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FILM DA VEDERE

Lo strano vizio della signora Wardh di Sergio Martino, con Edwige Fenech, in home video

Lo strano vizio della signora Wardh è un’opera vetrosa, stridente, come il rumore di un gessetto sfregato sulla parete liscia di una lavagna ancora mai usata

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Fredde e precise rasoiate segnano la pelle di alcune, indifese vittime, tracciando itinerari misteriosi, simboli oscuri da decifrare: il sangue che sgorga in abbondanza, prima ancora di turbare chi guarda, decora le inquadrature, meravigliosamente illuminate da Emilio Foriscot e superbamente composte da Sergio Martino. Non c’è un utilizzo naturalistico degli elementi, e, perciò, torna prepotentemente alla memoria Jean-Luc Godard, il quale conferiva un’estrema importanza alla componente cromatica delle sue opere fin dagli anni ’60. Quando nel 1965 in un’intervista per i Cahiers du cinema, gli domandarono della presenza ricorsiva del sangue in Pierrot le fou, il regista francese espresse in modo fulminante la sua concezione innovativa del colore: “Non del sangue, del rosso”.

Sergio Martino, alla sua prima vera prova registica, istintivamente fece suo l’adagio godardiano, e, dunque, Lo strano vizio della signora Wardh, considerato ingenuamente da taluni solo un film di exploitation, in realtà è strutturato su una non banale concezione estetica, in base a cui il contenuto diviene appendice della forma, fornendo il pretesto per articolare una sorta di espressionismo attraverso cui dare corpo a immagini traboccanti sensualità. L’uso del ralenti, i vivi contrasti tra luce e oscurità, i suoni che riverberano incessantemente, i primi piani dei volti dei protagonisti, finalizzati a coglierne anche i più impercettibili slittamenti interiori: nel film di Martino opera un’amplificazione visiva, sonora e sensoriale, destinata a provocare nello spettatore una specie di incantamento. La storia, scritta dal grandissimo Ernesto Gastaldi assieme a Eduardo Manzanos Brochero e Vittorio Caronia, passa inevitabilmente in secondo piano, laddove l’evidente obiettivo del regista era far sprofondare in un abisso, senza lasciare la possibilità di metabolizzare una vicenda, in sé, non particolarmente significativa

In una delle ultime scene, Julie (Edwige Fenech), scorgendo un liquido rosso sul pavimento, che non è altro che la perdita color ruggine di un termosifone, ha un’allucinazione. Vede George (George Hilton) morto in una vasca da bagno, con un braccio che penzola fuori dal bordo. Un’inquadratura, questa, che sembra essere un tributo al quadro del pittore francese Jacques-Louis David La morte di Marat. Un ulteriore elemento che rivela inequivocabilmente la volontà del regista di mettere in scena un gioco vorticoso tra significato e significante, creando una vertiginosa piega in cui non si può che precipitare (per fortuna).

Anello di congiunzione tra i gialli di Umberto Lenzi e quelli di Dario Argento, Lo strano vizio della signora Wardh costituì il trampolino di lancio per Edwige Fenech, consacrata quale icona sexy, inaugurando la nuova stagione del thriller italiano a tinte erotiche, genere di cui questa rimane una delle pellicole più celebri. Oltre al cinema di Mario Bava, Lenzi e Argento c’è un’altra opera, meno annoverata, che ha segnato un solco profondo, influenzando senz’altro anche il film di Martino, ovvero I Diabolici di George Cluzot, non tanto per le scelte stilistiche, quanto per la struttura narrativa che gioca a rimpiattino con lo spettatore, attraverso lo stratagemma delle apparenze. Rispetto ad altri epigoni, Lo strano vizio della signora Wardh, per quanto derivativo, ha una storia sufficientemente elaborata, buon ritmo e alcune sequenze certamente memorabili: un caleidoscopio straniante di colori, immerso nelle bellissime, morbose note di Nora Orlandi. Un’opera vetrosa, stridente, come il rumore di un gessetto sfregato sulla parete liscia di una lavagna ancora mai usata.

Ottimo il cast, con attori conosciutissimi dagli appassionati del genere, come George Hilton (Tutti i colori del buio, Mio caro assassino, I predatori di Atlantide), ma soprattutto due divi quali Ivan Rassimov ed Edwige Fenech, che regalano prove belle e credibili. Non inganni il titolo esotico e pruriginoso: Lo strano vizio della signora Wardh è un sorprendente film, un gioiello dell’epoca, reso ancor più prezioso dal passare del tempo.

Pubblicato e distribuito da CG Entertainment, Lo strano vizio della signora Wardh è disponibile in dvd, in formato 2.35:1, con audio in italiano e in inglese (Dolby Digital 2.0) e sottotitoli opzionabili. Nei contenuti speciali, curati da Nocturno, è presente Sangue su sangue – Interviste a Sergio Martino ed Ernesto Gastaldi.

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  • Anno: 1971
  • Durata: 95'
  • Distribuzione: CG Entertainment
  • Genere: Giallo
  • Nazionalita: Italia
  • Regia: Sergio Martino