Bridget Jones’s Baby

  • Anno: 2016
  • Durata: 125'
  • Distribuzione: Universal Pictures
  • Genere: Commedia
  • Nazionalita: Gran Bretagna
  • Regia: Sharon Maguire
  • Data di uscita: 22-October-2016

Sinossi: Dopo aver rotto con Mark Darcy, Bridget Jones si butta a capofitto sul suo nuovo lavoro di produttrice di uno show televisivo, e quando conosce Jack, un affascinante americano che ha tutto ciò che Mark non aveva, la sua vita sembra essere arrivata a un punto di svolta. Qualche tempo dopo, però, Bridget scopre di essere incinta ed è sicura solo per il 50% di sapere chi sia il padre del bambino.

Recensione: A 12 anni da Che pasticcio Bridget Jones Renée Zellweger torna a vestire i panni della single più goffa e masochista d’Inghilterra e chiunque abbia pensato a uno iato forse un po’ troppo lungo per garantire un riscontro commerciale simile a quello dei bei vecchi tempi, sarà inevitabilmente costretto a ricredersi. Non solo per la bontà del risultato finale, ma soprattutto in considerazione della funzione sadicamente sociale che il personaggio creato da Helen Fielding ha sempre svolto e, potenzialmente, potrebbe continuare a svolgere all’infinito. Non dimentichiamo infatti che Il diario di Bridget Jones nasce come riscrittura di un canevaccio universale creato da Jane Austin ai tempi di Orgoglio e pregiudizio e che, da ormai due secoli, continua ad alimentare l’empatia di qualsiasi donna alfabetizzata nell’emisfero occidentale.

Laddove però i disastri sentimentali della giovane Bridget, attraverso il processo di naturale immedesimazione di cui sopra, fungevano originariamente da parziale legittimazione per qualsiasi donna vivesse o avesse vissuto vicissitudini amorose poco definite, a distanza di anni questa dimensione semantica non solo si amplifica – quello delle relazioni disfunzionali, infatti, è un modello ben lungi dall’essere superato – ma addirittura acquista nuove forme di senso. Del resto tutti abbiamo bisogno di quell’amico a cui le cose vadano un po’ peggio che a noi, da rivedere ogni tanto (magari non troppo spesso) al semplice scopo di sentirci un po’ meno sfortunati e, a distanza di più di dieci anni, Bridget Jones si ritrova ad assolvere questo ruolo alla perfezione.

Non più quindi semplice cartina al tornasole delle varie ed eventuali sfighe femminili, ma parametro (parzialmente) negativo attraverso il quale valutare i propri errori con spirito assai meno severo. Seguendo questa logica Bridget Jones’s Baby avrebbe avuto pochissime possibilità di fallire al botteghino anche qualora si fosse limitato a riproporre pigramente le situazioni dei primi due film, magari solo aggiornandole all’epoca degli smartphone. Fortuna vuole però che a scriverlo, oltre alla regista Sharon Maguire, ci fossero David Nicholls (One Day) e Emma Thompson (che si ritaglia per sé il ruolo più divertente) non proprio due sceneggiatori alle prime armi.

Succede quindi che, al netto delle dissertazioni vagamente sociologiche fatte finora, questo terzo capitolo del diario di Bridget Jones finisca con l’essere non solo il più divertente dei tre film realizzati finora, ma in assoluto una delle cose più divertenti viste nel 2016. A partire da un incipit che riprende le fila del discorso autocitando l’uso diegetico della canzone manifesto All By Myself, sono due ore di leggerezza senza cadute o rallentamenti di sorta, talmente concentrate nel perseguire il fine più propriamente ludico da mettere in secondo piano anche il coté romantico.

E non importa affatto che qualsiasi pretesa di aderenza al reale venga abbandonata nel momento stesso in cui la protagonista fa perdere la testa a un giovane e bellissimo milionario mentre è immarsa nel fango di un festival rock. Si soprassiede anche sull’assenza annunciata (e motivata in maniera esilarante) di Hugh Grant, agilmente sostituito da un Patrick Dempsey che, lontano dalle sale operatorie di Grey’s Anatomy, dimostra discrete doti comiche.

Alla fine non imposta neanche che Renée Zellweger, nel corso degli anni, sia ricorsa a così tanti (e sbagliati) interventi chirurgici da essere diventata, di fatto, un’altra donna. Bridget Jones’s Baby riprende tutte le istanze dell’originale e le rilancia con gusto e anche un po’ di quella scorrettezza che è ormai elemento irrinunciabile della commedia moderna, permettendosi anche una presa in giro alla nuova classe dirigente di hipster dalle “barbe strane” e una dissacrante scena dal notevole valore iconico, posta quasi alla fine del film. Quella in cui Darcy corre in ospedale caricandosi sulle spalle una Bridget ormai sul punto di partorire mentre, in direzione esattamente opposta, sfila un corteo di femministe.

Fabio Giusti

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Utlima modifica: 4 Ottobre, 2016



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