È disponibile su Apple TV dal 5 giugno Cape Fear , la miniserie in dieci episodi tratta dagli omonimi film diretti da Martin Scorsese (1991) e J. Lee Thompson (1962). La serie è ideata da Nick Antosca, sceneggiatore già noto per Teen Wolf e Hannibal; il thriller vede coinvolti come produttori l’Universal Content Productions e l’Amblin Television divisione dell’Amblin Entertainment di Steven Spielberg. Protagonisti di Cape Fear il premio Oscar Javier Bardem, Amy Adams e Patrick Wilson.
Il TRAILER – Cape Fear
Cape Fear , Max è tornato
Max Cady (Javier Bardem) , un criminale senza scrupoli appena uscito di galera, inizia a tormentare la famiglia Bowden, i cui coniugi, Tom (Patrick Wilson) e Anna (Amy Adams), erano suoi pubblici difensori al processo che lo ha condannato. Max crede si siano resi responsabili dell’occultamento di alcune prove che avrebbero potuto attenuare di molto la sua pena. Inizia così un progressivo piano di vendetta.
Nella vendetta lo scambio dei ruoli – Cape Fear
Nell’industria televisiva americana, almeno da un po’ di anni, vige la regola non scritta di adattare e reinterpretare classici o opere del vicino passato riscrivendo i ruoli dei protagonisti attraverso l’identità di genere. E Cape Fear, remake serializzato tratto più dal film di Scorsese che da quello di Thompson, non fa eccezione. Ci accorgiamo fin da subito di una novità paradigmaticamente rilevante; Anna, che nella rappresentazione scorsesiana di Jessica Lange era l’oggetto della ritorsione vendicativa da parte di Max, è ora al centro della storia, mente Wilson non veste i panni che furono di Nick Nolte ma quelli della rappresentazione maschile odierna, una caratterizzazione anonima e di supporto femminile. Del resto lo showrunner Antosca cambia i nomi ai protagonisti per agevolare un lavoro di scrittura proteso al nuovo, cercando di dimostrarsi vicino nella storia ma diverso nell’inquadramento dei personaggi.
Dal cult di Scorsese al cambio di prospettiva con Amy Adams
La serialità di oggi con il caso di High Fidelity e il cinema con il remake di Ocean’s 8 dimostrano proprio questo radicale cambiamento improntato ad una visione non solo femminile ma anche femminista della concezione stessa del protagonista della storia. Nel caso della Cape Fear di Apple, il passaggio da Leigh ad Anna non è guidato, però, solo dalla necessità contemporanea di dare spazio ad una rappresentazione femminile; è invece un meccanismo morale che modifica l’impianto originario del cult scorsesiano. Il Max di Robert De Niro vuole distruggere il Sam di Nolte, accecato com’è dalla vendetta e quindi facendo diventare moglie e figli di lui danni collaterali della sua furia. La serie di Apple, invece, compie una scelta opposta con l’alterego di Amy Adams. Non è più spettatrice ma la causa degli atti intimidatori e brutali dell’uomo (nel primo episodio arriva a dissanguare il figlio della coppia).
L’ambiguità come focus narrativo
È quindi causa della tragedia personale di Max. Tale spostamento dal protagonista alla protagonista ha anche l’effetto, nel bene e nel male, di far mutare regole e stabilità del matrimonio della coppia oggetto della vendetta. Mentre in entrambi i film il matrimonio, seppur fragile, è un saldo rifugio dalla minaccia esterna, il remake seriale invece parte subito con i segreti, le omissioni, i probabili tradimenti del Tom di Wilson. Qui risiede la rivisitazione del film grazie ad Anna, la quale sposta il focus dalla protezione dal sadico pazzo Max in una logica di ambiguità.
L’intenzione abbastanza palese dell’ideatore di Cape Fear è mettere in dubbio quella stessa verità tra buoni e cattivi che le versioni cinematografiche avevano. Quanto è davvero affidabile la versione dei fatti sostenuta dai coniugi Bowden? Le accuse mosse nei confronti di Max sono davvero così stabili? E quanto Anna e Tom hanno costruito la loro fortunata carriera su un ipotetico errore giudiziario? È questa evidente quanto furba ambiguità del racconto che sembra dare alla serie Apple più di una possibilità di vita e di distacco rispetto ai film.
Uno strepitoso Bardem in un remake che deve ancora calibrarsi
Prendere uno volto per sua natura antieroico come Bardem e metterlo al posto di una leggenda come De Niro, equivale ad andare fortemente sul sicuro. E l’attore spagnolo si dimostra all’altezza del suo compito. Ma Bardem non è De Niro, e il suo Max, pur mantenendo molte caratteristiche, non è il vendicatore sadico del Cady di Scorsese. O lo è solo in parte. La nuova Cape Fear fa anche questo, cambiando la stessa natura emotiva della storia. Assistiamo difatti al passaggio da escalation demoniaca quasi da slasher movie a un thriller più compatto e riflessivo, riuscendo bene ad essere disturbante ed enigmatico.
Un Max diverso tra omaggio e personalità
Il merito è tutto della perfezione recitativa di Bardem capace di essere ora l’ossessivo psicopatico alla De Niro e ora un raffinato gangster uscito da noir come Out of the Past (1947) con Kirk Douglas. Un villain contemporaneo che deve vedersela con una serie non perfetta e che stenta a decollare per due essenziali motivi. Il cambiamento del protagonista rende centrale Anna ma amplia anche il quadro su una destabilizzazione di generi che in più di qualche scena sembra concentrarsi troppo sulle ambiguità relazionali di coppia.
In molti punti della narrazione le vicende “interne” ma anche l’azione del thriller esterno cercano di replicare prodotti come Big Little Lies dove erano più importanti i segreti sentimentali rispetto al plot-tragico di serie. Inoltre un altro punto critico potrebbe rivelarsi l’abbondanza di temi; nella serie difatti compaiono varie tematiche dal deepfake ai podcast true crime. La miniserie sembra quindi talmente allargata a molteplici sotto-trame da porci il dubbio se si stia assistendo alla vendetta di un caso giudiziario o ad un thriller che allarga le proprie pretese morali su diversi campi.
Cape Fear, nel suo inizio, è indubbiamente una serie che funziona su diversi aspetti. Un’estetica suntuosa ma non eccessivamente pretenziosa, rafforzata da due personaggi ambigui e rivisitati grazie alle strepitose interpretazioni di Javier Bardem e Amy Adams. Da qui in avanti, però, la serie di Nick Antosca dovrà cercare di non trasformarsi in altro, dimostrandosi capace di resistere alla paura dell’inevitabile confronto con Scorsese.