Train to Busan e Seoul Station: gli zombi dagli occhi a mandorla di Yeon Sang-ho

 

“Il progetto del film venne dopo che avevo quasi ultimato Seoul Station, che raccontava di come una notte, a Seoul, fosse cominciata la fine del mondo, per via di un misterioso contagio che trasformava la gente in mostri feroci. Seoul Station era fatto in animazione, sulla scia dei miei lavori precedenti. Quando pensai a Train to Busan, che è il seguito di Seoul Station, la mia produzione mi propose di girarlo come live action”.

È sicuramente necessario riportare questa dichiarazione dello specialista sudcoreano in animazione Yeon Sang-ho per apprendere la genesi del suo primo lungometraggio concepito con attori in carne ed ossa: Train to Busan, visto dalle nostre parti, tra l’altro, sugli schermi dell’edizione 2016 della Festa del film di Roma.

Lungometraggio in cui Gong Yoo veste i panni di un padre divorziato che, addetto alla gestione di fondi, parte insieme alla figlioletta incarnata da una stupefacente Kim Soo-an per raggiungere a Busan la madre di lei; mentre un virus non identificato sembra essersi diffuso velocemente in tutto il paese, trasformando i comuni mortali in aggressivi esseri zombeschi.

Esseri tutt’altro che appartenenti alla tradizione delle classiche salme ambulanti lente e dinoccolate, ma veloci e scattanti come buona parte degli infetti sbrana-umani portati sullo schermo nel XXI secolo, da 28 giorni dopo di Danny Boyle a World War Z di Marc Forster.

Titolo, quest’ultimo, in un certo senso richiamato alla memoria nelle frenetiche immagini di massa dei mostri impegnati ad attaccare i viaggiatori; sebbene lì si tendesse a privilegiare la spettacolarità da action-movie ad alto costo al servizio del belloccio protagonista Brad Pitt, mentre qui, pur concedendo moltissimo spazio al movimento e alle aggressioni, ci si concentra sui diversi personaggi coinvolti.

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Del resto, tra interminabili fughe nei corridoi dei vagoni, porte scorrevoli sempre pronte ad essere chiuse per sfuggire agli assalti e lotta per la sopravvivenza, appare evidente che ciò che veramente interessa al regista sembra essere la feroce critica sociale nei confronti di un mondo sempre meno altruista e sempre più vigliacco.

Aspetti testimoniati dai disgustosi comportamenti sfoggiati da alcune delle figure coinvolte; man mano che – evitando esagerazioni splatter, nonostante il tema trattato – ci si avvia verso un’ultima parte atta a tirare in ballo sia un convoglio ferroviario in fiamme che un altro in corsa che si trascina dietro le creature, che non sembrano volerne sapere di mollare la presa.

Prima che un epilogo per nulla scontato in evidente omaggio al romeriano La notte dei morti viventi chiuda un elaborato che, non privo di ironia e di una spruzzata di melodramma tipico della Settima arte orientale, Koch Media provvede a rendere finalmente disponibile per il mercato dell’home video tricolore tramite una imperdibile limited edition blu-ray inclusa nella sua etichetta Midnight Factory, dedicata all’horror e al fantastico.

Limited edition costituita da slipcase cartonato ospitante una custodia amaray che racchiude due dischi: il primo dispensatore del film e di una sezione extra rappresentata da trailer, quattro minuti di making of e dodici di b-roll, il secondo dedicato a Seoul Station, proposto in versione originale sottotitolata in italiano e accompagnato dal trailer e da cinque minuti di making of quali contenuti speciali.

Con indispensabile booklet all’interno della confezione.

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