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‘Köln 75’: una donna, un pianoforte e una leggenda

Nella storia del jazz c'è un concerto, organizzato da una giovane adolescente, che ha segnato per sempre una stagione e certificato un mito

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La possibilità di lasciare spazio all’ardore giovanile per cambiare l’orientamento della propria esistenza è un canovaccio nel quale il protagonista principale, il coraggio, è consigliere affine dell’incoscienza. Entrambi si legano in un abbraccio possente e determinano l’agire di una giovane adolescente che, nella Germania Ovest degli anni ’70, è alla ricerca del palcoscenico giusto nel quale far debuttare la sua vita da adulta. È questa la storia di Vera Brandes e del concerto del 24 gennaio 1975 che Keith Jarrett tenne all’Opera Haus di Colonia. Una prova clamorosa della cui registrazione se ne ricavò un assoluto successo che segnò il record di vendite di ogni epoca per un disco con un solo strumento: tre milioni e mezzo di copie. La sceneggiatura, e la regia, di Ido Fluk raccontano tutto questo, e il passaggio  storico che lo determina, in Köln 75. Un film in cui Jarrett è solo l’ospite d’onore. La vera protagonista resta Vera Brandes, con la sua ribellione, la sua passione per la musica jazz e la voglia di emanciparsi da un percorso già scritto da un padre severo e despota. Presentato al Bif&st 2026, Köln 75 è prodotto da One Two Films.

Köln 75: la forma di un sogno

Non v’è alcun dubbio che la capacità di assegnare un ritmo aderente al contesto, rivelatore della propria narrazione cinematografica, sia un ottimo viatico per la riuscita di una pellicola.  È il tema adottato da Fluk. La vita e la figura professionale di Vera Brandes sono riassunte in uno spaccato di debutto, assolutamente non marginale della sua carriera. Con un flashback a perdifiato, tale quanto l’entusiasmo e la volontà del suo fare, si torna al punto di partenza. All’incontro con il jazz e, soprattutto, con uno dei suoi miti assoluti. La prima parte del film ci prepara a tutto questo mentre scorre e prende forma il sogno adulto di Vera.  La macchina da presa, tuttavia, non si manifesta solo in chiave di racconto biografico. Attinge a un intento più complesso. Sequenza dopo sequenza costituisce la cornice entro la quale la vicenda di Vera, e della sua travolgente carriera di organizzatrice di concerti, si manifesta. Al riparo della luce e dei colori di Jens Harant, il Direttore della Fotografia, la narrazione prende lentamente possesso di molti dei dettagli iconici in grado di certificare quella stagione irripetibile.

La musica

Accade così che la miglior attrice non protagonista del lavoro di di Fluk sia la musica. Quella jazz, più specificatamente, da subito proposta in maniera tale da entrare in grande empatia con lo spettatore. La sua presenza, di grande valore simbolico, contribuisce a mettere in evidenza la voglia di rottura con il passato. Essa è la colonna sonora di un sentimento di forte ribellione giovanile che incarna l’intento di sentirsi, a pieno titolo, partecipi di un mondo occidentale in forte cambiamento. La volontà di emanciparsi dalla cultura della guerra fredda, dalla paura della bomba. Tutto si ricompone attorno a un vecchio pianoforte d’esercizio dell’Opera Haus di Colonia. Manufatto inadatto rispetto a quello richiesto da Jarrett, il Bösendorfer 290 Imperial, dotato di ben 97 tasti con la possibilità di suonare 8 ottave complete.

Keith Jarrett

Il capitolo finale di Köln 75, e non poteva essere altrimenti, è quasi interamente dedicato a uno dei giganti della storia del jazz e a quello che resta, probabilmente, il suo concerto più memorabile. Il breve tratto biografico che lo compone non racconta solo di quell’incredibile sera del 24 gennaio 1975. Va oltre. Prova a rivelare non tanto l’identità artistica di un pianista sublime, ma i confini non detti della sua umanità. Una personalità schiva alle prese con un momento difficile della carriera e intento a comprendere la propria dimensione dentro e fuori la musica. L’unica in grado di fornirgli le risposte più ambite. Si consuma tutto in un viaggio lungo e tortuoso, su di una Renault4, da Zurigo a Colonia, e nella tensione di una trattativa per decidere o meno di suonare, prigionieri delle paure di un talento immenso.

La recita

Un contributo decisivo alla riuscita del lavoro di Fluk è dato dalle interpretazioni dell’intero cast, in grado di disegnare al meglio tutti i dettami della sceneggiatura. In particolare, in un contesto di generale eccellenza, sono quattro i personaggi che trascinano l’intero gruppo. A Mala Emde, una Vera Brandes impeccabile nella sua irruenza adolescenziale, tocca di diritto la prima citazione. Non da meno si mostra il Keith Jarrett incarnato da John Magano, così come Michael Cernus, il giornalista Michael Watts che Fulck, con un po’ di fantasia, colloca all’interno della Renault 4. Ultimo, ma non meno importante, è Ulrich Tukur nei panni del Dottor Brandes. Uno dei ruoli più difficili che viene esternato con dovizia in tutte le sue sfaccettature.

  • Anno: 2025
  • Durata: 110 minuti
  • Distribuzione: Lucky Red
  • Genere: Dramma
  • Nazionalita: Germania, Polonia, Belgio
  • Regia: Ido Fluck