31° Premio Franco Solinas: vince Dove sono le lucciole di Flaminia Gressi

“Dove Sono le lucciole” della giovane sceneggiatrice romana Flaminia Gressi vince la trentunesima edizione del Premio Solinas, che con il progetto “Il Cantiere delle Storie” si arricchisce di nuove sperimentazioni e contaminazioni

Dove sono le lucciole della giovane sceneggiatrice romana Flaminia Gressi, classe 1989, vince il Premio Franco Solinas per la miglior sceneggiatura, “per la capacità di raccontare una storia che ha segnato l’identità civile di questo paese con lo sguardo libero di una autrice di oggi, senza mai appoggiarsi al filtro delle ideologie, senza cadere nei facili ricatti della retorica e affidandosi solo, scena dopo scena, alla forza dei suoi personaggi.” La storia è quella di Donatella Colasanti che fu coinvolta nel cruento fatto di cronaca nera al Circeo nel 1975. La motivazione precisa che “non è il racconto del male che colpisce nel copione, ma quello del bene.”  Donatella, sopravvissuta al massacro, “vittima assoluta, e le donne che decidono di difenderla vengono restituite alla loro umanità e fragilità, ai nodi irrisolvibili del loro rapporto, stretto tra le esigenze di chi ha bisogno di un simbolo, per una battaglia giusta e necessaria, e l’indomabile irrequietezza di chi, invece, con disperazione e ingenuità, vuole solo essere felice.”

La Giuria formata da Monica Zapelli, Francesco Bruni, Filippo Gravino e Sandro Petraglia ha assegnato ex aequo la Borsa di Studio Claudia Sbarigia, dedicata ai personaggi e all’universo femminile, a Il male minore di Giulia Camilla Pace e a Posso piangere cinque minuti? di Costanza Durante e Laura Grimaldi, in quanto “le protagoniste femminili di questi due racconti sono segnate da ferite antiche o recenti, a volte scoperte, a volte malamente nascoste da cicatrici evidenti.”

Alla selezione delle otto storie, le giovani autrici premiate ci sono arrivate insieme agli altri sceneggiatori: Milo Tessone (616 titolo originale La salita al bosco), Gabriele Gianni (Kolkalan – Il Container, titolo originale Vattam), Cristiano Testa e Andrea Alberto Alfredo De Marinis (La mazurka su Roma), Nicoletta Senzacqua (Lo Scambio Equivalente, titolo originale Still part of me), Cristiano Brignola (Zombi Lover, titolo originale L’estate in cui sono marcito). Tutti hanno fatto e continuano a far parte di un progetto che cresce anno dopo anno, come spiega Annamaria Granatello, presidente e direttore del Premio Solinas.

Il coinvolgimento del MIUR nel progetto “Cantiere delle Storie”, un laboratorio per la scrittura cinematografica e per la co-progettazione di un centro di alta formazione per il cinema nell’arcipelago di La Maddalena (punto di partenza nel 1986 del Premio), ha reso possibile uno scambio di idee molto prolifico e contaminante, di cui Alessandro Fusacchia, fino allo scorso dicembre Capo di Gabinetto del MIUR, ha raccontato entusiasta sul palco dell’Eliseo.

Qualche anno fa Annamaria Granatello presentò il Premio Solinas a Fusacchia, insistendo sull’importanza dello stesso nel panorama culturale italiano; dopo poco tempo Fusacchia, durante le celebrazioni per la festa della Repubblica al Quirinale,  ebbe  modo di incontrare Paolo Sorrentino che si mise a disposizione del progetto; gli raccontò infatti che aveva partecipato molti anni prima ai laboratori di scrittura e l’esperienza si era rivelata decisamente formativa e importante per la sua carriera. La collaborazione tra il MIUR e il Premio Solinas si è tradotta in un laboratorio di idee (Hackaton) a cui lo scorso gennaio hanno partecipato  non soltanto gli sceneggiatori in gara per il premio e i giurati (autori e sceneggiatori, storici e più recenti, vincitori delle passate edizioni) ma anche gli studenti delle Università di Sassari, Cagliari e di Roma Tor Vergata, il cui dipartimento del DAMS ha raggiunto le cinquecento matricole e si è arricchito di laboratori e sale cinema, segnale importante per un’Università che nasce in una quartiere di Roma lontano dal centro.

La Maddalena, luogo apparentemente isolato, (ri)diventa così un luogo dove pensare e creare cose nuove che consenta attraverso la dimensione laboratoriale tra più discipline e la possibilità di rimettersi in discussione di fronte a interlocutori provenienti dai contesti sociali, professionali, di età e bagaglio culturale più disparati. Un esercizio difficile, quello della contaminazione, che è partito dall’alto, scardinando alcuni meccanismi che da sempre rendono difficile la comunicazione tra il Ministero e le Università e tra le Università stesse.

La partecipazione all’Hackaton anche degli studenti di architettura dell’Università di Sassari ha permesso di ragionare e sviluppare idee sulla riqualificazione degli edifici incompiuti di cui era iniziata la costruzione per il G8 del 2009, poi in seguito spostato a L’Aquila). Inoltre il progetto del Solinas si sta ampliando all’estero, grazie alle collaborazioni con il Festival del Cinema del Mediterraneo di Montpellier, con l’Istituto di Cultura Italiana di Madrid, e la Cinéfondation del Festival di Cannes. Già durante gli incontri dello scorso gennaio sono state ospiti due cineaste provenienti da Beirut e Tel Aviv, simbolo di un Mediterraneo che può essere raccontato da un’infinità di sguardi e prospettive e che possa essere un punto di partenza per impedire la costruzione di muri.

Ed è proprio la pluralità di sguardi, la possibilità di leggere smontare e rimontare storie scritte da altri, un lavoro faticoso ma di cui non si può fare a meno di innamorarsi, che ha reso ancora più affascinante il lavoro dei giurati che hanno selezionato le otto opere in concorso. Come ha sottolineato la giurata Monica Zapelli, poco prima di proclamare i vincitori, l’esperienza del Solinas è l’entusiasmo per il lavoro degli altri, un’attitudine che molto spesso non appartiene ad altri ambiti professionali.

Quello che avviene a La Maddalena, esempio di narrativa e di meta-narrativa potentissime, può essere un modello da esportare, dando la possibilità di esprimere un pezzo di racconto-paese e di racconto-Europa. “Riportare il Solinas a La Maddalena non è campanilismo”, interviene il sindaco dell’arcipelago sardo Luca Carlo Montella, e aggiunge che è un contesto nel quale l’ispirazione per qualsiasi tipo di arte è un film continuo, creato da madre Natura. E torna al concetto di madre, per sottolineare che le isole sono da sempre le madri e le madrine di iniziative importanti, come ad esempio Ventotene dove è nata l’Europa di oggi.

La comunità di La Maddalena compie 250 anni proprio quest’anno: si tratta di una comunità che continua a mescolarsi e contaminarsi, anno dopo anno, e che vive e si nutre di una Natura che offre un potenziale formativo molto importante, da cui attingono persone provenienti da tutto il mondo, che a loro volta mettono a disposizione il proprio bagaglio.

In estate il Premio Solinas sarà nuovamente presente nella piccola isola dal 22 al 25 giugno 2017, e in quell’occasione sarà proiettata l’intera serie di The Young Pope di Paolo Sorrentino.

Anna Quaranta

Utlima modifica: 24 Marzo, 2017



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