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In Sala

‘Hokum’ – Le geometrie del Diavolo

Il cinema horror di McCarthy si può finalmente godere in tutto il suo splendore, così vetusto eppure così raffinato. Dal 5 agosto 2026 al cinema.

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'Hokum' definisce ancor di più le doti registiche di Damian McCarthy e dimostra il suo amore verso lo passato storico dell'horror

Prima Obsession, poi Backrooms e ora Hokum. In Italia stiamo vivendo un’estate dove si fanno (ri)portatori degli spettatori in sala tre film dell’orrore di un livello così alto che si è visto raramente nel mainstream odierno.

Il terzo e ultimo slot d’uscita è toccato questa volta a Damian McCarthy, il più “anziano” ed esperto del trittico, con i suoi 45 anni e i suoi due precedenti lavori di grande livello (in ordine, Caveat nel 2020 e Oddity nel 2024).

Inoltre, si tratta della prima pellicola distribuita nei cinema italiani del regista di Cork, grazie all’intuizione e astuzia di Lucky Red. Nella speranza che ciò influenzi il pubblico a studiare a fondo l’opprimente mondo del regista. Dal 5 agosto 2026 al cinema.

Hokum | Blocco dello scrittore

Una notte, Ohm Bauman (Adam Scott) vede apparire lo spettro della madre in casa sua. Spinto dal mistero di quest’apparizione e dal blocco dello scrittore che lo attanaglia, decide di recarsi in Irlanda per raggiungere il Bilberry Woods Hotel, dove i suoi genitori hanno consumato la loro luna di miele e dove vuole spargere le loro ceneri.

L’arrivo di Bauman, però, scombinerà non poco la pace e la tranquillità dell’albergo, dove aleggia la leggenda di una vecchia Cailleach (strega) che infesta la suite nuziale e rapisce ogni alloggiato al suo interno. Proprio in quella stanza Ohm ritroverà i fantasmi del suo passato e di quello del macabro hotel.

La sottile linea bianca

'Hokum' definisce ancor di più le doti registiche di Damian McCarthy e dimostra il suo amore verso lo passato storico dell'horror

Per definire l’esperienza cinematografica di Hokum basta approfondire la sequenza che dà inizio al film. In poco meno di otto minuti, vediamo il nostro protagonista Ohm Bauman scrivere l’epilogo dell’epopea della sua più celebre creazione letteraria, Il Conquistador.

Da una parte il soldato che vaga nell’infinito deserto in cerca di qualcosa, accompagnato solo da un piccolo e innocente bambino, dall’altra il marionettista Ohm, che ne porta avanti il cammino battendo tasti al computer e mostrando perversa compiacenza del suo lavoro con piccoli gesti e smorfie.

Poi, la svolta. Il Conquistador trova la sua meta, un cerchio rosso nel mezzo della sabbia, un piccolo spazio delimitato nel bel mezzo dell’infinito. Al suo interno, verrà messo di fronte alla scelta di sacrificare l’infante al proprio fianco per trovare il tanto agognato tesoro o meno.

Qui c’è tutto. Il cerchio come specchio dell’anima, spazio limitatissimo dove escono i traumi e gli istinti assopiti dell’individuo, dove la cieca rabbia e disperazione della mente di Ohm non dà pietà neanche agli innocenti e dove gli è impossibile immaginare un esito positivo a quest’epilogo.

Chiuse le ultime battute di testo, torniamo nella casa di Ohm, avvolta nel buio notturno, interrotti da una figura che si staglia nel buio, così poco definita da risultare quasi un’illusione ottica. Ohm muove la luce, l’ombra scompare e, con un ottimo gioco di movimenti corporei, riappare dietro di lui, mostrandone il volto putrefatto della madre deceduta.

Apparizione che non è fine a sé stessa, ma che diviene l’espediente, la chiamata dell’eroe, a muoversi verso le terre rurali irlandesi per rivelare segreti sopiti negli anni. Ora, la strada è tutta in salita.

Le camere mortuarie di McCarthy

Da qui inizia il viaggio nell’oscurità di Hokum, che può essere anche analizzato come compendio di un cinema anacronistico e di rara eleganza come quello di McCarthy. Difatti, in esso vive il fortissimo legame tra una dedizione sconfinata verso la vecchia guardia dell’horror americano (impossibile non trovare qui rimandi e furtarelli al caposaldo del “haunted hotel horror”, ovvero Shining) e lo studio approfondito, ma mai non divertito, del folklore irlandese e di ogni sua creatura, o creazione, leggendaria.

Come in Caveat e Oddity, il nucleo cinematografico si fonda sulla claustrofobica costruzione dello spazio-tempo, in cui l’azione filmica si riduce a limitati spazi cubici, a piccole stanze immerse nel buio dove l’istante temporale viene diluito lentamente in una dimensione visiva sempre più distaccata e angusta.

A collegare le camere d’albergo tra loro ci sono passaggi, pertugi sempre più piccoli, che paiono divertirsi nel ridimensionare all’inverosimile i movimenti e la fuga di Ohm, costretto a contorcersi nel montacarichi o attraverso minuscole porticine pur di trovare una via di fuga.

Il Bilberry Woods Hotel diventa il parco divertimenti del cineasta irlandese, ogni stanza è un’attrazione a sé e ogni elemento al suo interno è esempio di questo divertito esperimento, dal semplice gessetto bianco usato per disegnare a terra al continuo mostrare orride fusioni tra uomo, animale e balocco (il continuo rimando alla figura del coniglio – un po’ Kubrickiano, un po’ Lynchiano – è evidente e assai presente nel suo cinema).

Così veniamo gettati in una realtà quasi atemporale, dove il mezzo di comunicazione digitale non ha utilità e dove l’arma più pericolosa è una vetusta balestra da caccia. Una dimensione filmica volutamente repulsiva ai più, che potrà essere croce e delizia in quel rapporto che Hokum creerà anche con lo spettatore più volgare.

L’ospite che stavamo aspettando

'Hokum' definisce ancor di più le doti registiche di Damian McCarthy e dimostra il suo amore verso lo passato storico dell'horror

Infine, una nota di riguardo verso l’antieroe della nostra spaventosa vicenda, ovvero Ohm Bauman, interpretato da un Adam Scott che, con il suo volto repellente e disinteressato, diventa facilmente un tutt’uno con la sua controparte.

Come descritto pocanzi, sin da subito Ohm si mostra come il protagonista più distaccato dai topoi narrativi dell’orrorifico, un uomo totalmente disilluso dal mondo, sprezzante verso la vita e determinato solo a concludere schiettamente il suo romanzo, unica, ormai, sua ragione di esistere.

Poi l’evento scatenante che porterà a una “rinascita”, a una nuova volontà di sapere, di divenire la cavia della casa degli specchi di McCarthy, dove la paura nasce dal riflesso distorto, da quello sguardo falsato che abbiamo su di noi e su ciò che sta alle nostre spalle.

E alla fine del labirinto, forse Bauman potrà trovare una sua serenità, distaccandosi inaspettatamente da un’etica cinematografica che McCarthy ha sempre avuto in questi suoi primi anni di onorata carriera, dove nessuno è innocente fino in fondo e dove anche la giustizia più stoica deve fare i conti con conseguenze irreparabili.

Un eco di speranza che nasce dal più imprevedibile dei punti di vista, che può essere il battesimo di un nuovo sguardo, questa volta più solidale, verso l’uomo e la sua impossibilità di sfuggire dal peccato e i suoi mortali strascichi.

Hokum

  • Anno: 2026
  • Durata: 107'
  • Distribuzione: Lucky Red
  • Genere: horror
  • Nazionalita: Irlanda
  • Regia: Damian McCarthy
  • Data di uscita: 05-August-2026