Ci sono commedie romantiche che funzionano perché semplificano l’amore, e altre che invece provano a raccontarlo per quello che è: una cosa spesso disordinata, contraddittoria, difficile da tenere sotto controllo. Innamorarsi ed altre pessime idee si muove più nella seconda direzione, anche se senza mai perdere quella leggerezza che gli permette di restare dentro il genere senza appesantirlo.
Il film, prodotto da Rodeo Drive con Rai Cinema in collaborazione con Sky, mette in scena una serie di relazioni che si intrecciano e si sfiorano, tutte accomunate da una stessa sensazione di fondo: l’idea che amare oggi non sia mai una condizione stabile, ma qualcosa che continuamente si mette in discussione. Nel cast ci sono Lino Guanciale, Andrea Delogu, Ilenia Pastorelli e Claudio Colica, insieme a Grazia Schiavo e Davide Devenuto, in un racconto corale che prova a tenere insieme punti di vista molto diversi sullo stesso tema.
La trama
La storia parte da una frattura e da un incontro. Un uomo che si trova improvvisamente a fare i conti con la fine di un matrimonio che sembrava solido, e una donna che si muove dentro una serie di relazioni e conseguenze emotive mai davvero chiuse. Due percorsi che non nascono per incastrarsi perfettamente, ma che finiscono per farlo proprio nella loro imperfezione, tra esitazioni, passi falsi e tentativi di rimettere ordine in ciò che ordine non ha.
Quello che colpisce è che il film non prova mai davvero a trasformare tutto questo in una storia d’amore tradizionale. Piuttosto resta vicino ai suoi personaggi mentre cercano, in modi diversi, di capire cosa significhi continuare a scegliere qualcuno anche quando le certezze iniziano a crollare.
Durante la conferenza stampa è emersa con forza proprio questa idea di instabilità emotiva. Ilenia Pastorelli ha parlato dell’amore come di qualcosa che genera stress, anche quando funziona, anche quando sulla carta tutto sembra perfetto. È una visione interessante perché il film non romanticizza questo aspetto, ma lo lascia emergere in modo quasi naturale, come una componente inevitabile delle relazioni.
Il regista, Simone Aleandri, parla di un apparente “cambio di passo” rispetto ai suoi precedenti lavori da documentarista, rivendicando invece una continuità tematica: «alla fine mi sembra di raccontare sempre le stesse cose […] i sentimenti, le relazioni, il desiderio». È una dichiarazione importante, perché sposta il discorso: non un’incursione opportunistica nella rom-com, ma un tentativo di adattare un universo autoriale a un nuovo contenitore.
Tra femminile centrale e nuove fragilità del maschile
Uno degli elementi più riusciti in Innamorarsi e altre pessime idee è sicuramente il lavoro sui personaggi femminili. Come sottolineato anche da Andrea Delogu, non sono figure marginali o funzionali alla storia d’amore, ma vere e proprie protagoniste che prendono decisioni, sbagliano, cambiano direzione e soprattutto determinano il movimento del racconto. È una presenza che dà al film una vitalità concreta, senza bisogno di dichiarazioni programmatiche.
Accanto a questo, il film prova anche a ragionare sul maschile attraverso il personaggio interpretato da Lino Guanciale. Apparentemente è un uomo solido, razionale, costruito su certezze che sembrano reggere nel tempo. Ma il film gli toglie progressivamente questa stabilità, suggerendo un’idea semplice ma non banale: non sempre restare fedeli alle proprie convinzioni è una forma di forza. A volte significa restare fermi dove la vita invece chiede di cambiare. E soprattutto, non tutte le relazioni devono durare per inerzia solo perché sono durate a lungo.
Quando la recitazione cerca la naturalezza senza forzare il tono
Dal punto di vista attoriale, il film funziona proprio perché non cerca mai l’eccesso. Guanciale sceglie un registro molto controllato, coerente con un personaggio che perde certezze senza mai esplodere davvero, e proprio per questo credibile. Andrea Delogu porta invece una presenza più istintiva, meno prevedibile, che dà al suo personaggio una dimensione più viva e meno costruita. Ilenia Pastorelli gioca su una naturalezza quasi istintiva, capace di alternare leggerezza e fragilità senza forzature, mentre Claudio Colica trova i suoi momenti migliori quando il film si fa più intimo e meno legato alla struttura della commedia.
Non è un film che punta allo strappo o alla scena memorabile a tutti i costi, e forse questo può farlo sembrare, in alcuni momenti, troppo prudente. Ma è anche una scelta coerente con il suo tono generale: osservare invece di forzare, raccontare invece di semplificare.
Alla fine, resta la sensazione di una commedia che non vuole spiegare l’amore, ma semplicemente avvicinarlo. E nel farlo accetta anche le sue contraddizioni, la sua confusione, le sue “pessime idee”. Perché, in fondo, è proprio lì che riconosciamo qualcosa di vero: nel momento in cui proviamo a dare un ordine a qualcosa che ordine non ce l’ha.
Innamorarsi e altre pessime idee è al cinema dal 28 maggio.