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Con Zero bagget arriva il pov sulla crisi del cinema italiano

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In che situazione versa, oggi, il cinema italiano?
E quale è lo spazio dedicato ai nuovi registi, già alle prese con l’eredità dei grandi mostri sacri del cinema italiano e con la schiera di ottimi registi emersi negli ultimi vent’anni?
Già autore, nel 2008, della gradevole commedia Benvenuti in amore, prova a risponderci il toscano Michele Coppini tramite la sua opera seconda: Zero bagget, concepita, come il titolo stesso suggerisce, senza spendere alcun euro e che apre proprio con il giovane cineasta impegnato a guardare in camera spiegando che, non essendovi più produttori disposti a finanziare film, decide di girare ciò che stiamo guardando utilizzando il telefono cellulare.
La miccia per accendere un percorso che, oltre all’incontro con il responsabile della colonna sonora Daniele Mochi e ad una breve intervista con il mitico Shel Shapiro della band beat dei Rokes, porta anche ad un intervento dell’attore e regista Paolo Ruffini e ad una visita nell’ufficio di Marco Duradoni, presidente di CG Home Video, il quale, tra l’altro, esterna il suo punto di vista nei confronti della fiction tv odierna.
Senza contare la Elisa Baldini del collettivo John Snellinberg (realizzatori de La banda del Brasiliano e Sogni di gloria), il poeta e filmmaker Emiliano Cribari, che spiega i motivi del suo ritiro dall’attività dopo l’uscita di Brokers – Eroi per gioco, la giornalista e speaker radiofonica Carlotta Romualdi, il critico cinematografico Stefano Lusardi e lo sceneggiatore AlessioNo problemVenturini.

Zero bagget1
Tutti ospiti di circa settantacinque minuti di visione che, non privi neppure di uno sguardo sulle sale di Firenze rimaste chiuse e di un’escursione presso la rassegna MoliseCinema, tendono a lasciar emergere l’ulteriore testimonianza di quella che Coppini – il cui cane si chiama Eastwood (!!!) – definisce una “deformazione passionale”, in quanto la Settima arte, da sempre, non gli ha mai permesso di “arrivare a fine mese”.
Una deformazione che è, per lui, paragonabile a una tossicodipendenza e che, in questo caso, individua nello strumento di ripresa una sorta di metadone; man mano frecciatine a Maria De Filippi e al Grande fratello e conversazioni con i co-autori che lo hanno affiancato nella trasmissione Paranormal precarity non risultano assenti.
Nel corso di un ritmato, originale e godibile elaborato che si rivela, contemporaneamente, una leggera operazione ironica, un esercizio di tecnica di racconto da schermo e, soprattutto, un esperimento d’impronta sociale mirato a fornire una personale riflessione nei confronti della crisi; tanto da rappresentare uno dei pochissimi lungometraggi in cui il ricorso al pov – abusatissimo nell’horror a causa di The Blair witch project – Il mistero della strega di Blair e Paranormal activity – appare più che significativo e tutt’altro che gratuito.
È Nuova Alfabat a renderlo disponibile su supporto dvd, corredato di trailer, biografia del regista e vignette satiriche di Borgioli nella sezione riservata ai contenuti extra.

Francesco Lomuscio

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