Cos’è l’equinozio? La maggior parte delle persone risponderà che è un preciso giorno dell’anno in cui giorno e notte contano lo stesso numero di ore. Ed è vero, non c’è dubbio. Ma non si limita a questo per i protagonisti di Hold the fort.
Il film è stato presentato al Trieste Science+Fiction Festival nella notte tra il primo e il 2 novembre. Si tratta del terzo film diretto da William Bagley, che con Hold the fort dimostra di aver ormai padroneggiato il genere commedia horror. Personaggi, battute, tempismo comico e atmosfera si incastrano perfettamente regalandoci un’ora e quaranta di risate e non solo.
“Welcome to the Equinox. Please, don’t die!”
Hold the fort: l’incipit
Lucas (Chris Mayers) e Jenny (Haley Leary) credono di aver trovato finalmente la stabilità quando diventano proprietari di una casa. Ma la quiete dura poco: la loro nuova abitazione nasconde un problema… mortale. La coppia si ritrova a lottare per la propria vita quando rimane intrappolata in una battaglia tra la loro associazione di proprietari di case e un’orda di mostri infernali.

La miscela perfetta di violenza e ironia
L’incipit porta subito in tavola gli elementi del film: sangue e ironia. Quest’ultima è in particolare gestita con perfetto tempismo. Personaggi eccentrici, come la vicina cocainomane, si alternano a personalità più serie che accentuano l’assurdità delle scene, amplificando l’umorismo. È in primis il protagonista maschile a centrare perfettamente questo dualismo: credibile nei momenti di paura e scetticismo, ma anche abbastanza sarcastico da non scadere in noiosa passività. A dargli spessore è la compagna Jenny, che evita il cliché della donna ‘maschiaccio’ e al tempo stesso mette in luce le fragilità di Lucas, mostrandosi spesso più coraggiosa di lui.
Ma il personaggio forse meglio riuscito è Jerry, interpretato da Julian Smith, ossia il rappresentante dell’associazione. Dapprima, infatti, appare come una sorta di “Ned Flanders”, un tipo casa e chiesa che rimprovera alla prima parolaccia pronunciata. E quando questa personalità, già divertente per quanto portata al limite, si scontra col violento primo attacco dei mostri infernali, allora ecco che il personaggio ribalta le premesse ed esplode in tutta la sua delirante comicità.
Questa dinamica tra protagonisti improbabili e creature terrificanti è il punto centrale di molte commedie horror. Il pensiero corre inevitabilmente a La casa, caposaldo del genere. Ma per la costruzione dei personaggi e la realisticità degli antagonisti, Hold the fort ricorda molto di più Un lupo mannaro americano a Londra e Quella casa nel bosco. Ad accumunarli è soprattutto l’assenza di eroi sopra le righe e una gestione ben equilibrata tra inquietudine e risata.
Ma c’è un ulteriore elemento in particolare che avvicina i tre horror: i mostri.

Oltre le aspettative
Dalle premesse del film, è naturale aspettarsi risate e sangue. Ciò che invece sorprende è una cura così minuziosa per effetti e costumi: creature grottesche ma credibili, mai ridicole. Hold the fort non cade nell’errore di spezzare l’atmosfera horror in nessuna delle orde che i protagonisti affrontano.
A supportare questa certosina attenzione ai costumi e agli effetti speciali ci pensano regia e fotografia. Bagley gestisce perfettamente sia le scene di combattimento, che non risultano mai confuse, che quelle di tensione, ricordandoci che stiamo pur sempre guardando un horror. Lo stesso fa la fotografia, che trasforma una normale casa in un antro i cui angoli bui possono nascondere mortali pericoli. Al perfetto coordinamento tra regia, fotografia e costumi si lega un altrettanto ben riuscito lavoro di post produzione. Non solo in riferimento ai già menzionati effetti speciali, ma anche al montaggio, preciso e ritmico, che è il principale artefice del perfetto tempismo comico.
Un gioiello del genere
È tramite, appunto, il sarcasmo che Hold the fort affronta il tema della proprietà della casa, traguardo sempre più irraggiungibile per le giovani coppie. E il sarcasmo, per sua natura, ci invoglia a riflettere tramite la comicità.
Ecco che, quindi, il film riesce a equilibrare magistralmente risate, amarezza e un pizzico di paura. Così si colloca con gran merito nella commedia horror, un genere forse sottovalutato, ma che ha un potenziale intrattenente davvero alto. Un lavoro ben riuscito, che non ambisce al capolavoro, ma riesce a fare ciò che non è scontato per un film: lasciarci qualcosa.