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‘Quir’ intervista con il regista Nicola Bellucci e una parte del cast

Un negozio di Palermo fa da fil rouge per raccontare un insieme di storie di persone e di vita

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nicola bellucci

Dopo il passaggio al festival di Taormina arriva a Firenze Quir di Nicola Bellucci. Il film, vincitore del Premio Pride alla 22esima edizione del Florence Queer Festival racconta la vita di alcune persone che ruotano intorno a un suggestivo negozio di Palermo che dà il nome al documentario. Il film è presentato, come detto, a Firenze all’interno della kermesse che celebra il meglio della cinematografia LGBTQIA+ dal 27 novembre al 1 dicembre al cinema La Compagnia, sotto la direzione artistica di Barbara Caponi ed Elena Magini.

QUIR è un negozio di pelletteria nel centro di Palermo, gestito da Massimo e Gino una coppia queer che è insieme da quarantadue anni. Il negozio è un importante punto di incontro per la comunità LGBTQI+ palermitana, un luogo dove si accoglie, si confessa e si cura. Tramite le voci delle persone che attraversano il negozio, il film racconta uno spaccato della storia della comunità queer siciliana e della lotta per i propri diritti, in una Sicilia ancora pervasa dalla cultura patriarcale. (Fonte: Florence Queer Festival)

Nella cornice del festival abbiamo intervistato il regista Nicola Bellucci e alcuni dei protagonisti.

Nicola Bellucci e il suo Quir

Fin dall’inizio il documentario è interessante e anticonformista, un po’ come la figura di Massimo. Mi è piaciuta molto la scelta di iniziare con Massimo che parla al megafono di parità di genere mentre si vede sulla scalinata dietro di lui un matrimonio. Secondo me è emblematico del contrasto che poi si viene a sviluppare nell’intero documentario.

Bellucci: Curioso che tu dica anticonformista. Lo definirei un film inattuale, per certi versi, anche riguardo a certi modi di raccontarsi del mondo queer odierno. Allo stesso tempo però credo che questa sia la cosa bella e importante di Quir, il suo essere così inattuale.

Com’è nata l’idea di questo film?

Bellucci: Il film racconta una storia importante avvenuta in Sicilia negli anni ‘80, precisamente il 31 ottobre 1980, quando a Giarre, sotto un pino, furono ritrovati i corpi di due giovani ragazzi, uno di 15 e uno di 25 anni, Giorgio e Toni. Erano abbracciati e vicino a loro, a qualche metro di distanza c’era una pistola. Una storia volutamente mai chiarita e dimenticata nel tempo che ho voluto (ri)mettere in luce.

Ho incontrato Massimo e Gino nel momento in cui avevano deciso di sposarsi proprio a Giarre, di fare quello che loro stessi hanno definito un matrimonio inutile ma indispensabile, un atto politico.

La prima idea del film era quella di lavorare intorno al tema del delitto di stampo omofobo di Giorgio e Toni. Quell’evento fu importante perché dette una spinta alla nascita di Arcigay, movimento di cui Massimo e Gino sono stati cofondatori.

Poi, attraverso l’approfondimento delle nostre relazioni e dopo aver vissuto per un certo periodo nel loro negozio a Ballarò, sono venuto a contatto con tutto un mondo che girava intorno a loro. È così che ho conosciuto Vivian, Ernesto, Charlie e tante altre persone che sono presenti nel film e che sono figure altrettanto importanti nella narrazione. Grazie a tutte queste presenze, tutti questi colori e anche alle loro performance quello che è venuto fuori alla fine è diventato, più che un documentario, una specie di musical. Del resto, con un performer a disposizione come Ernesto risultava abbastanza ovvio: ho potuto attingere facilmente dal suo repertorio a dei pezzi musicali che sono diventati parti integranti del senso del film e non musica d’accompagnamento.

C’è una sorta di doppia pelle in Quir che racconta tutto positivamente, ma poi inserisce anche momenti tristemente ancora attuali.

Bellucci: Mi sono ritrovato tra due mondi, uno giovanile di ragazzi di 18/21 anni e uno più agé. Da una parte c’era un mondo antico con personalità forti che hanno vissuto una Palermo complicata, forse più difficile di quella di oggi, ma che avevano vissuto le loro vite fino in fondo, senza rimorsi e con passione.  Dall’altra c’erano queste persone giovani che, invece, sembrano soffrire di nuovo all’interno delle famiglie e nella società. Corpi apparentemente liberi, menti giovani capaci di descrivere la propria differenza con parole precise, ma in fin dei conti profondamente infelici.

Per me era importante raccontare queste storie, ma farlo all’interno di una determinata cornice formale e cinematografica. Affascinato dai miei protagonisti – che avevano tutti avuto già a che fare con la rappresentazione di sé stessi, a teatro o al cinema in quanto attori o nella performance quotidiana – ho cercato di trasformare le loro vite reali in immaginario. Quando ci si riesce credo che sia per un cineasta una delle soddisfazioni più grandi.

I colori

Tutto si può dire delle persone che frequentano Quir tranne che non sono colorate. Guardando il documentario sembra di vedere un continuo carnevale, una continua festa piena di colori, uno spettacolo. Hai dato delle indicazioni specifiche in questo senso? E nel momento del montaggio e o in post-produzione hai acceso ancora di più i colori?

Bellucci: La palette del film è molto ampia. Ma lo è perché loro sono esattamente così. I vestiti che Massimo o Ernesto indossavano sono quelli della loro vita quotidiana. Ho solo filmato i loro colori. Ovviamente poi in post-produzione abbiamo lavorato moltissimo sulla luce, e sulle ombre.

Nonostante ci sia anche molta ironia, Quir è un film molto serio.

Bellucci: Indubbiamente. L’arco narrativo del film si muove tra le immagini iniziali e finali di un cimitero. Vita, morte, amore, risurrezione. Perché anche se il tono è leggero – quella leggerezza che gli dà l’aria di un musical – le storie sono dure, ma rappresentate come tragicomiche. Se si guarda oltre l’apparenza, le loro vite scorrono sul filo del rasoio: Massimo e Gino hanno dovuto affrontare problemi legati al fatto che Gino all’epoca stava quasi per morire, Ernesto ha vissuto tre anni recluso con la madre in condizioni disperate che infine hanno portato lei a spegnersi, Charlie ha lottato tra la vita e la morte, Vivian si trovava nel pieno di una crisi esistenziale. Però non ho spinto sull’acceleratore: mi piace quando quello che vede lo spettatore non è univoco, anzi amo l’ambiguità polisemica dell’immagine che mi lascia libero di piangere o di ridere. Credo che sia un film molto pieno di emozioni, questo si.

Tanti film in Quir di Nicola Bellucci

In effetti la cosa che colpisce è che ci sono tante storie in Quir e ognuna di esse è come se fosse un piccolo capitolo del film, ma allo stesso tempo anche tanti film insieme che portano ognuno dei personaggi a mettersi completamente a nudo.

Massimo: Per me e per Gino tutto nasce dal nostro laboratorio aperto negli anni Ottanta a Palermo. È una bottega che rappresentava un mondo totalmente invisibile, nascosto. Un mondo che, con la nostra incoscienza, la nostra gioia e il nostro orgoglio abbiamo svelato o rivelato vivendo liberamente. Per questo il negozio è diventato un luogo di accoglienza, di solidarietà, di cura, di divertimento. E anche Palermo ha vissuto questa trasformazione: tutti questi freaks sbattevano in faccia la loro realtà alle persone, raccontando un mondo che fino ad allora non era stato raccontato.

Negli anni Quir è stato un punto di incontro e noi siamo passati dalla lapidazione a essere delle star anche a Palermo, con tutte le difficoltà che ci sono ancora.

Infatti nel film c’è anche la storia della Sicilia sullo sfondo.

Ernesto: Non vogliamo, però, alimentare stereotipi perché Palermo non era poi così diversa da Roma, da Torino, da altre città. Da un certo punto di vista trovavo che la Palermo di allora fosse quasi più tollerante di altri luoghi, sicuramente più dell’Inghilterra dove vivevo parallelamente e dove c’era un’omofobia violenta, molto forte e accesa. Infatti a Palermo non mi è mai successo niente, a Londra, invece, sono stato picchiato.

Come è stato per voi stare davanti alla cinepresa?

Ernesto: Chiaramente è diverso per ciascuno noi. Per me è stato difficile perché stavo vivendo una situazione particolare con mia madre che non stava bene, però alla fine mi sono abituato a queste telecamere onnipresenti. All’inizio c’era questa sensazione da grande fratello, poi, poco alla volta, te ne dimenticavi.

Vivian: Devo premettere che pochi mesi prima avevo fatto la mia prima esperienza cinematografica. Nonostante ciò, Quir mi ha messo in crisi, nel senso che già con la prima esperienza mi ero posta questa domanda: ho voglia di espormi così tanto?

Mi sono fatta questa domanda perché il cinema è arrivato a puntare i riflettori su un mio aspetto, quello della transessualità, che in qualche modo era compromettente prima ed è compromettente anche adesso. Sono stata chiamata a mettere in luce aspetti di me che ancora oggi sono molto scomodi. Sia per me stessa, a volte, perché non è facile comprendere e trasmettere tutto questo, sia per il mondo. Anche dopo ho dovuto cercare comunque me stessa, ho affrontato un viaggio molto profondo e anche distruttivo. E devo dire che ancora oggi è un po’ così.

Tante tematiche

Sono rappresentate situazioni interessanti che ti hanno permesso di scavare e approfondire diverse tematiche, dal rapporto con sé stessi a quello con i propri cari, passando per molti altri.

Bellucci: Per me era importante mettere al centro il corpo, sia il corpo della macchina del cinema sia i corpi dei personaggi, con il primo che entrava in contatto con i secondi, costruendo una relazione.

Nel film si attraversano credo i corpi di 4 o 5 generazioni, modi completamente diversi di concepire e vivere il proprio corpo. Sentivo in tutti loro il desiderio e la paura di mostrarsi. Ho filmato per circa due anni e mezzo. Lasciarmi sorprendere ogni volta era la chiave che mi stimolava a ricreare il set, a tornare da loro, ad essere ancora più curioso.

Nicola Bellucci e Quir a Firenze, ma non solo

Quir è già stato presentato a Taormina, ma cosa significa essere qui al Florence Queer Festival? Che aspettative avete?

Bellucci: Sicuramente la cosa che ci interessa maggiormente è vedere la reazione del pubblico. Ovviamente siamo felici di presentare il film a un pubblico più vicino alle sue tematiche, anche se sono convinto che Quir è un film capace di parlare a chiunque, anzi è proprio al di fuori dei circuiti queer che sarebbe necessario mostrarlo.

Subito dopo il Florence Queer Festival, la settimana prossima Quir sarà anche a Roma al RIDF e poi distribuito da Wanted uscirà ad aprile nelle sale italiane.

Un’ultima cosa da sottolineare è che si tratta di una produzione svizzera, ed uscirà nelle sale d’oltralpe a primavera.

Sono Veronica e qui puoi trovare altri miei articoli

Quir

  • Anno: 2024
  • Durata: 105'
  • Distribuzione: Wanted
  • Genere: Documentario
  • Nazionalita: Italia, Svizzera
  • Regia: Nicola Bellucci