esce è tutto alla luce del sole. Mi auguro che il film aiuti a riflettere su cosa stiamo vivendo in questi giorni e sulle lunghe conseguenze che vivremo ancora per anni”.

Così Andrea Segre, regista di cinema documentario e di finzione, dottore di ricerca in Sociologia della Comunicazione presso l’Università di Bologna, dove ha insegnato fino al 2010 come esperto di analisi etnografica della produzione video e di pratiche e teorie di comunicazione sociale, in particolare nell’ambito della solidarietà internazionale, introduce il suo ultimo film, L’ordine delle cose, in cui, senza retorica e, soprattutto, senza assumere un punto di vista compassionevole, mette in scene le varie operazioni che il governo italiano, in conformità con una politica europea di “esternalizzazione delle frontiere”, ha realizzato per tentare di arginare ‘a monte’ i flussi migratori, nella fattispecie in Libia, le cui coste sono divenute nel tempo il principale snodo di smistamento di tutti coloro che cercano migliori condizioni di vita nel vecchio continente. A tale scopo, sono stati creati ‘nuovi poliziotti’, figure in bilico tra forze dell’ordine e servizi segreti che, su mandato del ministro competente, agiscono per fare pressioni sulle autorità locali, promettendo l’elargizione di fondi europei (e altri favori), al fine di creare centri di accoglienza (che poi nella realtà si concretizzano in strutture semi-carcerarie) dove spedire i profughi in cammino, ovvero in navigazione, verso le coste siciliane.

Si richiede in sostanza alla guardia costiera libica di bloccare le imbarcazioni in partenza, su segnalazione delle autorità di sorveglianza italiane. Ma, aldilà della ricostruzione piuttosto realistica dei fatti, il pregio del lavoro di scrittura di Segre e Marco Pettenello (il co-sceneggiatore del film), seguito a un lunga e faticosa preparazione di documentazione, è quello di aver evidenziato il cortocircuito etico che si genera a partire dal vivo contrasto tra approccio politico (la ragion di Stato) e umano (l’impossibilità di sottrarsi alla presa di coscienza delle durissime difficoltà vissute dai migranti). Corrado Rinaldi (un ossessivo-compulsivo, ma proprio per tal motivo in parte, Paolo Pierobon) vive il dilemma di incarnare al meglio la sua funzione, svolgendo quanto gli è stato richiesto per bloccare i flussi, provando, contemporaneamente, una profonda empatia per le pene patite da una donna somala che gli chiede di consegnare una micro card allo zio, allo scopo di farsi inviare un po’ di soldi. Ecco che, a questo punto, prende corpo un’inevitabile (e salutare), quanto pericolosa, scissione interna del protagonista, il quale, però, giunto alla fine del suo incarico, tradisce se stesso, facendo un drammatico dietro-front: la macchina da presa di Segre, con un carrello finale all’indietro inesorabile, restituisce con grande potenza visiva ed emotiva questo tragico ripensamento, e la ‘felicità’ apparente della famiglia di Corrado (la moglie è interpretata dalla brava Valentina Carnelutti), ripresa sempre più in lontananza, e incorniciata in due lugubri barre nere, appare più che mai fittizia.

Da segnalare, inoltre, la sobrietà e la rigorosità dello stile de L’ordine delle cose, che rivela la volontà del regista di mettersi al servizio della storia da raccontare, senza prodursi in gratuite acrobazie formali finalizzate a esibirsi in una vacua dimostrazione di bravura (che pure c’è e si vede). Il cinema di Andrea Segre, dunque, si rivela ancora una volta necessario (Io sono Li, La prima neve), a prova di quanto, sebbene si cerchi sempre di occultarlo, il nostro paese possa contare su tanti giovani e valenti autori che stanno determinando – non è utopia, ma una realtà – una significativa rifioritura della settima arte italiana. Bisogna solo avere uno sguardo attento e, semmai, promuovere e rendere quanto più visibili le tante opere prime e seconde (ma non solo, come nel caso di Segre) degne di attenzione (Valentina Pedicini, Fabrizio Ferraro, Silvia Luzi e Luca Bellino, Marco Danieli, Andrea Magnani, Alessandro Aronadio, Anne Rite Ciccone, solo per citarne alcuni).

Distribuito da CG Entertainment, L’ordine delle cose è disponibile in dvd, in formato 2.35:1, con audio Dolby Dital (2.0 e 5.1) e sottotitoli per non udenti opzionabili. Nei contenuti speciali: Intervista ad Andrea Segre; Scene tagliate; Trailer.

Trova L’ordine delle cose su CG Entertainment

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Utlima modifica: 14 Maggio, 2018



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