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Figari international short film festival

‘The Sentry’, rileggere la spy story

A metà tra un film di Tarantino e uno di James Bond, lo short-movie di Jake Wachtel adotta un’anomalia vincente: prende ciò che è collaterale e lo porta al centro, dando alla storia uno spiritualismo fortemente innovativo

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In concorso al Figari International Short Film Fest, manifestazione che si terrà dal 15 al 20 giugno in Sardegna, The Sentry di Jake Wachtel. Il cortometraggio è frutto di una co-produzione tra Cambogia, Norvegia e Usa, con Wachtel nelle vesti di regista e sceneggiatore. Protagonisti di The Sentry: Dara Phang e Daniel Raymont.

The Sentry, ops… ti ho ucciso

Durante una missione in Cambogia, Blackwood (Daniel Raymont), un agente segreto occidentale uccide una sentinella locale (Dara Phang), considerandola un semplice ostacolo sul proprio cammino. La vittima, però,  ritorna sotto forma di fantasma e costringe l’uomo a confrontarsi con le conseguenze delle sue azioni.

Fantasmi post-coloniali e cinema di genere in The Sentry

Nel cinema d’azione occidentale esiste una categoria di personaggi che sembra condannata a una forma di invisibilità ontologica. Sono le guardie, gli scagnozzi, i soldati senza nome, le figure periferiche che popolano i margini dell’inquadratura e che vengono eliminate senza che la narrazione avverta la necessità di registrarne la perdita. La loro funzione è esclusivamente strumentale: devono morire affinché l’eroe possa continuare il proprio percorso. Non possiedono una biografia, non dispongono di una soggettività, non lasciano tracce. Sono corpi sacrificabili all’interno dell’economia spettacolare del racconto.

The Sentry di Jake Wachtel prende avvio proprio da questa convenzione consolidata del cinema di genere per trasformarla in una riflessione sorprendentemente complessa sui rapporti tra rappresentazione, colonialismo e visibilità. Presentato nei principali circuiti festivalieri internazionali, il cortometraggio costruisce infatti una sorta di controcampo teorico rispetto all’immaginario dello spy movie contemporaneo. La sua intuizione narrativa è semplice quanto radicale: cosa accadrebbe se una delle innumerevoli guardie eliminate nei film d’azione tornasse a reclamare il diritto di raccontare la propria storia?

The Sentry

Il ritorno del rimosso

La domanda potrebbe apparire ironica, ma in realtà investe uno dei nodi fondamentali della teoria post-coloniale contemporanea. Dal teorico Edward Said alla filosofa Gayatri Chakravorty Spivak , una parte significativa della riflessione critica degli ultimi decenni si è interrogata sulla possibilità che i soggetti marginalizzati possano acquisire visibilità all’interno di sistemi discorsivi costruiti per escluderli. In questo senso, The Sentry può essere letto come una parabola cinematografica sulla possibilità del subalterno di riappropriarsi della propria voce.

Il film racconta la vicenda di un agente segreto occidentale impegnato in una missione in Cambogia. Durante l’operazione elimina una guardia locale. Un gesto che, all’interno della grammatica classica del cinema d’azione, dovrebbe risultare del tutto insignificante.

Tuttavia la guardia ritorna sotto forma di presenza spettrale, costringendo il protagonista a confrontarsi con le conseguenze di quell’atto apparentemente irrilevante. Da questo momento il film smette progressivamente di seguire l’eroe e inizia a interessarsi alla sua vittima. È qui che emerge la dimensione più interessante dell’opera. Il fantasma non viene utilizzato come elemento horror ma come figura politica: il ritorno dello spettro rappresenta l’emersione di ciò che era stato rimosso. Il morto ritorna perché il sistema narrativo che lo ha cancellato non è riuscito a eliminarne completamente la presenza. Ciò che il cinema di genere aveva relegato ai margini dell’inquadratura ritorna al centro della scena.

Decolonizzare lo spy movie

La scelta della Cambogia non appare casuale. Paese storicamente segnato da colonialismo, guerre e interferenze geopolitiche internazionali, la Cambogia occupa una posizione emblematica all’interno dell’immaginario occidentale. Spesso ridotta a sfondo esotico per narrazioni prodotte altrove, essa diventa qui un soggetto capace di osservare e interrogare lo sguardo che pretende di rappresentarla. Il film sembra dunque inscriversi all’interno di quel processo che molti teorici definiscono “decolonizzazione dello sguardo”, ovvero il tentativo di mettere in discussione le gerarchie percettive attraverso cui il cinema occidentale ha storicamente organizzato il mondo.

In questa prospettiva il genere spionistico assume un ruolo centrale. Fin dalla nascita della saga di James Bond, il cinema di spionaggio ha contribuito a costruire una geografia immaginaria in cui il protagonista occidentale attraversa liberamente territori stranieri trasformandoli in semplici scenografie della propria avventura. I corpi locali diventano elementi decorativi o ostacoli funzionali alla missione. Wachtel, invece, sovverte radicalmente questa impostazione. La missione perde progressivamente importanza mentre acquista centralità la vita della persona che il protagonista ha eliminato. La narrazione smette di essere la storia dell’agente e diventa quella della sua vittima.

The Sentry

Tarantino come fantasma stilistico

Ciò che rende particolarmente originale The Sentry è il modo in cui questa riflessione politica viene articolata attraverso un linguaggio profondamente cinefilo. Il film dialoga apertamente con l’universo estetico di Quentin Tarantino. Tuttavia non si tratta di una semplice citazione stilistica o di un omaggio generazionale. Wachtel utilizza il repertorio tarantiniano per sottoporlo a una torsione critica che ne modifica profondamente il significato. Fin dalle prime sequenze il protagonista appare costruito secondo una precisa iconografia; la postura, i tempi dell’azione, l’atteggiamento ironico e il gusto per la spettacolarizzazione del gesto richiamano quella figura dell’eroe performativo che attraversa gran parte del cinema di Tarantino. Anche la struttura narrativa iniziale sembra promettere una variazione pulp dello spy movie classico.

Lo spettatore viene invitato a identificarsi con la competenza dell’agente, a condividere il piacere della sua efficienza e della sua superiorità. Ma proprio nel momento in cui il dispositivo sembra consolidarsi, il film lo interrompe. La violenza non produce più godimento estetico. Produce conseguenze. Se nel cinema tarantiniano l’eliminazione dell’avversario può trasformarsi in una forma di coreografia spettacolare, in The Sentry la morte della guardia apre invece una questione etica. La vittima ritorna e reclama attenzione. Il gesto che il cinema d’azione aveva naturalizzato viene improvvisamente restituito alla sua problematicità.

Estetica pulp e politica dello sguardo

Anche la costruzione visiva sembra muoversi nella stessa direzione. I riferimenti al cinema exploitation, agli “eurospy” (in primis quello italiano) degli anni sessanta e a una certa estetica pulp sono evidenti, ma vengono costantemente destabilizzati dall’emergere di una prospettiva che rifiuta di utilizzare la Cambogia come semplice scenario. Dove il cinema di genere tradizionale tende a consumare i luoghi, Wachtel cerca di restituire loro una consistenza culturale e storica. Il paesaggio non è più un fondale esotico attraversato dall’eroe occidentale, ma uno spazio abitato da soggetti che possiedono una propria memoria e una propria esperienza del mondo, come il fantasma della sentinella, che diventa immediatamente memoria e coscienza del cortometraggio. In tal modo The Sentry realizza una sorta di controcampo permanente rispetto alla tradizione dello spy movie.

Film still from THE SENTRY

Dare un volto emotivo al cinema di genere

La vera posta in gioco di The Sentry non è dunque la morte ma la visibilità. Chi merita di essere raccontato? Quali esistenze possiedono una dignità narrativa? Quali corpi possono essere sacrificati senza che nessuno se ne accorga? Attraverso la figura paradossale di una marginale sentinella che ritorna dalla morte per reclamare il diritto di esistere, Jake Wachtel costruisce una delle più intelligenti riflessioni recenti sul rapporto tra cinema di genere e politica della rappresentazione. Il fantasma che attraversa il film non è soltanto quello della vittima uccisa. È il fantasma di tutte le figure che il cinema occidentale ha storicamente relegato ai margini dell’inquadratura. La loro comparsa interrompe il racconto, ne altera l’equilibrio e obbliga lo spettatore a riconsiderare la distribuzione stessa dell’attenzione.

The Sentry, quindi, suggerisce che il gesto più radicale oggi non sia inventare nuove storie, ma imparare finalmente a guardare coloro che le vecchie storie hanno sempre ignorato.

The Sentry

  • Anno: 2025
  • Durata: 17'
  • Genere: Spy story
  • Nazionalita: USA, Norvegia, Cambogia
  • Regia: Jake Wachtel
  • Data di uscita: 16-June-2026