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On line il trailer di Al giorno d’oggi il lavoro te lo devi inventare con Fabrizio Ferracane

On line il trailer del cortometraggio Al giorno d’oggi il lavoro te lo devi inventare di Mario Vitale, che vede nel cast la straordinaria partecipazione di Fabrizio Ferracane, già protagonista di “Anime Nere” di F. Munzi e “Uno Per Tutti” di M. Calopresti

Publicato

il

Al giorno d’oggi il lavoro te lo devi inventare

PRODUZIONE BUNKER FILM

NAZIONALITÀ ITALIA

ANNO 2016

DURATA 15’

GENERE DRAMMATICO GROTTESCO

LINGUA ITALIANO

SOTTOTITOLI INGLESE

GIRATO CON ARRI ALEXA

FORMATO 2,39:1

On line il trailer del cortometraggio Al giorno d’oggi il lavoro te lo devi inventare di Mario Vitale, che vede nel cast la straordinaria partecipazione di Fabrizio Ferracane, già protagonista di “Anime Nere” di F. Munzi e “Uno Per Tutti” di M. Calopresti.

SINOSSI

GIOVANNI è un uomo dedito completamente al lavoro. Con un passato da artista, per rimanere a galla, decide di portare avanti la tradizione di famiglia facendo il falegname, consapevole che quella presa non è la strada che voleva percorrere. UMBERTO è un uomo d’affari senza scrupoli che, per accrescere i suoi guadagni, estorce denaro a persone disperate. Mentre Giovanni realizza un lavoro commissionato da due insoliti fratelli, Umberto incontra ADELE in una camera d’hotel per ottenere il suo “compenso”. Le loro vite che viaggiano in parallelo non si toccano mai, ma saranno unite idealmente come due facce della stessa medaglia.

NOTE DI REGIA

“Al giorno d’oggi il lavoro te lo devi inventare” è una frase che mi sono sentito ripetere spesso negli ultimi anni, una di quelle “frasi fatte” che i trentenni del nuovo millennio hanno dovuto imparare a digerire e in qualche modo ad adattare alla vita di tutti i giorni. Dopo il mio corto “Il Tuffo” in cui il mettersi in gioco e l’affrontare la vita da protagonista, erano i punti cardine volevo passare allo step successivo: raccontare cosa può succedere lungo il percorso, quali difficoltà si possono incontrare dopo essersi tuffato. Quello su cui ho riflettuto è il concetto di “sapersi adattare”, capacità che hanno tutti gli esseri viventi e che si è costretti a sviluppare per riuscire a sopravvivere. E’ proprio il sapersi adattare che sta alla base di questo film. L’idea, che ho partorito e sviluppato con l’aiuto dello sceneggiatore Francesco Governa, era quella di raccontare le storie parallele di due uomini agli antipodi che, in modi diametralmente opposti, si adattano alle vicissitudini della vita “inventandosi un lavoro”. Due uomini che non si sarebbero mai incontrati, neanche per vie traverse, ma le loro vicende sarebbero state comunque tenute insieme da un legame comune, un legame esclusivamente ideale e simbolico che avremmo scoperto soltanto nel finale e che sarebbe stato la summa di tutta l’intera vicenda. La domanda che mi viene posta con più frequenza è: di cosa parla questo film? Per fortuna con un titolo così esaustivo, la risposta che mi viene subito da dare, per semplicità, è: questo film affronta il tema del Lavoro, e questo in parte è vero in parte no. La tematica del Lavoro è sicuramente presente nel film e ricopre un ruolo importante, diventando il fil rouge dell’intera opera, ma la chiave con cui ho affrontato questo argomento non è sicuramente quella, forse ormai logora e inflazionata, di una serie di film dalla tradizione d’impegno civile e sociale, ma piuttosto una chiave che possiamo definire esistenziale e che pone l’attenzione sul lato umanistico della vicenda, talvolta anche in maniera grottesca e surreale, cercando di sviluppare contestualmente una riflessione sul ruolo dell’Arte e dell’Artista nella società attuale.

MARIO VITALE

Nasce a Lamezia Terme nel 1985. Laureato in Saperi e Tecniche dello Spettacolo Cinematografico presso Sapienza Università di Roma, con una tesi sul cinema di Luis Bunuel, nel 2009 inizia l’attività di regista realizzando diversi videoclip musicali. “Par Condicio” videoclip che realizza per i Dissidio, caratterizzato da una tagliente ironia viene trasmesso nel programma televisivo BLOB in onda su RAI 3. Sempre per i Dissidio realizza THISORIENTAMENTO opera in 12 videoclip che sviluppa per immagini il concept dell’omonimo album della band. Dopo un esperienza come assistente alla regia sul set de “Il Giudice Meschino” di Carlo Carlei con Luca Zingaretti, dirige il cortometraggio “Il Tuffo”, selezionato e premiato in prestigiosi festival in Italia e in America. Nel 2015 partecipa come regista al corto collettivo “Il Miracolo” presentato durante la 72 Mostra del Cinema di Venezia, all 10 Festa del Cinema di Roma e vincitore di una Menzione Speciale ai Nastri d’Argento 2016.

Nel 2016 dirige i cortometraggi “Fatima” e “Al giorno d’oggi il lavoro te lo devi inventare”.

FABRIZIO FERRACANE

Nasce a Mazara del Vallo ma vive a Castelvetrano per tutto il periodo degli studi scolastici. Frequenta la Scuola di Teatro Teatès diretta da Michele Perriera a Palermo. Finita la scuola si trasferisce a Roma e inizia una serie di studi teatrali e laboratori con vari registi. Lavora con Mimmo Cuticchio a Santarcangelo Teatri, con Marco Martinelli del Teatro delle Albe e segue per un paio di anni Giuliano Vasilicò con degli studi sull’Amleto di Shakespeare e sull’Amadeus di Peter Shaffer. Lavora anche al cinema con Giuseppe Tornatore in Malena. Intanto continua a studiare con Pier Paolo Sepe, Emma Dante, Danio Manfredini, Massimiliano Civica. Lavora con Giancarlo Giannini in “Credo – L’innocenza di Dio”. Dirige e scrive con Giuseppe Massa “Sutta Scupa” per la rassegna “Da dentro a fuori” nell’ex carcere delle Benedettine di Palermo, al Rialto di Roma, all’Elicantropo di Napoli, al Festival di Strasburgo, alle Colline Torinesi. È presente nelle serie “Montalbano”, “Il Capo dei Capi” e “Distretto di Polizia 7”. Nel 2013 recita nel film di Leonardo Forcina “L’ultima foglia” e l’anno seguente è il protagonista del pluripremiato “Anime Nere” di Francesco Munzi. Nel 2015 recita con Giorgio Panariello e Thomas Trabacchi nel film “Uno per tutti” di Mimmo Calopresti. Nel 2016 è nel cast di “Senza lasciare traccia” di Gianclaudio Cappai.

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