Amma, Do Giraffes Cry? di Kartikeya Saxena è un inno delicato all’empatia e all’identificazione interspecie, capace di mostrare quanto sia sfumato il confine emotivo che separa uomo e animale.
Il film è stato presentato per la categoria cortometraggi alla 29ª edizione del Festival CinemAmbiente, tenuto in collaborazione con il Museo Nazionale del Cinema di Torino.
Amma, Do Giraffes Cry? e le emozioni della natura
Amma, Do Giraffes Cry? prende luogo all’interno dello zoo di Praga dove un regista, accompagnato dalla voce della madre zoologa, si cimenta nel realizzare un video reportage. Ripresi dall’occhio della camera, gli animali in cattività si mostrano in tutta la loro fragilità, dando così forma a un racconto di affinità ed empatia.
Un cortometraggio narrato sul filo di una chiamata telefonica fra due poli opposti. Da una parte l’occhio sintonico di un regista permeabile al pathos, dall’altra la razionalità critica di una studiosa specializzata. Il dialogo che ne deriva dà luogo a due interpretazioni diverse della vita, messe in discussione dallo sguardo animale. In questo modo, il confine fra istinto e sentimento diventa tanto labile da essere impercettibile, arrivando a chiedersi se mai sia davvero possibile che oltre l’occhio di una giraffa non si nasconda un’anima. Lo zoo si trasforma per tanto in una realtà parallela e slegata, in cui convivono simultaneamente le storie di creature sensibili.
Chi guarda chi?
In Amma, Do Giraffes Cry?, umano e non umano esistono in assoluta contiguità. Il vetro che li separa si fa barriera effimera che ridefinisce completamente i rapporti fra i soggetti, rendendo l’animale un’entità capace con le sue azioni di esprimere la propria identità. Se la bestia è oggetto feticistico di osservazione per l’uomo, l’uomo lo è a sua volta per la bestia. Tuttavia, questo rapporto di reciprocità si basa su un’asimmetria di fondo basata proprio su quel vetro che li separa. L’animale è così preda del suo carceriere, rinchiuso in una dimensione alienante e oppressiva.
La pellicola mostra con grande efficacia tutta l’intelligenza emotiva degli esseri viventi che ritrae. Essi, istinto o meno, sono dotati di una loro interiorità troppo spesso violata, le cui ferite sfociano nella nevrosi. Il dolore del trauma emerge nelle reazioni che l’animale concede alla camera. Talvolta calmo, talvolta furioso, esso non é mai passivo e proietta verso lo spettatore l’intero spettro del suo sentire.
Lacrime di coccodrillo
In Amma, Do Giraffes Cry? la regia di Kartikeya Saxena miscela sapientemente realtà e finzione, senza mai scadere nel melodrammatico. Il cortometraggio non cerca di “lucrare” sulla condizione del suo soggetto, ma al contrario sommessamente si inserisce nella sua quotidianità rubandone piccoli frammenti. L’immediatezza dell’emotività animale diventa in tal modo, senza forzature di sorta, il linguaggio naturale con cui si esprimono le immagini. Il cortometraggio di Saxena non interroga dunque soltanto la prospettiva ferina, ma ribalta continuamente la direzione dell’osservazione. Ciò restituisce allo spettatore un senso di responsabilità etica e di complessa condivisione dello spazio del vivente, rendendolo consapevole degli effetti del suo agire e della vulnerabilità animale.