L’incidente 2: torna su Netflix una nuova stagione della serie che mantiene solo in parte gli elementi che avevano reso memorabile la prima.
La prima stagione de L’incidente, infatti, aveva una regia più creativa, ed una scrittura più attenta. Soprattutto, una cosa che nella seconda stagione è mancata è il senso della misura. Alcune storture nella sceneggiatura hanno lasciato intuire che forse sei episodi non servivano per chiudere una storia già per la maggior parte risolta.
L’incidente 2: una regia più discreta, ma non indifferente
Anche stavolta la regia de L’incidente mostra di avere un certo sguardo d’autore. La pressione del presente viene tradotta in inquadrature in cui i personaggi vengono schiacciati da cornici opprimenti. Sia il montaggio che le inquadrature, inoltre, traducono molto bene in linguaggio visivo la vicinanza emotiva fra i personaggi.
L’emozione al primo posto
Viene risolto un piccolo problema della prima in termini di inquadrature. Nella prima stagione de L’incidente, durante un acceso confronto fra Emiliano (Sebastián Martínez) e Daniela (Ana Claudia Talancón) , la regia aveva scelto di mostrare un’inquadratura a due di profilo. Questa scelta di regia ha minimizzato molto l’impatto emotivo della scena. In questa seconda stagione, invece, non viene più ripetuto quest’errore. Ogni scena ha il massimo impatto emotivo grazie a dei primi piani che si affidano all’espressività degli interpreti.
Una fotografia dai chiaroscuri potenti
Nella seconda stagione de L’incidente, la fotografia da il meglio di se nei chiaroscuri e nei giochi di ombre. Si perde, però, il simbolismo più marcato della prima stagione, più dedita a giochi cromatici. Nella prima stagione, infatti, la decadenza giovanile era soggetta ad un commento luministico affidato ad un verde acido, che, nel linguaggio dei colori, indica un qualcosa di malato ed oscuro.
Il grande pregio della fotografia in L’incidente rimane comunque invariato. Nella seconda stagione, tanto quanto nella prima, ambienti ed emozioni si riflettono sul corpo dei personaggi attraverso una luce che è a metà fra realismo e metafora.
L’incidente 2: un’interpretazione più curata
L’interpretazione sembra aver fatto dei passi avanti. Nella prima stagione le manifestazioni del dolore erano a volte esagerate, ma, quando l’interpretazione si teneva su un più sobrio registro maggiormente idoneo per un contesto cinematografico, riuscivano a risultare credibili. Per questa seconda stagione, da questo punto di vista c’è stato un miglioramento.
Un plauso va a Regina Blandón , interprete di Carla. L’interprete riesce a gestire molto bene il conflitto interiore di una donna divisa fra gli obbiettivi di carriera ed i rapporti burrascosi con i suoi affetti proprio a causa di quest’ultima, con una recitazione sempre onesta e naturale.
Charro Mejías: una complessità cucita a forza
La prima e più grave nota dolente della scrittura, riguarda il personaggio di Charro Mejías, magistralmente interpretato da Alberto Guerra
In questa seconda stagione Charro appare molto più complesso. Viene presentato come una macchina da guerra obbediente ad un codice d’onore tutto suo, ma era questo il Charro a cui gli spettatori erano abituati? Sembra molto diverso dal Charro della prima stagione de L’incidente. Il Charro della prima stagione era un uomo senza cuore che pensava soltanto a se stesso. Questo Charro, il vero Charro, ha lasciato il posto ad un Charro più consapevole della propria natura orribile, più mite. Più che un voler approfondire il personaggio, sembra quasi che gli sceneggiatori non vogliano più prendersi la responsabilità di ciò che scrivono.
Una scrittura “involuta”
Nella prima stagione de L’incidente, l’evoluzione dei personaggi di Brenda (Valentina Acosta) e Daniela prosegue in una certa direzione, per poi retrocedere. Una scelta che non era necessaria per i personaggi, ma per riempire il grande spazio di sei episodi, forse troppo, con qualcosa da mostrare. Tra le due, il personaggio di Brenda è quello gestito in modo più opinabile. La sceneggiatura sacrifica la sua evoluzione per poter far virare forzatamente la sua storyline su nuovi conflitti con il marito Javier (Rubén Zamora).
Anche Javier è un personaggio che ha dato non pochi problemi in L’incidente, ma non come personaggio di per se.
Javier: un problema minore, ma finalmente risolto
Nella prima stagione, Javier era il personaggio che generava più ridondanza nei dialoghi e nel ricorrere delle situazioni. A livello di caratterizzazione, Javier era un personaggio sfaccettato quanto gli altri. Tuttavia, la scrittura risultava più debole nei momenti in cui la narrazione tendeva a farsi più corale, portando Javier ad interagire con gli altri personaggi.
In questa stagione, Javier risulta perfettamente integrato negli eventi, e gestisce il maldestro succedersi delle situazioni nella sua storyline restando coerente a se stesso.
L’incidente 2: una storia problematica, attuale, e dal ritmo ben scandito
Nell’insieme, la seconda stagione de L’incidente riesce a dare una degna conclusione a tutte le linee narrative che ha messo in in gioco. Nonostante le imperfezioni, arriva forte e chiara una denuncia ad un sistema di giustizia fin troppo vittima della burocrazia e della corruzione, veicolata con ritmo dalla narrazione ben scandita caratteristica di questa serie, che getta l’amo per una riflessione più profonda senza perdere tempo in prediche, e rendendo le scene funzionali su molteplici livelli di lettura.