La fine dell’estate rappresenta quello stacco quasi brutale tra la libertà dei mesi caldi e il rigore dell’inverno. Lucía G. Romero sfrutta questa transizione, familiare a molti, per raccontare in Casi septiembre: la storia è di Alejandra (Ana Barja), giovane ragazza spagnola cresciuta in un contesto che sembra averle insegnato ad aspettarsi l’abbandono che cerca disperatamente una stabilità messa in discussione da ogni nuovo rapporto. Il cortometraggio uscito nel 2025 è attualmente in concorso nella sezione corti del SiciliAmbiente Film Festival.
Presentato alla Berlinale Shorts 2025 e premiato in diversi festival internazionali, Casi septiembre (Close to september) conferma l’interesse di Lucía G. Romero per personaggi ai margini e ferite emotive difficili da rimarginare.
L’eterno ritorno
La vastità del mare, vicino al quale Alejandra si rifugia per ritrovare un momento di solitudine, si scontra con la realtà della sua quotidianità. Il campeggio in cui vive con la famiglia rappresenta un limbo sopportabile solo per pochi mesi all’anno: d’estate meta di passaggio per i turisti, d’inverno si trasforma in uno spazio desolato, abitato soltanto dalla sua famiglia e da poche altre persone. Il campeggio, però, non è semplice geografia, ma la metafora stessa della protagonista.
Come il luogo in cui vive, anche Alejandra sembra destinata a esistere nel passaggio: costruisce legami destinati a consumarsi in fretta, incapace di concedersi una reale stabilità emotiva. Non perché non la desideri, ma perché ha ormai interiorizzato l’idea che ogni rapporto sia destinato a finire. Settembre diventa così molto più di un mese: rappresenta tutto ciò che la protagonista teme. La fine dell’estate coincide con il ritorno a una quotidianità che, per lei, ha il volto dell’abbandono, alimentando un circolo vizioso da cui sembra impossibile uscire.
Amara, turista madrilena interpretata da Isabel Rico, altera un equilibrio solo apparentemente stabile e rompe il confine che Alejandra si è autoimposta. Nell’eterno ciclo della protagonista compare per la prima volta un elemento capace di modificarne il percorso: settembre, fino a quel momento simbolo di una fine inevitabile, sembra improvvisamente aprire alla possibilità di un nuovo inizio. Più che una semplice relazione, Amara rappresenta la certezza di un legame che Alejandra aveva ormai smesso di credere possibile.
Oltre il personaggio
Il talento di Romero trova nei suoi interpreti un importante punto di forza. Le performance attoriali risultano convincenti in ogni personaggio, riuscendo a restituire la fragilità e le contraddizioni che attraversano i rapporti della protagonista. Anche la fotografia mantiene una notevole coerenza, affidandosi prevalentemente alla luce naturale e costruendo un ambiente capace di restituire pienamente la sensazione dell’estate: una stagione luminosa e apparentemente libera, ma che porta già con sé il peso della sua inevitabile conclusione.
Nonostante la forza dell’idea e la sensibilità con cui Romero racconta la condizione di Alejandra, è proprio sul piano registico che il cortometraggio sembra mostrare il margine di maggiore sviluppo. La costruzione visiva è sempre curata e contribuisce alla creazione di un’atmosfera estiva sospesa, ma la macchina da presa sembra seguire più la narrazione dello stato d’animo della protagonista che la ricerca di un linguaggio personale. I diversi movimenti e le scelte d’inquadratura restituiscono efficacemente il mondo emotivo del personaggio, lasciando però meno spazio all’emergere di una firma autoriale più riconoscibile.
La capacità di costruire immagini coerenti con il racconto è evidente, ma la sensazione è che in Casi septiembre emerga soprattutto Alejandra più che la regista dietro di essa. Un limite forse legato anche alla durata del cortometraggio: in soli trenta minuti alcuni rapporti e alcune sfumature interiori devono necessariamente essere accelerati, lasciando meno spazio allo sviluppo di uno sguardo registico più personale.