Tra pulsioni giovanili, ambizioni fragili e il lento disincanto del tempo, il film di Mia Hansen-Løve racconta la nascita e l’esaurirsi di un’utopia musicale.
Eden è il film diretto da Mia Hansen-Løve (regista dei piu recenti Un bel mattinoe Sull’Isola di Bergman) presentato in anteprima al Toronto International Film Festival 2014, più che un biopic musicale è un film che prova a raccontare una stagione musicale e generazionale attraverso lo sguardo di chi l’ha vissuta dall’interno.
Ambientato tra i primi anni Novanta e i primi Duemila, il film segue l’ascesa di un giovane DJ immerso nella scena house parigina costruendo un racconto di formazione che ha il battito della musica e del tempo che passa.
L’ascesa nella notte parigina
Paul Vallée (Félix de Givry) è un giovane studente francese che insieme al suo amico Stan forma un duo di DJ chiamato Cheers, più o meno nello stesso periodo in cui altri due suoi amici, Guy-Man (Arnaud Azoulay) e Thomas (Vincent Lacoste), formano il duo Daft Punk. Paul ha il sogno di diventare scrittore, ma abbandona gradualmente la sua tesi di laurea man mano che la sua carriera da DJ decolla.
Nel corso degli anni, Paul prova a costruire un’identità dentro quel mondo, inseguendo un’idea di successo che però si rivela sempre più fragile. La sua parabola professionale si intreccia con quella personale, tra amori complicati, ambizioni disattese e un senso crescente di distanza rispetto al tempo che passa.
Uno sguardo misurato
Mia Hansen-Løve adotta uno stile sobrio, quasi invisibile. La macchina da presa non si impone mai lasciando spazio alla narrazione che privilegia il tempo lungo. Questa scelta, se da un lato contribuisce a creare un senso di autenticità dall’altro genera alcune incertezze sul piano del ritmo rischiando di perdere coesione in alcuni passaggi.
La colonna sonora, elemento centrale dell’opera, è impiegata con cautela, ma non sempre riesce a diventare realmente trascinante. Pur essendo ricca di brani iconici della scena house non sempre riesce a sostenere emotivamente le sequenze, mantenendosi più come sfondo che motore narrativo.
Sul piano tematico, Eden affronta il passaggio dal fervore alla consapevolezza, cioè da un’idea di vita vissuta come possibilità assoluta alla percezione dei suoi limiti. Il film parla di giovinezza, ambizione e fallimento, ma anche della difficoltà di restare fedeli a se stessi quando un ambiente o un sogno cominciano a perdere forza.
Eden si presenta come un film coerente nella sua impostazione formale. Nel complesso, funziona soprattutto come ricostruzione di un’epoca e di un ambiente, più che come percorso emotivo pienamente compiuto.